Tè e buddismo: un pugno di foglie per il Nirvana

Quante volte abbiamo sentito dire che il buddismo fu la principale ragione dell’approdo del in numerosi Paesi quali, ad esempio, il Giappone o la Corea del Sud?

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Un’unica “via di mezzo”: tra foglie di tè ed un foglio di carta

Vi ricordate quando vi parlai, in questo articolo, del chadō 茶, una delle numerose pratiche meditative attuate dal popolo giapponese per raggiungere la liberazione spirituale e basata proprio sul complesso rituale legato alla preparazione del tè?

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Come infondere il tè giapponese senza fondersi i neuroni

Non avete idea di quante volte abbia visto persone totalmente nel panico davanti ad un bollitore, una teiera ed un tè verde giapponese. Anche tra veterani ed esperti del settore o, più semplicemente, tra incalliti tea-lovers, le foglie smeraldo del Sol Levante sortiscono spesso un effetto simil-terroristico. Ormai, non conto più le volte che mi sono sentito domandare indicazioni circa la temperatura, la strumentazione, le tempistiche, ecc.

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“Il culto del tè” dimenticato…

Ricordate quale fu il primo popolo occidentale ad entrare in contatto con il mondo orientale, nello specifico con il tè? I portoghesi! Avevate indovinato? Se vi siete accorti di qualche vuoto di memoria, niente paura: Barbara ha già spiegato tutto qui.

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“Morte di un maestro del tè” (Yasushi Inoue)

Il “giallo” del tè giapponese

“Il maestro Rikyū era un uomo davvero unico e straordinario. Nessun chajin al mondo potrà mai competere con lui, nessuno potrà mai oscurare la sua grandezza. Egli seguiva la sua strada in completa solitudine. Officiava il rito del Tè da solo. È stato lui a fare del cha no yu una vera e proprio forma d’arte e non più un semplice passatempo. Ma infine non ne ha fatto un luogo zen, bensì un luogo dove compiere seppuku.”

(Morte di un maestro del Tè, Yasushi Inoue, 1981)

Non faccio mai “di tutta l’erba un fascio” ma posso affermare con buona certezza che la maggioranza dei tea-lovers che ho conosciuto, più o meno direttamente, condividono un tratto in comune: la passione per la lettura. Poco importa il genere letterario: pare proprio che l’amore per la “bevanda ambrata” e quello per la letteratura siano destinati ad andare a braccetto e, d’altro canto, capolavori come “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” (Lewis Carrol, 1865) o il più recente romanzo di ampio successo “Il profumo delle foglie di tè” (Dinah Jefferies, 2016) sugellano definitivamente questa unione.

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In una tazza di tè

Penso che nel mondo ci siano quattro tipi di persone: quelle cattive, quelle che svolgono il loro lavoro in maniera ordinaria, quelle nate per essere persone carismatiche, di rilievo, e, infine, i rivoluzionari. Quest’ultimi, spesso, sono personalità eccentriche, fuori dai canoni comuni, infine emarginati e denigrati: solo troppo tardi ci si rende conto della loro preziosità ed unicità. Ecco, parlando di individui simili, Lafcadio Hearn (1850-1904) è sicuramente tra questi. Ma chi era costui? Soprattutto, cosa c’entra con il ? Con calma, arriveremo al punto, ma prima le presentazioni!

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