Viaggio intorno al tè recensisce due nuovi libri sul tè
Il 17 aprile di dodici anni fa ho aperto il mio blog e il primo articolo lo scrissi i primi di maggio.
Eccomi qua a recensire due nuovi libri sul tè che mi sono stati segnalati e, del resto, chi mi segue sa che in passato ho recensito tre libri che mi furono inviati in regalo: Recensione libro: L’ora del tè in Liguria, Recensione libro “Storie del tè” di Linda Reali e Recensione libro “Un tè con Mr Darcy”.
Libri “Corso per Sommelier del tè l’arte della degustazione professionale” di Letizia del Magro e “Per me, per tè per tutti ” di Fiorenza Aquilino
Due week end fa sono stata contattata attraverso il modulo contatti che c’è nel mio Blog. La persona mi chiedeva se conoscevo questo un libro dal titolo “Corso per Sommelier del tè. L’arte della degustazione professionale” di Letizia del Magro ed io gli risposi che la conoscevo personalmente in quanto la conobbi ad un suo evento (15 agosto 2019) e aveva scritto tre articoli nel mio blog durante il Covid. Dissi inoltre a questa persona che non conoscevo il libro e gli chiedevo come potevo essergli d’aiuto. Lui mi rispose che l’aveva comprato perché era interessato a fare il corso per diventare Tea Sommelier ma che era rimasto deluso dal libro e, a quel punto, si era messo a cercare su internet chi faceva dei corsi per diventare Tea Sommelier ed era così giunto anche al mio corso on line sul tè e, quindi, al mio blog. Mi scrisse anche che era emiliano perché cercava un corso in presenza. Gli risposi che lo ero anch’io e alla fine scoprimmo che abitavano in due provincie vicine e decidemmo di incontrarci perché volevo visionare il libro in questione. Una volta incontrati gli chiesi se potevo tenere il libro per potergli dare meglio un’occhiata. Già sfogliandolo c’era qualcosa che mi stonava ed erano le foto e glielo dissi. Inoltre, mi diede anche il libro di Fiorenza in quanto l’aveva comprato incuriosito. Anche di questo era rimasto subito deluso dall’impaginazione e mi chiese di valutare anche questo ed eccomi qua a recensire questi due libri.
Libro “Per me, per tè per tutti ” di Fiorenza Aquilino
La copertina e il disegno all’interno del libro


Già la copertina mi ha lasciato senza parole. L’immagine è la stessa che usa su Instagram e quindi deduco che sia la sua immagine di rappresentanza come, del resto ho anch’io la mia. Lo sfoglio e vedo che l’impaginazione lascia molto a desiderare in quanto il margine interno, quello verso il dorso o costa, è stretto e, quindi, diventa difficile leggere le parole. Poi sfogliandolo rimango colpita da due immagini e esclamai “ma questo disegno è molto simile a quello che usavo una volta nella mia pagina Facebook”. La persona spalancò gli occhi ed io andai su Facebook a cercare le immagini e glieli mostrai e poi gli feci anche vedere che scrissi un articolo dove spiegavo del perché della scelta della mongolfiera. Mongolfiera che ho mantenuto piccola, in alto a destra, nella mia copertina di Facebook perché non la volevo abbandonare. Qui trovi l’articolo Le origini di Viaggio intorno al tè dove parlo della mongolfiera che ho usato dal 2015 fino al 2021. In quest’altro mio articolo annuncio il cambio di “logo” Viaggio intorno al tè cambia l’immagine. Ti metto gli screen shot che ho fatto e dove si legge anche la data in basso di quando ho iniziato ad usare la mongolfiera.



Fiorenza su Instagram si chiama “Travel with my cup” e si rappresenta con una teiera in testa. Quello che non capisco è il perché di questa scelta. Io con quel nome mi sarei rappresentata dentro ad una tazza che viaggia magari sul mare. Con questo disegno io mi chiamerei “Travel with my teapot” oppure “Travel with my teapot on my head”. Tranquilla Fiorenza ho visto che hai trovato il modo di portarti dietro il necessario per farti una tazza di tè quando viaggi, quindi non c’è bisogno che questo me lo spieghi ma converrai che l’immagine non rispecchia il nome da te usato.
Sarei curiosa di sapere se chi ti ha creato il disegno ha preso ispirazione dal mio o è una semplice casualità. Nel caso fosse il primo caso sono felice che il disegno, che mi avevano creato sotto il mio suggerimento, sia piaciuto se fosse il secondo vorrà dire che sono pronta a rifare un giro in mongolfiera e questa volta con te.
Io, invece, viaggio all’interno di una Gaiwan e con tanto di mappa nelle mani, la mongolfiera è rappresentata da una teiera occidentale. Lo scopo era ed è quello di far sapere che non esiste solo la cultura Occidentale del tè ma vi è anche quello Orientale ed è da qui che il tè è arrivato in Europa. Sempre dall’Oriente abbiamo appreso alcune cose e ora questa cultura finalmente si sta diffondendo.
Purtroppo, la filosofia che sta dietro al tè non da tutti è stata compresa soprattutto se è la prima volta che se ne sente parlare. Chi sono e che cosa ho studiato lo si trova nel primo link che ho messo qua sopra e capirai del perché io parlo di certi argomenti come la Medicina Tradizionale Cinese, il viaggio e la Naturopatia Umanistica.
Io viaggio da 12 anni a casa, leggendo e trasmettendo la cultura del tè, non mi sono mai improvvisata e molte volte mi sono tirata indietro per paura di sbagliare. Quando parlo o scrivo lo faccio stando attenta a quello che dico e, soprattutto, sono dodici anni che mi metto in discussione sulle cose che avevo appreso visto che la conoscenza sul tè orientale sta arrivando sempre di più in Italia. Sono consapevole che non posso sapere tutto ma è anche vero che ho anche deciso di non approfondire certe cose perché mi interessava, e mi interessa ancora, fare avvicinare le persone a questo bellissimo mondo scrivendo e dicendo cose corrette!
Errori storici
Penso che Fiorenza abbia fatto un errore di battitura se no non me lo spiego questa cosa, visto che ha fatto un corso importante: < Le navi Portoghesi sono arrivati in Occidente cariche di stoffe, pelli e argento che venivano scambiati con spezie, seta e Tè>. Forse intendeva dire che le navi portoghesi sono arrivati in Oriente.
Da quello che sapevo loro decisero di andare in Cina per esportare pepe e altre spezie, che caricavano nelle Isole delle spezie, le Molucche in Indonesia. In cambio, da qui importavano seta, rabarbaro, oro e tè che proveniva dalla Cina. Inoltre sapevo che scambiavano l’argento giapponese con la seta cinese per poi rivenderla a prezzi elevati. Il tè, come scrissi in passato, i portoghesi non cominciarono a venderlo agli altri Paesi “europei” ma i primi a commercializzarlo furono gli olandesi.
Ho voluto fare una ricerca e ho trovato sulla Treccani e su Wikipedia questo che riporto: La Compagnia Portoghese delle Indie Orientali, attiva tra il XVI e il XVII secolo, esportava principalmente spezie pregiate (pepe, cannella, chiodi di garofano), tessuti in cotone e seta, zucchero e caffè. Il loro commercio era incentrato sul monopolio delle spezie, strappato ai mercanti arabi e veneziani nell’Oceano Indiano, con rotte che collegavano l’Asia all’Europa. Importavano principalmente spezie, in particolare pepe, oltre a seta, cotone, zucchero e caffè. Non trovo menzione delle pelli e dell’argento che lei scrive che importavano in Occidente ma tutto può essere, non sono un’esperta di storia. Nel caso sarei felice di sapere la fonte dove potermi meglio documentare.


Dice che gli inglesi bevono tè nero per via delle piantagioni di tè nell’Assam. Veramente inizialmente gli inglesi bevevano i tè verdi e poi gli oolong e le ragioni del perché gli inglesi bevono tè nero è perché loro cercavano una bevanda che sostituisse il caffè visto che non erano costretti a comprarlo dagli olandesi.
Nella foto di destra vi sono due errori storici. Il primo è impossibile che alla fine del 1600 le persone meno ambienti cercavano di imitare gli aristocratici. Non se lo potevano permettere. Poi l’orario della cena, “dinner” è stata di mano in mano posticipata fino alle 20:00 e non fino alle ore 14:00.
Scrive “non esistevano ne tazze e ne teiere”. Avevo imparato, che quando vi è una doppia negazione, il né si scrive con l’accento acuto. Se, nei nostri giorni è cambiato qualcosa alzo le mani.
Scrive senza mettere l’accento grave nel marchio del tè francese Mariage Freres: Mariage Frères. La parola tè si scrive minuscolo. Non è un nome di persona, nemmeno una città. Capisco dare enfasi alla bevanda ma il troppo storpia.
Nella preparazione del tè scrive temperature diverse rispetto alla Tea Academy Italia e non capisco il perché, visto che la sua formazione è stata fatta con la casa madre inglese. Anche i tempi d’infusione sono diversi. Si vede che ha scritto in base alle sue esperienze di gusto.
Conclusione
Per gli errori storici, di grammatica e l’impaginazione non lo consiglio. Esistono sul mercato altri libri basici ma senza errori. Prima di pubblicare un libro lo si rilegge, non è un articolo sul mio Blog che quando mi accorgo di un errore di battitura posso sempre rimediare. Gli errori storici non sono ammissibili soprattutto visto che partecipai ad una lezione fatta da Jane Pettigrew ed io, pur avendo un inglese non fluente come lo è il mio francese, capì benissimo quello che ci spiegò. Mi dispiace Fiorenza ma lo devo al tè. Il tè merita rispetto come lo meritano le donne che lo raccolgono e gli uomini che lo lavorano. Cordialmente.
Libro di Letizia
Foto con AI e foto non professionali
La prima cosa che noto sfogliando il libro è la presenza di foto create con l’AI ovvero l’intelligenza artificiale e foto non professionali. Ora capisco benissimo che siamo nell’era dell’intelligenza artificiale ma credo che visto il prezzo di questo libro, ben € 139,98 composto da 423 pagine si possa pretendere delle foto professionali come quelle che si trovano nel libro di Jane Pettigrew con 434 pagine e il cui libro costa solo € 58,33.
Ho Il libro da anni di Jane Pettigrew ed è una figura importantissima nel mondo del tè e non solo in Gran Bretagna ma in tanti Paesi del mondo. Il libro World of tea è un bellissimo libro con foto professionali e mappe disegnate dei vari Paesi dove si produce il tè.


Ora posso capire che per le leggende si siano volute creare delle immagini ma in un libro a questo prezzo ci si aspetta un disegno fatto da qualcuno. Poi ci sono le sue foto che anche loro lasciano molto a desiderare e per tanti motivi: sono scure, di un colore giallognolo che non si capisce se è la casa che non è abbastanza illuminata o è lei che ha voluto creare questa nuance di colore utilizzando un filtro. Poi ci sono tante altre cose che mi risaltano come l’angolazione delle foto, la prospettiva, le tovaglie che stonano con l’oggettistica. Per fortuna che ci sono quelle che gli ha dato un produttore di tè che sono belle. Ripeto, a questo prezzo, ci si aspetta di vedere delle foto professionali come si vedono anche in altri libri di altri autori italiani che si sono rivolti a fotografi italiani. Qui potete confrontare le foto dei due libri.


Ecco qui sotto due foto professionali tratte da due libri che ho di Jane Pettigrew dove spiega i tè e noterete che per far evidenziare il liquore, termine tecnico di quello che si beve, e le foglie ha usato uno sfondo bianco e nessuna nuance di colore.


Come puoi vedere è tutt’altra cosa in quanto si vede il colore chiaro di questo tipo di tè, faccio notare che non per forza un tè verde deve essere di un colore verde. Jane Pettigrew fa notare anche la differenza delle foglie secche e poi infuse. Il colore non viene nascosto dalla nuance arancione che prevale nella foto di Letizia.
Per chi non la conoscesse Jane Pettigrew è conosciuta a livello internazionale per la sua conoscenza nel mondo del tè ed la la presidentessa della UK Tea Academy. Era stata invitata anni fa da Barbara Sighieri e da AICTEA ad un evento sull’Afternoon Tea, a cui avevo partecipato a Milano.
Capitolo 2 “La lavorazione del tè“
In questo capitolo e in particolar modo nel paragrafo “Tutti gli errori sui nomi del tè“. Sicuramente in Europa i colori del tè fanno venire mal di testa perché, purtroppo, è tutto nato dal passato, ovvero da quando il tè arrivava in Europa. Il sinologo Livio Zanini e Marco Bertona hanno scritto i loro punti di vista a tal proposito. Io stessa pubblicai in un mio articolo lo schema e questo secondo la cultura inglese, paese che ha fatto conoscere il tè in Europa. Leggere il “Nome da me adottato” mi fa strano e mi domando con quale titolo o ruolo. Non era sufficiente scrivere la nomenclatura adottata in Europa e poi fare la specifica sui tè rossi visto che come chiama lei i tè sono le classificazione in uso in Occidente? Lei ha semplicemente unito quello di Zanini e di Bertona.

Qui vi metto a confronto gli schemi di Livio Zanini e di Marco Bertona tratti dal lavoro del sinologo Zanini “Classificazione del tè”.
A sinistra vi è lo schema di Zanini e nella foto di destra sono stati messi a confronto la nomenclatura italiana corrente di Zanini (in giallo) e a destra la nomenclatura di Bertona (colore verde).


Ora desidero specificare che Qingcha significa “verdeazzurro” mentre Wulong significa “Drago nero“. Wulong viene tradotto in italiano con Oolong. In Europa inizialmente arrivavano i tè verdi e poi i tè Wulong dei Monti Wuyi, nel Fujian (Cina) e questi erano chiamati dagli inglesi tè nero (black tea). Il termine Wulong indica sia la cultivar Oolong che la categoria del tè verdeazzurro. Sì lo so lettore ti sta venendo il mal di testa.

Ecco il mio schema che feci dopo il corso della Tea Academy Italia. A voce poi spiego che quando di solito i “black tea” che provengono dalla Cina e Taiwan si usa utilizzare il termine rosso. Poi spiego che cosa erroneamente viene chiamato tè rosso (il Pu’Er in Spagna ma anche in certi siti italiani e il Rooibos). Gli inglesi i tè fermentati li chiamano Dark Tea, ovvero tè scuro. All’interno di questa categoria ci sono i tè Pu’Er, e si possono chiamare così solo quelli che si producono nello Yunnan mentre nelle altre province cinesi si usa il termine Heicha, ovvero tè nero.
Capitolo 4 “Preparare il tè”
Per quanto riguarda i grammi, la temperatura e i tempi d’infusione sono completamente diversi da quelli che vengono insegnati dalla UK Italia che chiaramente sono quelli della tradizione inglese. Aggiungo che è chiaro che i sapori sono soggettivi ma è anche vero che si sta parlando della preparazione in stile occidentale portata avanti dagli inglesi e che dovrebbe essere spiegata così e poi ognuno l’adatta a seconda del proprio gusto. Immaginatevi se qualcuno spiega in un’altra maniera come dovrebbe essere cucinata la pasta.
Capitolo “Il Qi”
Nella prima frase scrive <Per i praticanti di taoismo il tè è ricco di energia come tutte le cose che ci circondano e come noi stessi: questa energia è il Qi>. Usare il termine “praticanti” fa pensare alla religione a questo punto desidero specificare che esiste sia la religione taoista, con sacerdoti, rituali e testi sacri, e la filosofia taoista. Quindi dire per i praticanti di taoismo non è corretto perché io, come occidentale, posso cercare di seguire il pensiero della filosofia taoista ma non praticare la religione e, quindi, non pregare e seguire pratiche codificate.
Sicuramente sia chi segue la filosofia che chi pratica la religione taoista bevono il tè. Anche il concetto di “Qi” andava spiegato meglio. Il Qi è l’Energia vitale, è un’energia sottile che è nell’Universo e che anima tutto: la natura e l’uomo. Nell’uomo il Qì scorre dappertutto e gli agopuntori usano gli aghi per aiutare a far fluire meglio l’energia nei meridiani, canali che collegano gli organi e arti. Ci sono tanti tipi di energia e nei cibi viene chiamata “Jing” ovvero il potere nutritivo dell’alimento o proprietà energetiche. L’alimento, oltre ad assorbire l’energia della terra assorbe anche l’energia dell’uomo che lavora il prodotto e che lo prepara. Se ci pensi quando tu prepari un sugo e sei arrabbiata il sugo non viene buono perché hai trasmesso attraverso la tua mano l’energia della rabbia. Ma non voglio divulgarmi su questo tema.
Un’altra frase che andrebbe riscritta meglio è quella finale <Il Qi può essere percepito sotto varie forme come calore, formicolio, euforia o pace profonda>.
Scrivere formicolio non è corretto perché il formicolio lo senti se fai la chemio o soffri di tunnel carpale, e so di che cosa parlo, ed è ben diverso dal “formicolio” ovvero dal sentire l’energia fluire nel corpo ed è quella che puoi percepire dopo una seduta d’agopuntura o dopo aver praticato Qi Gong. L’energia del tè la puoi sentire dopo averne bevuti tanti e, soprattutto andava specificato, bevendo tè in foglia e, comunque, prestando attenzione a quando si beve il tè. Il calore del tè cambia a seconda del tipo di tè e questo andava ben specificato quali e il perché. Consiglieri di non scrivere otto righe sul Qi senza poi spiegarlo bene.
Se mi permetto di dire queste cose e perché chi mi segue sa che ho frequentato un anno di Alimentazione secondo la MTC e il primo esame che ho sostenuto fu quello delle basi di Medicina Tradizionale Cinese ed era lo stesso esame che sostenevano il primo anno i medici che sarebbero poi diventati agopuntori, chi imparava il trattamento Tuina e Alimentazione. Il secondo esame fu quello di Alimentazione secondo la MTC. Interruppi il corso in quanto iniziai quello di AdeMaThè in quanto i due corsi coincidevano.
Capitolo sulla storia dell’Afternoon Tea
Nel capitolo dove spiega la storia e le usanze ci sono delle parti che mi sembrano non perfettamente chiare all’autrice del libro. Non so se ha il libro di Jane Pettigrew, visto che non ha citato nella bibliografia i suoi libri, dove parla molto bene di questa tradizione tipica inglese.
Sempre a proposito di libri che suggerisce di leggere, c’è quello di Robert Fortune ma non lo menziona mai quando parla dei tè del Darjeeling, peccato che sia stato una figura rilevante per l’introduzione della Camellia Sinesis var. sinensis e sulla lavorazione del tè.
Capitolo 13 sulle geografia del tè
In questo capitolo scrive due nozioni di storia. Del resto per sapere dove vengono prodotti i tè e le loro caratteristiche esiste il libro esaudiente che è “Atlas of tea” scritto da Jane Pettigrew.
Capitolo “Il tè e la Medicina cinese“
Il titolo è fuorviante visto che non parla di Medicina cinese ma delle ricerche mediche e queste non si possono definire Medicina cinese. La Cina moderna usa sia la Medicina Tradizionale Cinese che quella occidentale. Un medico che pratica la MTC non userà mai il termine catechine e microbiota intestinale. Parla di vuoto e di pieno, di yin e yang ecc.
Mi soffermo solo a scrivere sul ferro. Lei scrive <l’interazione tra i polifenoli del tè e l’assorbimento del ferro, evidenziando una possibile riduzione dell’assorbimento del ferro non -eme. Tutto questo naturalmente è riferito solo a chi beve grandi quantitativi del tè: non sono sufficienti due o tre tazze di tè al giorno a creare interferenze con le vostre cure mediche!>. Non è proprio così: chi soffre di ferro basso gli viene sconsigliato di bere il tè in abbinamento ai pasti! Possono bere il tè ma lontano dai pasti. Quindi quanto scritto non è corretto e basta verificare on line dove ne parlano siti occidentali.
Conclusione
Sinceramente non lo consiglio. A quel prezzo si riesce a comprare vari libri più esaudienti e dove i concetti sono stati spiegati molto meglio. Letizia capirai che non sempre un libro può superare una recensione. Del resto anche tu hai scritto nella bibliografia che non condividi le opinioni del libro di Okakura del tè “Il libro del tè” e questo sinceramente mi sorprende visto che tu ti sei formata come Maestra di Cerimonia giapponese. Citi nella bibliografia anche il libro di John Blofeld e spero che quindi capirai di questa mia recensione visto che per me, sia il libro di Okakura che quest’ultimo, hanno ben saputo ben rappresentare la filosofia, o se preferisci, l’anima del tè. Infine non sono d’accordo da quanto da te scritto <trasferire in modo consapevole le nostre emozioni quando di prepara il tè>. Non si trasmette in modo consapevole le nostre emozioni. In primis si lavora sulle nostre emozioni per imparare ad Essere e a non Fare. Puoi anche essere arrivata al <culmine dei tuoi studi> ma se non lavori sulle tue ombre, sulle tue emozioni, non potrai mai trasmettere lo Shen del Cuore al tè e te lo dice una che ha lavorato sullo emozioni per poter fare i trattamenti con tocco Shen e ci sono voluti degli anni. Prima si impara la forma e poi si diventa la forma e i movimenti diventano fluidi. Togli la cera metti la cera ne è un esempio. Oppure trasmettere passione quando si parla del tè. Cordialmente.
I vari corsi in Italia per imparare il tè
Visto che ho recensito questo libro desidero informarti sui vari corsi che esistono in Italia.
Lavorare nell’ambito del tè non è importante avere una certificazione. Ci sono delle persone che lavorano in questo ambito da anni, vedasi Barbara Sighieri, con cui feci dei corsi appena aprì il mio Blog, correva l’anno 2015. E’ competente ed è la segretaria della Associazione AICTEA il cui presidente è il sinologo Livio Zanini.
Ho frequentato alcuni moduli con Gabriella Lombardi della Protea Academy che rilascia l’attestato della Tea and Herbal Association of Canada.
Con la Protea Academy partecipai alla prima competizione italiana, la Tea Master Cup, sulla degustazione dei tè e arrivai seconda.
Poi ho fatto quello di Stefania Gilardi, la prima ad aprire la succursale italiana della scuola di Jane Pettigrew, ovvero la Tea Academy Italia, e quindi con certificazione inglese.
Non ho mai dato l’esame finale di Tea Sommelier perché, in quel periodo morì mio padre, poi c’è stato il Covid, la mia malattia. Adesso, nel Qui ed Ora, ho altro per la testa e poi prossimamente si vedrà.
Il primo corso che ho frequentato e di cui ho il certificato da Tea Sommelier, è quello di ADeMaThé. Successivamente ha poi cambiato il nome in Mondo Thè, il cui sito è Infothe ma è conosciuta anche come Assotè infusi. Recentemente ha creato un altro nome la “Italy Tea Academy”, visto che la Protea e la Uk sono Academy. Stare dietro ai sui cambi di nome stordisce come capire qual è il vero tè rosso.
Non mi devo dimenticare che nel 2019 ho partecipato alle Master class sui vari tè e tenuti da esperti del Paese, vedasi link che ho messo, e quindi sul tè giapponese, coreano, vietnamita e indiano organizzati dalla Protea a Torino.
Colgo l’occasione per divi, che se volete vedere se un’Associazione, Scuola, Accademia è riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico, ovvero il MISE, potete fare una ricerca su Google scrivendo “tea sommelier è riconosciuto dal MISE?” e la ricerca vi rimanda a questo link Professioni non organizzate in ordini o collegi. All’interno di questo link ad un certo punto si legge: <È possibile consultare online l’elenco delle associazioni professionali di cui all’articolo 2, comma 7, della legge 14 gennaio 2013, n. 4, unitamente agli elementi informativi previsti dagli articoli 4, comma 1, e 5 della legge.>. Ovvero la Legge denominata 4/2013.
Dopo si legge: <L’inserimento di un’associazione di professionisti in questo elenco non costituisce in alcun modo un riconoscimento giuridico della professione da essi esercitata. Questo può avvenire solo a seguito di specifici provvedimenti legislativi riguardanti la professione stessa>. Inoltre, non per forza un’Associazione decide di appare qui ma se lo dichiara nel sito chiaramente poi bisogna trovarlo registrato. Comunque è tutto ben scritto.
Per concludere metto questo video che ti invito a guardare. Ecco per me il tè è come lo spiega il cinese (quello vestito di bianco) che dice, con altre parole il pensiero del monaco coreano che ti invito a leggere.
Buona visione
Buon #viaggiointornoaltè e #témozioniamoci
Barbara
19 aprile 2026
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youtube – Viaggio intorno al tè – Barbara Vola












