Il Boston Tea Party, la tisana della libertà ovvero il “Liberty teas”

Viaggio intorno al tè vi porta alla scoperta del Boston Tea Party e del “Liberty teas”

Conoscete il “Liberty teas” ovvero la “tisana della libertà“? Ma come Barbara perché scrivi Tea e poi lo traduci con tisana? Come uso dire durante i miei “Corsi sul tèe come ho scritto in un mio vecchio articolo “I vari significati della parola TEA“, la parola Tea ha tantissimi significati e questi cambiano a secondo del contesto.

Del resto anche in italiano abbiamo le parole polisemiche come: radice (della pianta, in matematica), riso (pasto, risata), lira (strumento musicale, moneta italiana) integrale (completo, riferito al pane o alla pasta), campo (di patate, di gioco, ricezione telefonica).

Boston Tea Party

Tutti quanti abbiamo studiato a scuola il Boston Tea Party. Anche qui il nome può trarre in inganno. Non si tratta di una festa a base di tè organizzata a Boston ma di un atto di protesta messo in atto dai coloni americani, nel porto di Boston, il 16 dicembre 1773.

La parola party ha anche il significato di “organizzazione politica“. Come vedete la parola Tea e la parola party possono trarre in inganno.

Nel 1756, l’Inghilterra, con lo Stamp Act, aveva imposto ai coloni americani un bollo sul materiale stampato il quale veniva impresso su documenti, giornali e fatture commerciali. Inoltre c’era un dazio sulla merce che importavano come il tè, lo zucchero, il vino. Non ultimo, la madre patria aveva imposto di comprare il solo attraverso la Compagnia Inglese delle Indie Orientali (EIC). I coloni iniziarono a boicottare la merce e, visto il prezzo esoso del , cominciarono a comprarlo di contrabbando dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC).

Boston Tea Party - W.D. Cooper
Boston Tea Party – W.D. Cooper


La Compagnia inglese subì un crollo delle vendite del tè, proveniente dalla Cina, tanto da accumularsi nei magazzini londinesi e facendo indebitare la compagnia. Non ultimo i coloni non trovarono giusto che, pur pagando le tasse, non avevano nessuno che li rappresentasse in Parlamento.
La compagnia mise in atto, nel maggio del 1773, il Tea Act ovvero ridusse i dazi sul tè ma il prezzo rimase lo stesso troppo alto. Come conseguenza, i coloni cominciarono ad impedire che il tè venisse sbarcato e la resistenza culminò a dicembre, dello stesso anno, con il Boston Tea Party. Il gruppo patriottico “Sons of Liberty” si travestì da nativi Mohawk e si imbarcò a bordo delle navi della British East Indian Company, che erano ancorate al porto, e scaraventò in mare le casse di tè che erano stivate a bordo. Quella sera galleggiarono sulle acque del porto circa 45 tonnellate di tè contenute in 342 casse.

Questa protesta fu la risposta al continuo innalzamento delle tasse dal governo britannico a cui i coloni erano legati.

Storia della “tisana della libertà”, il “Liberty teas

Liberty Tea - Eastern Shore Boxed Tea Bags - Baltimore Coffee and Tea
Liberty Tea – Eastern Shore Boxed Tea Bags – Baltimore Coffee and Tea

Durante questo periodo era difficile per le signore dell’alta borghesia di Boston reperire il tè visto che avevano giurato di non comprarlo dalla Compagnia Inglese del tè con l’Oriente. In questo periodo storico di difficoltà culturali e difficile integrazione sociale, i coloni difficilmente potevano permettersi di acquistare il tè a tariffe così alte. Ricordo che, come ho scritto in Il commercio del tè con l’Oriente, il tè era ancora un bene di lusso in Patria. Solo nel 1784 il Parlamento inglese, sollecitato dalla Compagnia inglese (EICI) e dall’associazione dei commercianti del tè, emanò il Commutation Act e ridusse in patria le tasse dal 119 al 12,5% sul valore. Questa riduzione delle tasse fece aumentare il consumo del  tra tutti i ceti della popolazione inglese.

Quindi le signore dovettero trovare un’altra bevanda calda da preparare nelle fredde mattine del New England. I bevitori disperati di tè cominciarono a cercare nei loro giardini erbe e frutti adatti da preparare nelle loro pentole e chiamarono queste nuovi infusi fatti in casa “tisana della libertà“, il “Liberty Teas”, e che poi offrivano nelle “teiere della libertà“.
Infondevano le erbe e le piante della tradizione contadina come la menta piperita, il bergamotto, l’erba gatta, le foglie di lampone e fragola, la melissa, la verbena, i fiori di tiglio, sambuco, camomilla e le viole. Venivano usate anche la corteccia degli alberi come il salice o i semi di finocchio e aneto. Inoltre usavano le fragole essiccate, i mirtilli, le mele e la rosa canina. Quindi non è tutto tè, ovvero tea, ma ci sono anche gli infusi, tisane e decotti.

Conseguenze del Boston Tea Party

Come conseguenze ce ne furono sicuramente due.
La prima, come vi scrivevo qua sopra, fu che la popolazione cominciò a boicottare l’uso del tanto da divenire bevanda non patriottica e presto il caffè sostituì l’uso del caffè.

John Adams, politico statunitense, fu uno dei più attenti sostenitori dell’indipendenza americana e divenne il primo vicepresidente americano (1789-1797) e il secondo presidente degli Stati Uniti d’America (1797-1801). John Adams scrisse una lettera del 6 luglio 1774 a sua moglie Abigail (qui potete vederla nel sito Massachussets Historical Society) dove racconta questo episodio

«Credo di aver dimenticato di raccontarti un aneddoto: quando sono arrivato per la prima volta in questa casa era tardo pomeriggio e avevo percorso almeno trentacinque miglia. “Signora”, chiesi alla signora Huston, “è lecito per un viaggiatore stanco rinfrescarsi con un sorso di tè, a patto che sia stato onestamente contrabbandato o non sia stato soggetto a dazi?”. “No, signore”, rispose, “abbiamo rinunciato al tè in questa casa. Non posso preparaglielo, ma posso offrirle del caffè”. Da allora ho bevuto caffè ogni pomeriggio e l’ho sopportato molto bene. Bisogna rinunciare al tè in modo assoluto. Devo smettere di berlo, e prima riesco, meglio è».

John Adams

La seconda fu che le tensioni con la madre patria aumentarono ulteriormente e portarono alla scoppio della Guerra d’Indipendenza americana nell’aprile 1775.

Alcuni piante benefiche

Bacche di sambuco

sono bacche nordamericane che aggiungono un sapore aspro e un colore intenso agli infusi di frutta. Sono un ottima fonte di antiossidanti come il tè verde (quello in gemma) e il tè bianco. Le bacche di sambuco sono ottime per ridurre la durata dell’influenza.

Camomilla

il fiore essiccato è un sedativo naturale ed è sempre stato consigliato dai farmacisti e medici.

Cardamomo

utilizzato nella miscela indiana del Masala Chai. E’ una spezia altamente profumata che integra la miscela fatta di cannella, chiodi di garofano e zenzero.

Curcuma

nella medicina asiatica viene prescritto come antinfiammatorio naturale.

Hibiscus

il fiore essiccato contiene la vitamina C. L’ibisco viene utilizzato negli infusi di frutta e il suo sapore acido bilancia gli altri ingredienti più dolci, come le fragole o le mele secche.

Menta

tipico ingrediente del tè alla menta marocchino preparato con il tè verde Gunpowder, menta a rametti e tanto zucchero. La menta, oltre a essere rifrescante, è anche calmante.

Zenzero

grattugiato fresco è un ottimo digestivo.

Buon #viaggiointornoaltè e #tèmoziamoci
Barbara
11 settembre 2021

5 pensieri su “Il Boston Tea Party, la tisana della libertà ovvero il “Liberty teas”

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