Viaggio intorno al tè ti porta a scoprire il dolce tipico dell’ultimo dell’anno in Scozia: gli Shortbread
La storia della cucina scozzese
La cucina scozzese si è sempre differenziata da quella dell’Inghilterra in quanto i romani hanno influenzato quella inglese ma, non essendosi spinti molto lontano in Scozia, la cucina scozzese si è sviluppata meno.
Per Britannia s’intende in primis il nome di una provincia e poi di più province dell’Impero romano in un periodo compreso tra il 43 e il 410 d.C.. Situate nell’isola della Gran Bretagna che comprende ora la Scozia, la Inghilterra e il Galles.
I Romani giunsero in Britannia nel 43 d.C. con l’imperatore Claudio e conquistarono gran parte dell’isola. Si stabilirono, per quasi 400 anni prettamente nel Sud e nell’Est fondando le città di Londra e di York.


Conquistarono una parte del Galles ma non arrivarono mai a conquistare la Scozia, chiamata allora Caledonia, a causa della resistenza delle tribù locali come i Pitti. Per difendersi da loro, costruirono nella prima metà del II secolo il Vallo di Adriano che si estendeva, da costa a costa, per 117 km. Il Vallo di Adriano era una imponente fortificazione in pietra che venne fatta costruire dall’imperatore romano Adriano per delimitare il confine tra la Britannia e la Caledonia.
I romani arrivarono a Sud della Scozia e costruirono il Vallo Antonino, ovvero una fortificazione costruita da un terrapieno e una palizzata di legno. I romani si ritirarono nel 410 d.C.
Gli Shorbread e la tradizione di Capodanno
La loro storia inizia con il “biscuit bread” medievale ovvero l’impasto avanzato della panificazione veniva essiccato in forno finché non si induriva in una specie di biscotto. La parola “biscuit” significa “cotto due volte”. Lentamente il lievito nel pane fu sostituito dal burro e il biscuit bread si trasformò in shortbread.
Sostituire il lievito con il burro era un lusso costoso e per la gente comune era, quindi, una leccornia riservata alle occasioni speciali come i matrimoni, il Natale e il Capodanno.
Nelle Isole Shetland era tradizione rompere una torta shortbread decorata sulla testa di una sposa appena arrivata sulla soglia della sua nuova casa.
Lo shortbread era un lusso costoso e per la gente comune era una leccornia riservata solo alle occasioni speciali come matrimoni, Natale e Capodanno.
In Scozia i dolci tradizionali natalizi sono legati all’antica festività pagana di Yule, il solstizio d’inverno. Questo dolce può assumere varie forme tra cui lo “Yule log” o tronchetto di Natale dalla forma di un ceppo di legno bruciante fatto con il pan di spagna al cioccolato e gli Shortbread, i biscotti al burro preparati per lo Hongmamay, il Capodanno.
In Scozia, a Capodanno, vi è l’usanza di offrire gli shortbread ai “first footers“, ovvero alla prima persona che entra in casa in quanto è visto come portatore di buona fortuna per l’anno a venire. Per garantire buona fortuna alla casa, il primo a varcare la soglia dovrebbe essere un uomo dai capelli scuri, che dovrebbe portare con sé alcuni oggetti simbolici: carbone, biscotti di pasta frolla, sale, un panino nero e un bicchierino di whisky. Si ritiene che il riferimento al maschio dai capelli scuri sia un ritorno ai tempi dei vichinghi, quando un grande sconosciuto biondo che arrivava alla porta con una grande ascia significava grossi guai e probabilmente un Capodanno non molto felice.
Origine del Shorbread
L’origine del biscotto al burro viene attribuita a Maria Stuarda, regina di Scozia, che a metà del XVI secolo si diceva che amasse molto il Petticoat Tails, un biscotto al burro sottile, croccante e aromatizzato originariamente con i semi di cumino. Si pensa che il nome di Petticoat Tails derivi da petites gatelles ovvero piccole torte. Tuttavia si pensa che le origini di questi biscotti di pasta frolla scozzesi potrebbero risalire a prima del XII secolo.
Maria Stuarda (8 dicembre 1542- 8 febbraio 1587) è stata regina di Scozia dal 14 dicembre 1542 al 24 luglio 1567, regina di Francia dal 10 luglio 1559 al 5 dicembre 1560 e regina d’Inghilterra per gli inglesi che non riconoscevano Elisabetta I come legittima erede di Enrico VIII.
Maria Stuarda crebbe alla corte francese, colta e raffinata, della cattolica Caterina de’ Medici e venne fatta giustiziare da Elisabetta I Tudor, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, in quanto era una minaccia costante al suo trono in quando la principale erede cattolica al trono inglese.
Vi è un altra teoria sul nome Petticoat tails in quanto i triangoli dei biscotti si incastrano in un cerchio e ricordano la forma dei pezzi di tessuto utilizzati per realizzare le sottoveste a spicchi durante il regno di Elisabetta I. La parola del modello era “tally” e così i biscotti presero il nome di Petticoat tallis.
La tradizione vuole che lo shortbread possa essere fatto in tre forme diverse:
– un grande cerchio diviso in segmenti: Petticoat Tails;
– biscotti rotondi individuali: Shorbread Rounds;
– uno spesso strato rettangolare tagliato a “dita” ovvero i rettangoli a forma di dita vengono incise con il dorso di un coltello in modo che possano essere spezzate facilmente dopo la cottura. Viene sempre realizzato anche un motivo con i segni della forchetta.
Ai giorni nostri lo shortbread è un souvenir molto popolare in Scozia. Oltre a quello classico si trova anche con frutta, noci e cioccolato incartati in tartan o in scatole tartan.
Esistono anche gli shortbread inglesi e questi si differenziano in quanto questi hanno il lievito in polvere e bicarbonato di sodio che li rendono così croccanti invece che friabili, come quelli tradizionali scozzesi.
Ricetta degli Shortbreads con farina di riso
Esistono molte ricette diverse e anche varianti regionali per la pasta frolla.
Quella che segue con la farina di riso è per dare una consistenza leggermente granulosa al biscotto.
Ingredienti
170 grammi di farina
60 grammi di zucchero semolato
30 grammi di zucchero a velo
60 grammi di farina di riso
140 grammi di burro
un pizzico di sale
Procedimento
Preriscaldare il forno a 140°C .
In una terrina, amalgamare gli zuccheri e il burro. Setacciare le farine e il sale: lavorare a mano fino a ottenere un impasto sodo. Stendere l’impasto fino a ottenere uno spessore di 1 centimetro.
Formare un cerchio o dei rettangoli e bucherellare con una forchetta.
Cuocere in forno fino a doratura leggera, circa 30-40 minuti.
Shortbread con farina di mais o farina normale
Questa ricetta è sufficiente per preparare due rotoli di pasta frolla in uno stampo da torta da 18 cm. È difficile dire quanti biscotti o finger si possano ottenere, dipende dalla larghezza e dallo spessore che si decide di dare loro. L’importante è toglierli dal forno prima che inizino a dorarsi.
Per ottenere una consistenza friabile che si scioglie in bocca, utilizzate la farina di mais insieme alla normale farina 00 per preparare i vostri biscotti. Un rapporto tra farina 00 e farina di mais compreso tra 1:1 e 3:1 funziona bene. Non è necessario farlo, sono buoni anche solo con la buona vecchia farina 00.
Ingredienti
170 g di miscela di farina
115 g di burro salato tagliato a cubetti
55 g di zucchero a velo o semolato, più un po’ extra
zucchero semolato extra
Procedimento
Impastare il burro con la farina usando le dita, un frullino da pasticceria, un robot da cucina o un frullatore; fare attenzione a non lavorare troppo l’impasto se si utilizza un robot da cucina: la pasta frolla non ama essere lavorata troppo. Aggiungere lo zucchero e impastare con le mani fino a ottenere un impasto morbido: all’inizio sembrerà che non si formi un impasto, ma man mano che le mani lo riscaldano, si formerà.
Ora potete stendere o pressare l’impasto nella forma che preferite e poi metterlo in frigorifero per 20-30 minuti affinché si indurisca.
Per i petticoat tails è meglio dividere l’impasto in due metà e pressarlo in una teglia piatta scanalata. Tracciate delle linee per segnare le fette, usando un righello se volete essere davvero precisi. Create un bel motivo con una forchetta.
Per i biscotti a forma di dita, stendete l’impasto fino a ottenere uno spessore di circa 1,2 cm e una forma vagamente rettangolare. Utilizzate un coltello e un righello per ritagliare un grande rettangolo, quindi tracciate delle linee con il righello e il coltello e create dei motivi con i rebbi di una forchetta.
Per i biscotti potete davvero fare quello che volete: spessi, sottili, rotondi, quadrati. Penso che uno spessore di poco inferiore a 1 cm sia perfetto. Ritagliate i biscotti e fate i segni con la forchetta, che sono molto importanti.
Riscaldate il forno a 180 °C (350 °F). Disponete i biscotti su una teglia rivestita con carta da forno. Cospargeteli con lo zucchero extra e cuoceteli fino a quando saranno cotti, ma prima che inizino a dorarsi. I biscotti Petticoat Tails e Fingers richiedono circa 15 minuti, mentre i biscotti singoli possono variare, ma di solito richiedono circa 12-15 minuti.
Auguri
Quest’anno mi avete letto poco ma ho cercato di leggerti e di commentare. Ho avuto bisogno di staccare, di prendermi del tempo. Ho portato avanti, con fatica, pubblicare su Instagram e nella mia pagina Facebook. Ultimamente mi è mancata la motivazione e, sinceramente, non so che cosa farò il prossimo anno.
Il tè, in questi undici anni di Blog, mi ha dato tanto. Mi ha permesso di andare a Venaria Reale per fare il corso alle guide turistiche per la mostra di un pittore inglese, di andare anche a Viareggio, a La Spezia, a Perugia e a Torino per fare eventi. Ho fatto la formazione in una sala da tè di Cento.
Il blog mi ha permesso di farmi conoscere e di fare dei corsi on line e in presenza. Non ho mai promesso attestati con qualifica professionale riconosciuti a livello ministeriale perché nessuno in Italia, anche se ci sono due associazioni che lo sbandierano e non esistono neanche i certificati rilasciati da scuole con il nome straniero che lo può fare. Chi ha creduto in me, chi conosce la mia professionalità, si è affidata a me per avere le basi a 360° sul tè. Questo ha poi permesso loro di avvicinarsi ad altri corsi.
Ho sempre cercato di collaborare e di ringraziare. Purtroppo, anche nel mondo del tè, bevanda che dovrebbe essere per chi ha una certa filosofia di pensiero, esistono la disonestà, la non gratitudine, il copiare e, alcune volte, senza neanche contattarti privatamente per ringraziarti di avere imparato tante cose leggendomi o per dirmi che si stavano ispirando a dei miei post su Instagram per crearne poi anche loro.
Sono stata ringraziata qui da persone che mi leggono, ho ricevuto una mail da una maestra di Torino e, recentemente, di persona da una ragazza.
La cosa divertente è stato scoprire quando una persona ha tenuto una lezione basandosi su mio articolo. Dal canto mio mi sento a posto con la coscienza. Ho cercato di far aprire gli occhi. Alcune, lasciatosi abbagliare dai luccichii e dalle belle parole, a distanza di alcuni anni, hanno dovuto fare un passo indietro e hanno finalmente capito le mie parole.
La manipolazione è fatta di belle parole e di finti sorrisi, di parole che vogliamo sentirci dire. La verità è scomoda ma io preferisco Essere e non apparire. Cerco di portare avanti quello che ho appreso nel corso di Naturopatia Umanistica. Non sempre mi è facile, anch’io sono soggetta ad inciampi ma, almeno, ho l’umiltà e l’empatia. Queste due cose, purtroppo, mancano a gente del settore. Ho ricevuto messaggi privati di vicinanza da persone a capo di Associazioni del tè quando hanno scoperto quello che mi era successo l’anno scorso mentre un’altra, che aveva la fotografa personale che mi spiava nelle mie storie di IG, mai un messaggio o un commento. Non ho mai capito il perché visto che quello che faccio è completamente diverso da quello che porta avanti.
Non mi ha mi hai contattata neanche quella persona che mi aveva detto che le stavo rovinando il lavoro perché io sostenevo, nella diretta con una cinese, che il Gong Fu Cha, “preparare il tè con cura”, non era una cerimonia. Un’altra persona, una volta mi scrisse che non mi aveva detto che aveva creato un’associazione, perché io non avevo fatto tutti i corsi delle varie associazioni. Gli risposi che in Italia, nel dopoguerra e non solo, erano state create aziende da persone povere e che avevano fatto solo la 5 elementare e, se non le avevo frequentate, avevo le mie ragioni. Non ha capito.
Queste persone che mi hanno sempre snobbato e che hanno uno stile di vita superiore a quello dei comuni italiani, purtroppo, non vengono dalla povertà dell’imprenditore Brunello Cuccinelli, se no avrebbero un atteggiamo di umiltà, empatia e inclusione come ha lui, invece sono lì a guardare che cosa fanno tutti i competitors. Lascio a loro quel mondo fatto solo di apparenza.
La mancanza di creatività, di gelosia di non so poi che cosa, porta a fare tutte queste cose che ho appena scritto e, che, dopo quello che ho vissuto, non ho paura a metterlo nero su bianco. Auguro a queste persone un anno di messa in discussione sui veri valori della vita, soprattutto in questo triste periodo storico che stiamo vivendo.
Questa esternazione la dovevo e la devo alle persone oneste.
Non mi resta, a tu che mi segui da anni, a tu che mi leggi per sostegno, di augurarti un Sereno 2026.
Buon #ViaggioIntornoAlTè e #Témozioniamoci
Barbara
31 dicembre 2025
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youtube – Viaggio intorno al tè – Barbara Vola
* immagini reperite nel web con il solo scopo divulgativo
* fonti storiche su wikipedia







