Viaggio intorno al tè ti porta a scoprire dove sono le piantagioni di tè in Africa
Domenica scorsa è stata la Giornata Internazionale del tè e ho pensato di parlarvi dei tè che vengono coltivati in Africa.
La culla del tè è la Cina e da lì, grazie a monaci, allo spionaggio industriale e colonizzazioni possiamo trovare le piantagioni di tè in Giappone, in Corea del Sud, nel Vietnam, In India, nello Sri Lanka (Ceylon), in Georgia, in Turchia, Brasile. Possiamo trovare anche il tè in Europa e in Italia. Vi invito a leggere anche questi link (le parole di colore diverso) per fare un viaggio alla scoperta di altre Paesi produttori di tè.
Storia dell’Africa: tratta degli schiavi e colonialismo
Per parlare di come siano arrivate le piantagioni di tè in Africa bisogna prima fare anche un accenno storico della storia della tratta degli schiavi.
La tratta degli schiavi nasce nel Medioevo con gli arabi e l’intero contenente africano forniva, oltre a oro e prodotti agricoli anche gli schiavi. Nel VII secolo, lungo la Valle del Nilo, si effettuava la tratta araba degli schiavi, in quanto era il tributo annuo all’Egitto richiesto ai Regni Cristiani, dal califfo islamico Omar ibn al-Khattab, dopo che erano stati sconfitti.
Nel XVI secolo l’Africa divenne per i portoghesi, gli inglesi, gli olandesi e i francesi un punto di riferimento portuale e marittimo lungo le grandi vie di comunicazione. I porti africani fungevano da centri di smistamento e raccolta delle merci e dei prodotti africani (oro, legni pregiati, caffè, pietre preziose, pelli) che venivano esportati in Europa. Due secoli dopo, con la necessità di rifornire di manodopera i nuovi possedimenti americani portò questi Paesi a acquistare un numero sempre maggiore di schiavi da destinare al Nuovo Mondo e si appoggiarono al traffico già utilizzato dagli arabi.
All’inizio del 1800 i paesi dell’Europa e gli Stati Uniti d’America dichiararono illegale il commercio degli schiavi. Come conseguenza sia i Paesi africani che gli Stati Europei, come i Paesi Bassi che la Danimarca, decaddero e quest’ultimi abbandonarono i loro possedimenti africani.
A metà dell’ottocento i porti africani ripresero ad essere frequentati ma questa volta con il commercio dell’olio di palma, della gomma, del caffè, del cacao e dei frutti di cola. Sempre in quel periodo gli esploratori europei rilevarono che la tratta degli schiavi perpetuata dagli Arabi continuava.
Il colonialismo vi fu nel periodo che va dal 1881 al 1911 quasi l’intero continente africano venne conquistato da sette Paesi Europei: Regno Unito, Francia Spagna, Portogallo, Germania, Italia e Belgio. Il dominio coloniale durò alcuni decenni. Nel 1951 l’Italia concesse l’indipendenza alla Libia, nel 1956 divennero indipendenti dalla Francia il Marocco, la Tunisia e il Sudan smise di essere un protettorato britannico.
E’ prima e durante il colonialismo che fu introdotto il tè in Africa. In Sud Africa la pianta del tè fu introdotta nel 1850. Nel 1877 provarono ad introdurre i semi di tè dell’Assam e questi risultarono più adatti al luogo.
Il prima Paese dove venne coltivato il tè fu nel 1890 in Malawi. Anche qui vennero utilizzati i semi della Camellia sinensis var. Assamica.
Piantagioni di tè in Africa
In Africa il tè viene coltivato in Kenya, nel Malawi, in Uganda, di cui vi ho già parlato, in Ruanda, nel Camerun, in Tanzania, nel Mozambico, in Etiopia, nel Congo, nel Burundi e nelle isole Mauritius.
Le piantagioni sono situate in regioni montuose dove l’aria e fresca e pulita e con piogge abbondanti. Si trovano in prossimità dell’equatore e questo permette di raccogliere il tè tutto l’anno e senza il periodo di dormienza che invece caratterizza i tè cinesi, giapponesi, coreani e dell’India come il Darjelling.
I tè dell’Africa, come quello del Kenya, divennero i principali fornitori di tè per il Regno Unito, Egitto e Pakistan ma, recentemente, anche il mercato russo e quello statunitense.
Il maggior produttore di tè in Africa è il Kenya seguito dal Malawi. Il Kenya è il terzo produttore ed esportatore a livello mondiale, dopo la Cina e l’India.
In Kenya esistono piantagioni delle grandi marche oppure tè prodotti da piccoli produttori. Le grandi marche useranno questo tè miscelato a quello proveniente dall’India, come l’Assam o il Nilgiri, oppure dallo Sri Lanka per creare i blend per le bustine. Di solito questo tè viene lavorato con il metodo conosciuto con l’acronimo CTC (Crush, Tear, Curl = tagliare, strappare, arricciare) del tipo di lavorazione che il tè subisce. I tè africani sono tè forti e corposi e sono ottimi se miscelati con altri tè per fare i tè in bustina.
Kenya
I primi coloni europei furono i portoghesi, poi nel 1880 la Gran Bretagna e la Germania e nel 1895 divenne un protettorato inglese. Il Kenya divenne stato indipendente nel 1963.
In Africa vengono prodotti degli ottimi tè in foglia che vengono raccolti e lavorati manualmente dalle donne come quello che viene prodotto sull’altopiano centrale del Kenya ad un’altitudine di circa 2000 mt. L’aria calda e umida favorisce la coltivazione del tè tutto l’anno. I primi a piantare il tè furono, nel 1925, i fratelli Orchardson.
Un tè Orthodox (in foglia) è il Milima un tè dal corpo leggero, morbido e dal sapore che ricorda quello degli agrumi.
Malawi
Nel Malawi si ha anche qui la produzione di tè in bustina per il mercato inglese ma esistono anche piccolissime piantagioni di tè, situate a circa 1000 metri d’altitudine, con l’asilo per le madri che raccolgono e lavorano il tè, la scuole elementari e la clinica medica.
Tra i tè prodotti in foglia (Ortodossi) abbiamo lo Zomba pearls, le cui foglie, pur essendo scure e che ricordano un tè wulong, è un classificato come un tè bianco. Il tè Bvumbwe Peony un tè dal sapore naturalmente dolce di miele, agrumato e speziato. Poi vi è il tè Thyolo Peony anche questo è naturalmente dolce che ricorda il miele e il cacao. Entrambi questi tè sono prodotto da un cultivar cinese i cui semi, portati dai missionari scozzesi, sono stati sviluppati nei giardini botanici di Edimburgo. I tè in foglia, prodotti nel Malawi, sono anche: Bvumbwe treasure, lo Small Holders e il Satewa dark tea.
Se ti ho incuriosito in questo periodo ho a disposizione il tè Bvumbwe Treasure dal sapore che ricorda il miele e il cacao e mi puoi contattare via mail. E’ un ottimo tè da bere a colazione o in compagnia.
I tè del Malawi vengono venduti principalmente nel Regno Unito e in Sud Africa.
Ruanda
La piantagione si trova sui 1500-2000 metri d’altitudine dove viene prodotto un tè dal sapore dolce, privo di astringenza e con una punta di nocciola.
La cerimonia del tè in Africa
La “cerimonia” del tè in Africa si chiama “Attaya”. Il tè viene bevuto in tre giri. Il primo è molto amaro e rappresenta l’inizio della vita e i dolori della crescita. La seconda bevuta è più dolce e viene aggiunto un pizzico di menta e simboleggia la dolcezza della mezza età, dell’amore e del matrimonio. Infine, la terza bevuta è un tè dal sapore più debole e rappresenta la vecchiaia.
Buon #viaggiointornoaltè e #tèmozioniamoci
Barbara
28 maggio 2023
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youtube – Viaggio intorno al tè – Barbara Vola
* immagini reperite dalla rete e Mappe del colonialismo sono di -kayac- su Wikipedia in italiano








Mi chiedo quanto lavoro e impegno c’è dietro a questi articoli così ben fatti. Grazie, mi stai fornendo una competenza sul tè che mai avrei raggiunto da sola
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Paola ti ringrazio tantissimo per questo bellissimo riscontro. Hai ragione ci vuole tanto impegno e, a volte, diventa veramente difficile farlo ma la soddisfazione che ho nel farlo ripaga. Grazie
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Grazie per questi articoli sempre molto interessanti
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