Il tè in profumeria

Omar, per Viaggio intorno al tè, vi porta a scoprire il tè in profumeria

Che profumo ha il ? Alcuni di voi potrebbero non avere una risposta mentre altri – magari gli appassionati o chi segue questo blog da tempo – potrebbero esclamare: “dipende!”.

Sempre più spesso aggirandosi nei reparti di cosmesi, prodotti per la casa e profumeria incappiamo in prodotti che millantano una fragranza “al tè”. Cosa indica esattamente questa dicitura? Quale odore dobbiamo aspettarci? Come è possibile racchiudere in una parola così generica l’ampia, variabile e complessa aromaticità del tè?
Da semplice appassionato ed avido consumatore di profumi proverò in questo breve articolo a chiarire un po’ le idee.

Tè e profumo: una lunga luna di miele

Riflettendoci attentamente, il flirt tra tè e profumeria ha radici più antiche di quanto crediamo.
Già dal periodo della dinastia Song (960-1279 d.C.) in Cina era abitudine profumare il tè. Spesso petali o fiori interi venivano miscelati alle foglie e rimestati per diversi giorni per poi essere rimossi: si otteneva così un prodotto arricchito dalla fragranza floreale ma allo stesso tempo in grado di restituire il proprio bouquet, diversamente dai tè aromatizzati artificialmente ad oggi in commercio.
Il Mo Li Long Zhu (tè verde profumato al gelsomino); il Gui hua wulong (tè oolong aromatizzato al crisantemo); Rose congou (tè nero profumato alla rosa): sono solo alcuni esempi di tè profumati cinesi che presero piede durante la dinastia Ming con l’infusione del tè in foglie.

Se il rapporto tra profumazione e tè s’intreccia secoli or sono non possiamo però dire lo stesso della modalità con la quale esso si esprime: mentre ieri si cercava di imprimere la fragranza nel tè, oggi siamo arrivati ad inserire il tè nelle fragranze.
Per la verità, silenziosamente, la misteriosa “nota di tè” è già molto presente nei prodotti profumati presenti sia nella grande che nella piccola distribuzione. La “regina delle camelie” caratterizza numerose linee lanciate da note catene erboristiche così come detergenti, profumi per ambiente o l’igiene personale e persino la linea Arbre Magique!
Naturalmente, il campo dove la nota di tè meglio si esprime e viene declinata è – nemmeno a dirlo – la profumeria!

Profumi al tè

La “nota di tè”, come asserivo poc’anzi, è oggigiorno largamente utilizzata dai Maestri profumieri, sia essa la nota protagonista di una fragranza oppure semplicemente un elemento ausiliario in grado di fornire carattere ed unicità ad una composizione.

Anche se è nella profumeria artistica che ritroviamo i risultati più realistici e particolari, il tè ha forse riscosso l’apprezzamento del pubblico grazie a Green Tea di Elizabeth Arden (1999), un’acqua profumata piuttosto economica, leggiadra e bene equilibrata, che impreziosisce il tè con accenni agrumati e mentolati: una fragranza semplice, non invadente, innovativa ma allo stesso tempo vicina alle colonie dal già ampio successo, adatta ad ogni sesso, genere ed età, fruibile da un’ampia fetta di pubblico.

La “nota di tè”, declinata in chiave verdeggiante in Green Tea di Elizabeth Arden così come in Silver Mountain Water (1995), celebre ed eterea creazione della storica maison Creed, gode però di un’ottima versatilità. Lo dimostra L’Ombre des merveilles di Hermès (2020), facilmente reperibile nelle profumerie commerciali: qui a farla da padrone è un tè speziato, secco, affiancato da volute di fumo, molto più affine ad un tè nero che non ad un tè verde.

La duttilità e mutevolezza del tè viene ulteriormente e minuziosamente studiata, ricreata ed espressa da Jo Malone che, nel 2016, dedica un’intera linea di sei fragranze, la Rare teas collection, a possibili sfumature aromatiche della millenaria bevanda. Darjeeling Tea; Golden Needle Tea; Jade Leaf Tea; Midnight Black Tea; Oolong Tea; Silver Needle Tea: questi i profumi che compongono la collezione.
Come può una singola nota odorare in maniera così differente? Lo scopriremo ma, prima, cerchiamo di capire cosa s’intenda per “profumo di tè”.

Di cosa profuma il “tè”?

Per i “Nasi”, ovvero coloro che creano per professione le fragranze che al giorno d’oggi accompagnano la nostra quotidianità assecondando gusti personali, il “” è una nota codificata ben precisa.
Per nota codificata intendiamo un odore standard non per forza corrispondente alla realtà ma che, appunto, per “convenzione” tutti noi riconduciamo ad un determinato elemento reale. Per farmi capire meglio, farò alcuni esempi.

Vi sarà sicuramente capitato di vedere un profumo, un bagnoschiuma, uno shampoo, un sapone o un detersivo “al profumo di orchidea”: ma che profumo ha l’orchidea? Dubito che la maggioranza di voi – a meno che non sia un appassionato di orchidee esotiche – abbia mai sentito uno di questi fiori profumare e la ragione è presto detta: la maggioranza delle specie di orchidee… non profumano!
Eppure, se prendessimo quattro o cinque prodotti “al profumo di orchidea” ritroveremo lo stesso odore, non riconducibile ad altri: un fiore carnale, sensuale ed opulento che non esiste in natura se non nella nostra mente, un fiore che noi chiamiamo “orchidea” perché tale è la nostra concezione di quella pianta.

Ancora, provate ad immaginarvi l’odore di rosa. Con ogni evenienza, se ora vi dicessi che quella rosa è appassita, oppure deve ancora sbocciare, sareste costretti ad immaginare una fragranza leggermente diversa da quella prefigurata. Eppure, sono piuttosto convinto che ognuno di voi aveva immaginato inizialmente lo stesso odore: perché? Perché anche lo standard della rosa è un aroma codificato nelle nostre menti, frutto di anni di marketing, convenzioni e diffusioni culturali.
In questo caso, diversamente dal precedente, entrano in gioco le sfumature: piccole inclinazioni olfattive che possono caratterizzare più o meno diversamente un odore che in natura esiste.  

profumo tazza - carli-jeen
profumo tazza – carli-jeen

Il tè, quantomeno come lo conosciamo abitualmente, è tale al nostro olfatto esclusivamente grazie alle sue sfumature. Processo di lavorazione; origine (terroir); cultivar: questi ed altri fattori contribuiscono a conferire ad ogni tè quelle sfaccettature che lo rendono riconoscibile. Pertanto, anche se è possibile estrarre l’olio essenziale dalle foglie di Camellia Sinensis, questo non avrà mai un bouquet riconoscibile ed identificabile come tè, essendo quest’ultimo un prodotto la cui fragranza è frutto di una manipolazione umana.
Com’è possibile, quindi, che si possa ottenere una nota di tè nei profumi? Vediamolo insieme!

La nota di tè in profumeria

Come già detto, la nota del tè non si può ricavare partendo semplicemente dall’estratto di Camellia Sinensis. Inoltre, prima di comprendere la tecnica che consente di rievocare il tè stesso nei profumi, è altresì utile ricordare come anche le diciture “tè verde”, “tè nero”, “tè oolong” e similari siano comunque odori codificati. Un Maestro profumiere, per citare un caso, intende per “tè verde” un aroma erbaceo, frizzante e vagamente floreale: è un’idea stereotipata e standardizzata in quanto, come sappiamo, non tutti i tè verdi rientrano pienamente in tale descrizione (si pensi ad un Long Jing dalle note tostate e nocciolate oppure ad un sencha giapponese, dai sentori tradizionalmente marini).

Per comprendere come viene ottenuta la nota di tè è necessario capire cosa componga un odore. Senza pretese di precisione e minuziosità scientifica, basti sapere che quanto rileva il nostro olfatto altro non è che un insieme di molecole volatili le quali, differendo per struttura e dimensione, vengono rielaborate dal cervello e decodificate in un profumo specifico.
Nel caso della rosa, ad esempio, abbiamo una moltitudine di molecole aromatiche che, riunite tra loro, formano il bouquet tipico di questo fiore. Chiaramente, una rosa appassita differirà da una rosa fresca proprio grazie ad alcune molecole diverse, responsabili dei diversi complessi aromatici.

Grazie al progresso scientifico, ad oggi è possibile ricreare sinteticamente molecole volatili e, di conseguenza, rievocare anche solo un aspetto della controparte reale (magari solo la sfumatura secca della rosa, così da richiamare un fiore avvizzito) o, addirittura, una sensazione astratta così come un odore non presente in natura. Inoltre, tecniche sempre più all’avanguardia hanno consentito di studiare nel dettaglio ogni molecola volatile che concorre alla formazione di un odore specifico. Tutto questo ci permette di ricreare una profumazione precisa evidenziandone magari una sfumatura in particolare o, addirittura, di imbottigliare fragranze che non sono estraibili con i metodi tradizionali: è il caso degli aromi gourmand (biscotti, pasticcini, zucchero a velo, ecc.), di alcuni fiori particolarmente delicati (si potrebbe ricordare il mughetto) e, infine, di prodotti artificiali o lavorati, come il tè.

Il , così come molte altre note non ricavabili dalla natura, è frutto di un accordo, ossia l’accostamento in giuste dosi e misure di differenti molecole volatili che, insieme, restituiscono l’impressione del profumo desiderato. Una dimostrazione la si può fare con un accordo molto diffuso ed utilizzato per ottenere la nota di “tè verde” che consiste nell’unione di gelsomino, erba e Hedione (Dihidrojasmonato di metile C13H22O3), una molecola creata in laboratorio che richiama nuovamente il gelsomino ma nella sua accezione più leggera e solare, con una delicata sensazione frizzantina.
In maniera simile si ottengono tutte le sfumature desiderate. Per evocare un tè nero si potrebbe, ad esempio, accostare alla nota erbacea delle più massicce note terrose e speziate mentre, se a quest’ultime si aggiungesse l’idea di affumicato potremmo ottenere un Lapsang Souchong oppure, sostituendole con una rosa dalle connotazioni secche, un Rose Congou.

Tè e profumi

Così come infinite sono le espressioni aromatiche del tè, allo stesso modo esso potrebbe essere ricreato in profumeria in innumerevoli modi, accostando quella che è una nota codificata ad altri elementi che possono vieppiù conferire realisticità al risultato finale: ad oggi non è affatto irrazionale l’idea di potere ricreare minuziosamente le sfaccettature olfattive di un determinato tè, purché si abbandonino gli stereotipi e l’interesse per questa nobile bevanda prenda piede anche tra la popolazione.
Il futuro potrebbe riservarci piacevoli sorprese… nel frattempo ditemi: voi avete mai provato una fragranza al tè?

Omar.
08 ottobre 2022

6 pensieri su “Il tè in profumeria

    1. Certo! Conosco Le Labo, anche se non sapevo che il profumo che hai citato contenesse la nota di tè… rimedierò appena possibile!
      Grazie per il riscontro e, naturalmente, spero di avere instillato la curiosità di provare sempre più fragranze.

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    1. Hai mai provato la profumeria artistica? Tra quelli che ho citato vi è Jo Malone, ma anche altri nasi di nicchia hanno creato profumi ispirati al tè che, di solito, sono molto meno artificiali e più realistici, bene equilibrati. Potresti essere una di quelle persone (e non c’è nulla di male) a cui semplicemente infastidisce sentire un profumo ma, se non è questo il caso ed ancora non hai avuto l’occasione, dai una chance ai profumi artistici. Prendi coraggio e – anche solo per prova – entra in una profumeria artistica: noterai da subito che il clima è differente e, spesso, è lo stesso proprietario a suggerire di non comprare un profumo di primo acchito. La disponibilità e la gentilezza sono quasi assicurate!

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