Giappone: tè, teiere e… tanuki?!

Il tè, lo sappiamo, contraddistingue da molto tempo la vita nel Sol Levante e compare spesso dove meno ce lo aspettiamo: non si tratta solo di una bevanda ma di un vero e proprio

oggetto simbolico che traduce valori, ideologie, pensieri e quant’altro inserendosi in contesti differenti, reinventandosi per sopravvivere a nuovi contesti sociali e inserendosi nella cultura popolare tra iconografie e racconti.
Oggi vi voglio raccontare una favola tradizionale giapponese che vede come protagonisti un uomo, un monaco e un tanuki ma, prima di tutto, cosa che vi starete probabilmente chiedendo, cosa è esattamente un “tanuki”?

Tanuki 3

I tanuki (狸) sono creature mitologiche del Giappone chiaramente ispirate al cosiddetto “cane procione”, un animale autoctono simile a un tasso ma appartenente, appunto, alla famiglia dei canidi: essi sarebbero in possesso di poteri sovrannaturali tra i quali quello di mutare il proprio aspetto. Dall’apparenza e dai modi spesso goffi, i tanuki vengono anche raffigurati con enormi testicoli: questa caratteristica naturale, esasperata nell’immaginario collettivo, deriva dall’epoca Kamakura (1185-1333 d.C.) ed è segno di fertilità o abbondanza.

Tanuki 2

Torniamo a noi: la fiaba che mi accingo a riportare è solo una delle numerose versioni di un aneddoto popolare chiamato Bunbuku Chagama (分福茶釜). Cosa state aspettando? Correte subito a scaldare l’acqua, prendete il vostro tè preferito e, mentre aspettate che rilasci i suoi meravigliosi aromi intrattenetevi con questa breve storia a tema!

Un giorno un antiquario di modeste condizioni economiche, tornando a casa, vide un tanuki prigioniero di una trappola e, provando compassione per l’animale, decise di liberarlo. La bestiola, seguendo l’uomo fino alla sua dimora, in segno di riconoscenza, decise di trasformarsi in una teiera nascondendosi tra le merci.

Tanuki 1

Passati alcuni giorni, l’antiquario si accorse della presenza del chagama (teiera in ghisa giapponese) e, non sapendo cosa farsene, decise di mostrarla al bonzo (monaco buddista) del paese: quest’ultimo, trovando l’oggetto gradevole e raffinato, decise di acquistarlo ma, non appena lo pose sul fuoco, il bollitore emise un grido e, dopo avere rivelato coda, zampe e testa, si diede alla fuga. Il bonzo, indispettito e convinto di essere stato ingannato, pretese che gli venisse restituito più di quanto avesse speso per l’acquisto.
Durante la notte il tanuki si rivelò all’antiquario spiegandogli l’intera vicenda e scusandosi per l’accaduto. Curate le ferite dell’animale, l’uomo ebbe un’idea: per ripagare il suo debito, il procione si sarebbe trasformato in teiera e avrebbe danzato su un filo sospeso al suono di un flauto.
Lo spettacolo ebbe grande successo e il commerciante divenne molto ricco: soddisfatto del guadagno decise di donare una parte del ricavato al tanuki affinchè potesse trasferirsi nuovamente nella foresta ma quest’ultimo, avendo trascorso troppo tempo in forma di chagama, confessò di non essere più in grado di riacquisire l’aspetto originario.
Impietosito, l’antiquario si recò al tempio esponendo al monaco la situazione: questi, profondamente commosso, decise di adottare l’animale che visse una vita serena.

La favola che ho narrato, per quanto semplice, ci ricorda che la gentilezza non ha prezzo, che una tazza di tè è sempre un dono che riceviamo e un’offerta fatta a terzi o a noi stessi.
Ultimo appunto: in Giappone i tanuki sono ritenuti segno di fortuna. Chissà, magari, bevendo la vostra tazza di tè e pensando a questa vicenda darete una svolta positiva alla vostra giornata!

Omar
#UnTèAlSolLevante
20/8/2018

3 risposte a "Giappone: tè, teiere e… tanuki?!"

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