Il tè, il Tao e Pino

Quello che sto per scrivere va al di fuori dei miei soliti articoli ma oggi va così e mi lascio fluire, ovvero seguo l’onda dell’energia.
Chi mi conosce sa che

ho frequentato un corso di Naturopatia Umanistica “Bionergetic e Shen Training” presso l’Ego Center – Kairos a Parma.
Il direttore del centro era Pino Ferroni. Si era, perchè è venuto a mancare domenica 24 giugno e oggi ci sono stati i suoi funerali.FB_IMG_1530311901748

E’ stato un uomo che si è messo in gioco lasciando un lavoro importante ed è andato a studiare a Palo Alto, in California, Bioenergetica e Gestalt e l’ha abbinata ai suoi studi di Medicina Tradizionale cinese e di filosofia taoista. Ha voluto aiutare le persone, attraverso varie tecniche, a fare un percorso di crescita personale e a vivere la vita nella sua pienezza.

Grazie a lui ho visto tante cose in maniera diversa e ho imparato ad affrontarle. Desidero sottolineare che non mi sento arrivata, come è giusto che sia, e sono in continuo cambiamento. L’importante è cercare di essere consapevoli, cosa che non è facile, e provare a correggere il tiro.

Stamattina c’è stato il suo funerale. Chi voleva poteva andare a salutarlo presso la camera mortuaria. Io ho preferito aspettarlo al cimitero. Aspettarlo è stato difficile e facevo fatica a trattenere le lacrime. Cercavo di mettere in pratica i suoi insegnamenti: percepire i piedi e respirare nel ventre e, come è giusto che sia, quando ci si ascolta arriva la comprensione, si vivono le emozioni belle o brutte che siano. A me è arrivato un altro ricordo di quello che Pino aveva fatto per me. Chi l’ha conosciuto e frequentato i suoi corsi ha imparato ad aprire il cuore, ad andare verso le cose e le persone, a fare spazio, a lasciar scorrere, ad entrare nel fluire, a cercare le nostri luci, a accogliere e accettare le nostre ombre e quelle degli altri senza giudizio. Anche questo non facile a farsi ma ci si prova perché possiamo solo che guadagnarci noi in primis e poi anche gli altri grazie all’energia di campo.

Il ricordo che mi è venuto in mente è stato quando avevo deciso di non aprire più il negozio ma di promuovere in maniera diversa il . Lui mi comprò una lattina piena di tè da regalare agli operatori del centro. La lattina non poteva che avere l’immagine del Drago, simbolo di saggezza e fortuna e rappresenta il maschile e i colori originali del Taijitu, comunemente chiamato TAO, il rosso e il nero.

Subito dopo il carro funebre è arrivato e mi sono unita a delle mie care amiche di Qi Gong e ci siamo sostenute a vicenda per affrontare il distacco.

Dire che è stato un bellissimo funerale può suonare strano ma è quello che è stato. C’era tantissima gente a salutarlo e tutti lo ricordavano per quello che avevano ricevuto da lui: amore, accoglienza, comprensione, ascolto empatico.
A volte il suo messaggio non era chiaro ma, quando eri pronta, il suo messaggio lo capivi perché era entrato dentro di te anche se non lo avevi capito.
C’era una bellissima energia composta da tristezza ma, allo stesso tempo, di gioia di averlo conosciuto e gratitudine per quello che ci aveva trasmesso.

Desidero salutarlo con questo suo pensiero: 3 Stadi per comprendere il #Tao

Cina paesaggio disegnato

Dalla storia dell’allievo e dei due Maestri: un Maestro “Della Spiaggia dell’Oca del Sud”, che aveva scelto l’eremitaggio; l’altro Maestro “Ingannatore del Pericolo”, che aveva scelto di stare nella vita, ma aveva fatto anche esperienza di eremitaggio (il fuori e il dentro): “Se sei luce, sei luce in qualsiasi posto”.

1°) Fare domande per avere delle risposte
Nel Tao ad un certo punto ci vuole una guida perché le cose che dice sono troppo facili e si potrebbero interpretare con faciloneria, senza coglierne lo splendore del profondo. L’esperienza è l’elemento attivo durante la quale colui che cammina a fianco del Maestro scopre, illumina e valorizza se stesso. Sono due le discipline in cui il Maestro possiede umiltà e c’è demitizzazione di se stesso: taoista e zen buddista perché non sono fedi.

La vita è una serie di montagne da affrontare; arriviamo in cima, poi scendiamo, ma quando siamo giù c’è un’altra montagna. Essere un seguace del modello di vita taoista significa coltivare la tranquillità di aspettare il tempo necessario per arrivare perché, se non avremo ansia, arriveremo senz’altro. “Io comunque persevero” e nasce il sorriso dentro di noi (non la rabbia). “L’esercito vittorioso è quello che non ha mai combattuto” dice Lao-zi.

Taoista è colui che si fa penetrare da tutto, non è mai con la lancia di Don Chisciotte a combattere contro i mulini a vento, perché in questo modo siamo lontani dal cogliere la verità e molto vicini invece alla nostra propria verità, il che ci impedisce di cogliere la verità nel modo più oggettivo possibile. Solamente cogliendo la realtà il più possibile oggettiva, potremo agire per il meglio. Il forte può accogliere, il debole picchia; se non c’è tranquillità in noi, scatteremo reattivi.

Scopriremo quanto taoisti siamo già nella realtà, perché il modello di vita taoista è dentro di noi, latente, ed è tanto forte che non ha bisogno di combattere. E’ il bambino felice che è dentro di noi: “Io ce la posso fare e non mollo”. Infatti la battaglia è il primo stadio dell’allievo, cioè quando l’allievo fa domande: “Acquisisci il sapere e poi puoi abbandonarlo”.
Dobbiamo fare domande e avere le risposte del Maestro dell’Oca del Sud per arrivare all’Inganno. Quando capiamo l’inganno della mente, ne usciamo da soli.

2°) Applicarsi in modo esclusivo su quella cosa

3°) Riportarla nel contesto
Per rendere un po’ meno difficile il cambiamento si può estrapolare la singola cosa, isolarla dal contesto ed operare il cambiamento. Poi riportarla nel contesto generale, altrimenti si rischia di diventare fanatici.
“Lo splendore del profondo è la bellezza del piccolo”
Le domande di Ricerca Interiore rappresentano il primo stadio. Chiedere è un atto di umiltà.
La ricerca spirituale è tutta basata sull’umiltà dei “Non so”.
La nostra mente narcisistica di auto considerazione, ci fa pensare di essere già illuminati e che ci basti solo qualche watt in più.

Questa è la grande illusione della nostra mente e il messaggio di tanti falsi Maestri.

Grazie Pino e buon viaggio.

Barbara
30 giugno 2018

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8 risposte a "Il tè, il Tao e Pino"

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  1. Barbara, mi ricordo bene quel momento quando Pino ci ha distribuito il tuo tè, era un un pranzo.. Tra l’altro c’è anche una storiella a quel pranzo.. nessuno voleva quel tè che ha odore di affumicato perché sembrava talmente brutto ☺️
    Invece, poi, gustandolo a un tuo seminario era eccezionale assieme ai salati 😋. Ora non mi ricordo il nome di quel tè.. Grazie, Viorica 🌺

    Piace a 1 persona

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