La cultura del tè alla menta in Marocco

Viaggio intorno al tè vi porta a scoprire la tradizione del tè alla menta in Marocco

Chi mi segue sa che per scrivere certi articoli mi piace prima ben documentarmi. A volte diventa veramente impegnativo riuscire a reperire le informazioni. Sono anni che mi dico di scrivere un articolo sull’origini del tè alla menta ma temporeggiavo, sapendo che avrei fatto fatica a scrivere la parte storica.

Non mi accontentavo di aver letto che la tradizione era collegata alla guerra di Crimea e al fatto che gli inglesi avevano orientato i loro commerci verso le regioni dell’Africa settentrionale. Quindi ho cercato di capire meglio come il tè sia arrivato anche in Marocco ed eccomi qua a scrivere sui commerci.

Le Vie Carovaniere terrestri e marittime

Nell’antichità i commerci tra l’impero romano e quello cinese avvenivano attraverso la via della seta ovvero un reticolo di vie terrestri, marittime e fluviali di circa 8000 km. Esistevano quindi le vie carovaniere che attraversavano l’Asia centrale e il Medio Oriente e che collegavano la Cina all’Asia minore, attraverso il Medio Oriente e il Vicino Orienta, al Mediterraneo.

Vie della seta terrestri e marittime – Foto da Wikipedia

Dal VIII secolo al XVI gli unici itinerari di comunicazione via terra, tra i paesi mediterranei e l’Africa occidentale, erano le vie commerciali del Sahara. Come ben sappiamo il deserto è ostile ed il commercio avveniva grazie a lunghe carovane di dromedari arabi e berberi e quest’ultimi li conducevano perché conoscevano il percorso. La sopravvivenza della carovana avveniva grazie ai messaggeri che venivano mandati avanti nelle oasi, quando questa era ancora lontana, a prendere l’acqua per la carovana.

Tra il 1400 e il 1600 abbiamo lo sviluppo marittimo da parte degli spagnoli e dei portoghesi. Quest’ultimi cominciarono i loro viaggi commerciali attorno alla costa occidentale dell’Africa e all’inizio del XVI secolo vennero create sulla costa delle basi commerciali europee. Per l’Africa occidentale il commercio via mare divenne di prima importanza.

foto dal sito Mondadori

Desidero ricordare che il Capo di Buona Speranza fu raggiunto e doppiato per la prima volta dal navigatore portoghese Bartolomeo Diaz nel 1487 che gli diede il nome “capo delle tempeste” e provò che c’era un collegamento tra l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano.
Nel 1497 il portoghese Vasco da Gama aprì la rotta verso l’India, attraverso il Capo di Buona Speranza (Sud dell’Africa), per evitare di attraversare il Mediterraneo fortemente conteso e la pericolosa penisola araba.
Lo stretto di Magellano deve il nome all’esploratore portoghese Ferdinando Magellano che fu il primo europeo ad attraversare lo stretto nel 1520. Si tratta di un percorso naturale a sud del Cile che collega l’Oceano Pacifico con l’Oceano Atlantico. Si tratta di un passaggio difficile da percorrere a causa dei venti e correnti marine forti e anche dalla strettezza del passaggio. Questo sta a significare la bravura, visto il periodo, che avevano a quel tempo gli esploratori.

Relazioni tra l’Inghilterra e il Marocco

Se uno nomina il Marocco pensa che abbiano avuto relazioni solo con i francesi, visto che è stato un loro protettorato dal 1912 al 1956. Ricordo che sotto il dominio francese c’erano anche la Tunisia e l’Algeria e queste zone erano state indentificate dai francesi con il termine Maghreb dall’espressione araba Jazirat al-Maghrib (“Isola d’Occidente”).

Prima dei francesi il Marocco ha avuto per un lungo periodo relazioni anche con l’Inghilterra. La prima alleanza anglo-marocchina fu stabilita tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo.
La regina Elisabetta I d’Inghilterra (7 settembre 1533-24 marzo 1603), figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, ultima dei cinque monarchi della Casa Tudor e conosciuta anche come la Vergine Regina, strinse accordi commerciali con il sultano Ahmad al-Mansur grazie alla comune inimicizia nei confronti di Filippo II di Spagna. L’accordo, nonostante un divieto papale, concerneva nella vendita di armature, munizioni, legname e metallo in cambio di zucchero marocchino. In questo periodo un ambasciatore marocchino si recò a corte della regina Elisabetta I.

Elisabetta I ufficializzò la Chiesa protestante inglese, che era stata fondata da Enrico VIII, di cui divenne governatrice suprema. E’ sempre lei a creare, il 31 dicembre 1600, la Compagnia delle Indie Orientali per commerciare nell’Oceano Indiano e in Cina. Detenne per quindici anni il monopolio del commercio inglese con tutti i Paesi a est del Capo di Buona Speranza (Sud dell’Africa) e ad ovest dello Stretto di Magellano (Sud del Cile). Della Compagnia delle Indie Orientali ve ne avevo parlato nell’articolo “Il commercio del tè con l’Oriente“.

Le relazioni internazionali del Sultano Ismail Ibn Sharif

Si legge anche che durante la reggenza di Anna Stuart, regina d’Inghilterra, Scozia e Irlanda dall’8 marzo 1702 al 1707, che regalò del tè al sultano Moulay Ismail Ibn Sharif per fare liberare sessantanove prigionieri inglesi.
Anna Stuart fu la prima sovrana del nuovo regno di Gran Bretagna.

Durante il regno di Moulay Ismail Ibn Sharif, sultano dal 1672 al 1727, nato intorno al 1645 e morto il 22 marzo 1727 a Meknes, quella allora era la capitale. Ismail controllava una flotta di corsari che, attraverso le loro incursioni nel Mediterraneo e nel Mar Nero, gli forniscono schiavi e armi cristiani europei. Aveva stabilito importanti relazioni diplomatiche con potenze straniere e in particolare con la Gran Bretagna, il Regno di Francia e la Spagna. E’ stato paragonato a Luigi XIV, suo contemporaneo, visto il suo carisma e autorità. E’ stato in grado di unificare tutto il Marocco ed è conosciuto nel suo paese come il “Re Guerriero” mentre in Europa è soprannominato il “re sanguinario” a causa della sua estrema crudeltà e giustizia sommaria nei confronti degli schiavi cristiani.

Il Sultano Ismail, dopo aver unificato il Marocco, decise di porre fine alla presenza cristiana nel Paese. Per prima volle riconquistare la citta di Tangeri.
Nel 1471 la città era stata inizialmente sotto il controllo portoghese e, dopo il matrimonio, avvenuto il 21 maggio 1662, tra Caterina di Braganza e Carlo II passò al controllo inglese. Carlo II ricevette come dote Tangeri e Bombay (Mumbay) in India che divenne un porto strategico per il commercio del tè. Il matrimonio chiaramente serviva per rinnovare l’alleanza anglo-portoghese. Ricordo che fu Caterina di Braganza a portare come dote anche il in Inghilterra e, quindi, a farlo conoscere a corte.
La città di Tangeri era fortemente fortificata e con una guarnigione di 4.000 uomini. Gli inglesi, nell’inverno del 1683, decisero di abbondare la città, visto l’alto costo di mantenimento, demolendo prima le fortificazioni e il porto. Il 5 febbraio 1684 l’esercitò marocchino entrò in città. Anche se la città venne conquistata gli inglesi appoggiarono il sultano Ismail contro gli spagnoli e firmarono diversi trattati commerciali. Inoltre, dopo la rottura dei rapporti con la Francia, i legami con la Gran Bretagna s’intensificarono e inviarono un loro ammiraglio, Abdelkader Perez, come ambasciatore in Inghilterra nel 1723 e 1737.

tè verde Gunpowder

Fu durante questo periodo che gli inglesi cominciarono a vendere il tè verde cinese Gunpowder ai marocchini, visto che il tè nero veniva bevuto nel loro Paese. Questo tè viene raccolto dopo la primavera e ha delle foglie più grandi e resistenti rispetto a quelle che vengono raccolte prima. Le foglie vengono arrotolate a pallina e diventano perfette per essere trasportate, lungo la Via Carovaniera, in casse di legno dalla Cina fino all’Africa. La forma stretta arrotolata, con il colore tipico, fa ricordare la “polvere da sparo”, da qui il nome. Chiaramente in questo periodo era una bevanda per il ceto alto.

Lo stretto di Gibilterra diventa inglese

Anche lo stretto di Gibilterra ha la sua importanza per far arrivare il tè in Marocco in quanto il Regno Unito lo occupò all’inizio del Settecento.
Lo stretto di Gibilterra è il tratto di mare delimitato a nord dalla penisola iberica e sud dal continente dell’Africa e in particolare le coste del Marocco. Nell’antichità le due località situate ai due lati dello stretto, Calpe e Abyla, chiamate adesso con i nomi Gibilterra e Ceuta, erano definite le Colonne D’Ercole ovvero dove si pensava finisse la Terra. E’ importante ricordare che prima dell’apertura del canale di Suez, inaugurato il 17 novembre 1869, lo stretto di Gibilterra era l’unico sbocco del Mediterraneo rivestendo quindi una grande importanza sia a livello militare che commerciale.

Gibilterra è un piccolo territorio situato nel sud della Spagna che dovette cedere al Regno Unito con il tratto di Utrecht nel 1713. Venne quindi trasformato in una fortezza e in una base navale che ha consentito per secoli ai britannici di controllare l’accesso al Mediterraneo. Dal 1985 la Gran Bretagna ha smantellato la maggior parte delle truppe e adesso l’economia di Gibilterra si basa sul turismo.

La guerra di Crimea

Il divenne più diffuso durante la guerra di Crimea, che fu un conflitto combattuto dal 1853 al 1856 fra l’Impero russo e l’alleanza composta dall’Impero ottomano, Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna. L’origine del conflitto fu fra Russia e Francia sul controllo dei luoghi santi della cristianità in territorio ottomano e venne messa sotto assedio la città di Sebastopoli dove era la principale base navale russa nel mar Nero.
Nel 1856 il Congresso di Parigi stabilì le condizioni di pace facendo avvicinare politicamente il Regno di Sardegna alla Francia e favorendo così quel processo di intese che porterà, nel 1859, alla seconda guerra d’indipendenza italiana a combattere insieme contro l’Austria.
Durante questo conflitto gli inglesi dovettero orientare i loro commerci in Marocco, e in particolare a Tangeri e Modador, non potendoli più fare nei paesi slavi e lo stretto di Gibilterra era loro.

Il tè alla menta, l’Atay Naa Naa

La tradizione vuole che venga servito dall’uomo che rappresenta il capo famiglia. Si servono tre infusioni dalla più leggera alla più forte e si versa dall’alto in modo da formare la schiuma.

Ho trovato varie versione di un proverbio marocchino. A voi scegliere quale vi piace di più:

1 versione:
Il primo bicchiere è amaro come la vita.
Il secondo bicchiere è forte come l’amore.
Il terzo bicchiere è gentile come la morte.

2 versione:
La prima tazza è gentile come la vita,
la seconda tazza è forte come l’amore,
la terza tazza è amara come la morte.

3 versione:
La prima tazza è amara come la morte,
la seconda tazza è zuccherata come la vita,
la terza tazza è dolce come l’amore.

antico proverbio marocchino

Viene bevuto durante il giorno oppure viene servito dopo il pasto per poter aiutare la digestione. In questo caso vengono distribuite ai commensali delle coppette contenenti acqua tiepida profumata con petali di rosa per lavarsi le dita. Vengono poi serviti dei dolci alle mandorle ricoperti da un velo di zucchero e il tè verde Gunpowder a cui viene aggiunta la menta. Per berlo vengono usati bicchieri di vetro decorati che vengono presentati in vassoi rotondi d’argento, rame o in metallo argentato e lo si beve seduti sul tappeto. Questi vassoi sono decorati con frasi tratte dal Corano o con motivi analoghi a quelli dipinti nelle moschee.

Oltre alla menta vengono anche aggiunti assenzio, basilico o fiori d’arancio.

Il tè dei berberi

I berberi sono una popolazione autoctona della Libia, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania. Il berberi sono dei gran consumatori di tè perché è una bevanda molto dissetante. Loro usano berlo in bicchieri di vetro ma più piccoli e non usano lavarli ma solo sciacquarli in modo che con il tempo i tannini scuriscono il vetro, segno di ricchezza e ospitalità.

I berberi usano accompagnare il tè forte alla menta zuccherato a gallette spalmate con burro di capra, yogurt e frutta.

Preparazione del tè alla menta

Ingredienti per 4 persone:
1 litro d’acqua
5 cucchiaini di tè verde Gunpowder o Chun Mee
5 cucchiaini rasi di menta fresca o secca
zucchero di canna a piacere

Preparazione:
Portare l’acqua a ebollizione e aggiungere la menta e lo zucchero. Lasciare riposare 2-3 minuti.
Mettere le foglie di tè in un colino sospeso sopra a una bacinella, versarci sopra l’acqua, sciacquare le foglie di tè e aggiungerle alla pentola contenente la menta. Lasciare in infusione 3-4 minuti. A questo punto colare in una teiera. Non gettare le foglie perché possono servire per una seconda infusione.
Versare il tè appoggiando il becco sul bordo del bicchiere e cominciare a versare sollevando la teiera allontanandola dal bicchiere. In questo modo il tè, cadendo a filo, si ossigena e forma una schiuma sulla superficie.
Servire con piccoli datteri, fichi secchi, uva passa e mandorle.

Buona #tazzaditè, #viaggiointornoaltè e #tèmozioniamoci

Barbara
24 luglio 2022

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2 pensieri su “La cultura del tè alla menta in Marocco

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