“Morte di un maestro del tè” (Yasushi Inoue)

Il “giallo” del tè giapponese

“Il maestro Rikyū era un uomo davvero unico e straordinario. Nessun chajin al mondo potrà mai competere con lui, nessuno potrà mai oscurare la sua grandezza. Egli seguiva la sua strada in completa solitudine. Officiava il rito del Tè da solo. È stato lui a fare del cha no yu una vera e proprio forma d’arte e non più un semplice passatempo. Ma infine non ne ha fatto un luogo zen, bensì un luogo dove compiere seppuku.”

(Morte di un maestro del Tè, Yasushi Inoue, 1981)

Non faccio mai “di tutta l’erba un fascio” ma posso affermare con buona certezza che la maggioranza dei tea-lovers che ho conosciuto, più o meno direttamente, condividono un tratto in comune: la passione per la lettura. Poco importa il genere letterario: pare proprio che l’amore per la “bevanda ambrata” e quello per la letteratura siano destinati ad andare a braccetto e, d’altro canto, capolavori come “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” (Lewis Carrol, 1865) o il più recente romanzo di ampio successo “Il profumo delle foglie di tè” (Dinah Jefferies, 2016) sugellano definitivamente questa unione.

Yasushi Inoue

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Foto che ritrae Yasushi Inoue.

La produzione letteraria giapponese, che solo in questi ultimi anni comincia ad essere riscoperta in Italia, è parimenti in grado di offrirci delle letture piacevoli e profonde nonostante, a primo impatto, la forma di scrittura e le tematiche affrontate possano risultare stranianti ai nostri occhi. Una piccola perla letteraria del Sol Levante parla proprio del mondo del : si tratta di Honkakubō ibun ほんかくぼお遺文 (Il testamento di Honkakubō, 1981), opera dello scrittore Yasushi Inoue (1907-1991 d.C.).

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Locandina giapponese del film Sen no Rikyū.

Inoue, celebre per la sua produzione di romanzi storici, nacque in una famiglia di medici ma, fallendo nei test di ammissione alla facoltà di medicina stessa, intraprese la carriera letteraria laureandosi in lettere nel 1936: da qui in poi intraprese la carriera giornalistica che gli permise di divenire celebre e vincere, nel 1950, il prestigioso Premio letterario Akutagawa. Dopo la morte avvenuta nel 1991, lo scritto di Yasushi Inoue che più ha riscosso successo, attestandosi quasi come una “classico” della letteratura giapponese del XX sec., è proprio quella in questione. Il pubblico ha mostrato un così vivo interesse riguardo la vicenda narrata da spingere il regista Kei Kumai (1930-2007 d.C.), nel 1989, a girare un film dal titolo “Sen no Rikyū”  千利休basato sulla trama del libro stesso e tradotto in italiano con l’insegna “Morte di un maestro del Tè”, trasposizione che è stata adottata anche per nominare la versione italiana del libro.

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Opera calligrafica di Hasegawa Tōhaku che ritrae il maestro Sen no Rikyū.

Se anche voi, oltre ad essere assidui bevitori di tè, siete curiosi di scoprire la storia che si nasconde dietro le foglie di Camellia Sinensis e volete sentirvi un po’ come Jessica Fletcher improvvisandovi nei panni de “La signora in giallo” allora “Morte di un maestro del Tè” è la lettura che fa per voi, un condensato di figure storiche, guerre ed avvenimenti circondati da un alone di mistero. Quasi a volere coronare il tutto, Yasushi Inoue tesse la trama della propria narrazione sulla base di una finzione letteraria che nulla ha da invidiare a quella ideata da Alessandro Manzoni ne “I promessi sposi” (1827): quest’ultimo infatti accredita la veridicità del racconto simulando il ritrovamento di un manoscritto mentre, in maniera del tutto simile, lo scrittore giapponese afferma di essersi imbattuto negli appunti nonché nei diari di un personaggio storico dell’epoca, allievo di Rikyū stesso, ossia Honkakubō.

Come già accennato, il romanzo non acquisisce la struttura di un racconto ma appare piuttosto come il tentativo di riunire note, lettere e pensieri dello stesso Honkakubō in maniera organica e cronologica: nondimeno, quanto affermato non significa affatto che la narrazione non ruoti attorno ad un obiettivo preciso, ossia il tentativo dell’autore e, insieme, della voce narrante in persona, di chiarire le cause che hanno condotto alla morte di Sen no Rikyū (1522-1591 d.C.), fondatore del cha no yu così come noi lo conosciamo nella sua forma più pura e tradizionale. Vi ricordate della nascita del wabi-cha? Ne avevo già parlato qui.

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100 aspetti della luna n.7, luna del monte Inaba – il giovane Toyotomi Hideyoshi conduce un piccolo gruppo per assalire il castello sul monte Inaba, (Yoshitoshi, 1885).

La morte del grande maestro del Tè giapponese è, ancora oggi, motivo di studio: sappiamo, di fatto, che egli morì eseguendo seppuku 切腹 (in Italia più conosciuto sotto il nome di harakiri 腹切り, ovvero il suicidio rituale per disonore) per ordine della grande figura militare e suo padrone di Toyotomi Hideyoshi (1536-1598 d.C.), ma non conosciamo le ragioni che spinsero questi ad emanare la propria sentenza né tanto meno se lo stesso chajin (letteralmente “uomo del Tè”) avesse previsto o meno tale condanna. Yasushi Inoue, pertanto, tenta di fare luce, per quanto possibile, su come si svolsero gli avvenimenti elaborando diverse teorie ed esprimendole attraverso le parole del monaco di Miidera (soprannome affibbiato dalla popolazione ad Honkakubō) e quelle di altri uomini storici realmente esistiti. L’autore, in nome di quanto detto, non basa le proprie supposizioni su semplici congetture o ipotesi: al contrario, egli documenta con minuziosità di dettagli concreti e reali ogni singola pagina risultando, talvolta, addirittura pedante.

“E dunque avete deciso di sguainare la vostra katana. Ed è per questo che anch’io, in qualità di chajin, non posso fare altro che sguainare la mia. Voi, come è giusto che sia, dovete preservare alcune cose, e io, altrettanto giustamente, devo preservarne altre.”

(Morte di un maestro del Tè, Yasushi Inoue, 1981)

Non voglio svelarvi oltre della trama e di quello che troverete in questo libro perché voglio lasciarvi la gioia di aprire quello che è un vero e proprio forziere che racchiude non solo nozioni storiche ma, soprattutto, emozioni, valori, sentimenti ed insegnamenti di vita i quali affrontano temi riguardanti ciascuno di noi come la morte, la ricerca costante del bello e, contemporaneamente, di una certezza nella vita, di un punto fisso, una roccia sulla quale stabilire la dimora del proprio cuore per potere finalmente dire “sono a casa”.

Vi invito, dunque, ad uscire dalla frenesia quotidiana ed abbracciare, di tanto in tanto, le pagine del breve volume di Yasushi Inoue, sfogliandole e leggendole con la dovuta lentezza ed il rispetto che meritano, per rendere onore ad un uomo che ha saputo fare della semplicità l’insegna della bellezza rinunciando, per quanto consentitogli, agli onori ed alle ricchezze in favore della propria autenticità. Infine, se volete, fate scorrere le parole sugli aromi di una buona tazza di tè: scegliete pure quello che più vi piace perché, come insegna Rikyū, l’importante è che esso rispecchi il vostro kokoro 心, il “cuore”, il lato più puro e semplice, affinché possa essere una certezza per voi ed una guida per chi amate.

“In altre parole, egli era capace di cogliere il carattere di ogni chajin e di individuare gli utensili più adatti a ciascuno di essi come nessun altro al mondo.”

(Morte di un maestro del Tè, Yasushi Inoue, 1981)

Omar
9 novembre 2019

#UnTèalSolLevante

4 risposte a "“Morte di un maestro del tè” (Yasushi Inoue)"

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  1. Grazie per aver condiviso con i lettori questo romanzo, che ancora non conoscevo. Ero proprio alla ricerca di letteratura giapponese che avesse anche un fil rouge nel té. Ora posso avventurarmi in questa lettura.
    Grazie di nuovo

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  2. Grazie per me leggere ogni articolo è un momento dove posso solo immaginare quel rituale lento fatto in silenzio della preparazione di un te, rimango sempre affascinata dalle loro usanze e culture.
    Il loro staccare dalla frenesia quotidiana per concedersi del tempo per se stessi non perché sia un obbligo ma perché ci fa stare bene. Dove ogni parte del corpo rallenta ritrova pace tranquilla e serenità.
    Sono curiosa di leggere il libro per apprendere per imparare per capire.

    Piace a 1 persona

    1. Grazie Katia, sono contento di avere stimolato la tua curiosità. Il rituale giapponese del tè è sicuramente un’usanza ormai famosa nel mondo ma ogni Paese ha le proprie tradizioni da scoprire e non sempre codificate in azioni controllate, protocolli o mirate al raggiungimento della quiete interiore. A volte, come nel caso del Gong Fu Cha, lo scopo è semplicemente preparare un buon tè! 😊

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