Trasportatori tè Sichuan 1908 Ernest H. Wilson

L’antica via del tè e dei cavalli

Viaggio intorno al tè ti porta alla scoperta dei carovanieri e della Via del Tè e dei Cavalli

Dietro suggerimento di care persone e amici del tè eccomi qua ad approfondire un mio vecchio articolo che avevo scritto nel lontano agosto 2015, La via del tè e del cavallo.

Per secoli, molto prima che le mappe diventassero precise e le strade asfaltate, un intreccio di sentieri impervi collegava il sud-ovest della Cina agli altopiani tibetani. Questa rete di percorsi è conosciuta come l’antica via del Tè e dei Cavalli, in cinese Chamaguadao, dove Cha significa Tè, Ma significa Cavallo e Dao significa Via. Questa rete, percorsa per oltre 2500 anni fu una rotta commerciale, un vero e proprio ponte culturale, un cammino di scambio, sopravvivenza e incontro tra mondi diversi.

Lontana dalla fama della Via della Seta, di cui vi avevo parlato in un altro mio articolo, La cultura del tè in Afghanistan, la Via del Tè e dei Cavalli attraversava montagne vertiginose, gole profonde e regioni isolate. Questa via commerciale, percorsa dalle carovane e degli animali da soma, nacque quando la Cina cominciò a commercializzare il tè con il Tibet in cambio dei cavalli.

L’antica via del tè e dei cavalli

Durante la dinastia Song (960-1279) la terra per il pascolo era limitata e la Cina era bloccata a nord e a est dalla minaccia di invasione per cui si rivolsero ai tibetani che disponevano di cavalli robusti, ben saldi sulle zampe e che si adattano facilmente al clima. Questi divennero indispensabili per l’esercito cinese per difendersi contro la costante minaccia d’invasione dal nord dalle tribù mongole. Per l’Impero cinese i cavalli tibetani divennero fondamentali per la difesa dei confini, per le campagne militari e il controllo delle regioni periferiche.

Nacque così Cha Ma Gu Dao ovvero l’antica via del tè e dei cavalli, che non era una strada unica ma una rete di percorsi che si estendeva principalmente tra le attuali province cinesi dello Yunnan e del Sichuan, fino al Tibet, con diramazioni che arrivavano in Nepal, Bhutan e India.

Topographic-Map-of-China da Chinafolio
Topographic-Map-of-China da Chinafolio
Provincie Cina Mappa da Chinafolio

Questa altra antica rotta si estendeva per 3.000 chilometri ed era percorsa da cavalli, da gruppi di trasportatori di tè e da muli. Il suo nome deriva dallo scambio principale che la caratterizzava ovvero il in cambio di cavalli.

Il partiva dallo Yunnan e il Sichuan, due provincie di produzione subtropicali della Cina sud-occidentale. Veniva trasportato in forma di tè pressato (mattoni o dischi) in quanto più resistente all’umidità e ai lunghi viaggi.

Intorno al XII secolo, in un anno ben 25.000 cavalli attraversarono le montagne al confine tra Tibet e Cina e 3 milioni di kg di dal Sichuan raggiungeva il Tibet.

via del tè e dei cavalli
via del tè e dei cavalli


Nel 1074 venne istituita l’Agenzia del tè e dei cavalli del Sichuan per regolare il commercio. Per poter scambiare un cavallo ci volevano 60 kg di tè. Per il tè destinato al Tibet venivano raccolte foglie più grandi, spesso insieme a rametti e steli.

Il tè: una necessità vitale

statua Buddha Shakyamuni
Buddha Shakyamuni

Il tè fu introdotto in Tibet durante la dinastia Tang (618–907).
Nel 641, per consolidare i rapporti tra il Tibet e la Cina, la principessa cinese Wen Chen, figlia dell’imperatore Taizong, fu data in sposa al re tibetano Songtsen Gampo. Si narra che la principessa portò come donò il e una statua del Buddha Shakyamuni, introducendo così il Buddhismo.

Da questo matrimonio nacquero rapporti politici e commerciali stabili tra Tibet e Cina: tè in cambio di cavalli ma anche di tessuti colorati e lussuosi. Questo commercio raggiunse il suo apice durante le dinastie Song (960-1279) Yuan (1271-1368) Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911).

Per i popoli tibetani e delle regioni montane, il non era un semplice piacere, ma divenne un alimento essenziale visto che nell’altipiano tibetano, a causa dell’altitudine e del clima rigido, crescono pochissime colture e di conseguenza la dieta dei tibetani è costituita prettamente da proteine e grassi. Il tè, oltre che bevanda, costituisce anche un alimento grazie alle vitamine e sali minerali che possiede. I tibetani sono i maggiori bevitori di tè al mondo.

Tè tibetano con burro di yak
Tè tibetano con burro di yak

Il tè viene consumato quotidianamente sotto forma di tè al burro di yak e tsampa, un ammasso di farina d’orzo. Questa bevanda fornisce calorie, aiuta la digestione e compensa una dieta povera di verdure fresche. Essendo una bevanda calda, rappresenta un’alternativa alla neve sciolta, al latte di yak o di capra, al latte d’orzo o al chang, la birra d’orzo.

Come in Cina, anche in Tibet il è un rito essenziale dell’ospitalità. Il tè con burro di yak è una bevanda dal sapore salato, leggermente oleoso, dal gusto pungente e costituisce un vero pasto per pastori e viaggiatori, consumato davanti ai fuochi alimentati con sterco di yak.
L’ospite viene accolto vicino al focolare, centro della vita domestica, e la tazza viene riempita fino all’orlo per scongiurare la mala sorte.

Il viaggio estremo: Cina, Tibet, India

Il , composto da foglie, rametti e steli, veniva cotto a vapore o tostato, pressato in panetti rettangolari e lasciato a essiccare. I panetti di tè venivano pressati all’interno di tubi (bao) di bambù lunghi e stretti e caricati sulla schiena di portatori o muli. I portatori venivano pagati a peso e quindi cercavano di trasportare più bao che potevano e arrivavano a trasportarne fino a 15 per un totale di 180 kg. Un altro modo per trasportare il tè era quello di stiparlo in sacche impermeabili di pelle di yak e caricato su carovane di muli e yak.

Portatori di tè Sichuan
Portatori di tè Sichuan, 1908, Ernest Henry Wilson

Il tragitto partiva principalmente dal Sichuan ma anche dallo Yunnan, entrambe le provincie si trovano nella Cina Sud-Occidentale, e percorreva le pendici orientali della catena montuosa di Hengduan dell’Asia orientale che forma la parte sud-orientale dell’altopiano tibetano e il confine occidentale del Sichuan.
Vi erano due vie principali, una più settentrionale e l’altra più meridionale, che portavano entrambe a Lhasa, la capitale del Tibet.

  • Un tragitto iniziava da Ya’an, importante centro di coltivazione del tè nello Sichuan, e raggiungeva Lhasa passando più a nord, per poi continuare verso Nepal e India.
    La Via dal Sichuan a Lhasa era lunga circa 2.350 km e comprendeva 58 tappe.
  • Un altro viaggio partiva dallo Yunnan, in particolare dalle zone di produzione del famoso tè Pu’er dove le foglie venivano raccolte in alti alberi spontanei, definiti adesso “alberi secolari”. Questo tè, noto per le sue proprietà benefiche, veniva trasportato a piedi fino a Kangding, città-contea della Prefettura autonoma tibetana di Garzê a 2.500 metri di quota e raggiungeva dopo tre mesi, la capitale del Tibet, Lhasa la capitale del Tibet.
    Da Lhasa la via proseguiva verso sud, passando per il Nepal e arrivando in India.
via del tè e dei cavalli
via del tè e dei cavalli

Percorrere la Via del Tè e dei Cavalli significava affrontare condizioni meteorologiche pesanti: piogge, neve, freddo intenso, venti pungenti e sole accecanti. I sentieri erano stretti e scoscesi e i viaggiatori dovevano attraversare fiumi e valichi oltre i 4.000 metri e evitare frane. Camminavano in sentieri stretti, scoscesi e a picco su ripide gole, che in caso di passi falsi potevano significare la morte certa.

I protagonisti di questi viaggi erano mercanti, portatori e animali da soma: cavalli, muli e yak erano, quindi, soggetti a grandi escursioni termiche. Le carovane avanzavano lentamente, fermandosi in villaggi remoti che spesso esistevano solo grazie al passaggio di questa rotta. I monasteri, che rappresentavano il cuore culturale e spirituale del Tibet, divennero importanti crocevia dei commerci. Molti finanziavano grandi carovane perché ai monaci era assicurata l’immunità lungo la strada. Questa fusione di religione e commercio portò all’arricchimento dei monasteri facendoli diventare sempre più ricchi e potenti.

La Via del Tè e dei Cavalli ebbe un ruolo fondamentale nella circolazione culturale e religiosa.
Attraverso questi sentieri si diffusero: il Buddhismo tibetano, usi alimentari e medici, stili architettonici e artistici.

Nel XVIII secolo, la richiesta di cavalli tibetani diminuì e il tè iniziò a essere scambiato anche con piante medicinali, fondamentali per la Medicina Tradizionale Cinese, basata in gran parte sull’uso di erbe.

Oggi la Via del Tè e dei Cavalli non esiste più come rotta commerciale, ma molti tratti sopravvivono. In alcune zone dello Yunnan e del Sichuan è ancora possibile camminare su antichi sentieri lastricati, attraversare ponti sospesi e visitare villaggi che conservano l’atmosfera di un tempo.

Buon #ViaggioIntornoAlTè e #Témozioniamoci

Barbara
18 gennaio 2026

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* immagini reperite nel web con il solo scopo divulgativo
* fonti storiche su National Geographic

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