Il tè coreano e le piantagioni di tè in Corea del Sud

Viaggio intorno al tè ti porta a scoprire il tè coreano e le piantagioni di tè in Corea del Sud

Eccoci giunti a scoprire le piantagioni in Corea del Sud.

Dopo avervi parlato delle piantagioni di tè in Africa, in India, nello Sri Lanka (Ceylon), in Georgia, in Turchia, in Brasile, in Giappone, in Vietnam eccoci giunti in Corea del Sud.

Chi mi legge e gli appassionati del tè sanno che la culla del tè è la Cina e grazie ai monaci che il tè si è diffuso negli altri paesi.

Il tè in Corea del Sud: le origini

Il tè giunse dalla Cina in Corea del Sud nel 828 d.C.. I semi vennero piantati a Sud del Paese, sul Monte Jiri, nella provincia dello Gyeongsang e venivano coltivati dai monaci buddisti.
Nel 16° secolo la Corea venne invasa dai giapponesi e molti campi da tè andarono persi. In questo Periodo Yi (1392-1910) gli aristocratici sostituirono la cerimonia del tè con i riti confuciani e il vino divenne bevanda ufficiale. Siccome i monaci non volevano abbandonare l’uso del tè, in quanto a loro era proibito bere il vino, il governo impose una gravosa tassa sul tè costringendo così i monaci a ridurre i raccolti distruggendo le piantagioni.
Per fortuna alcuni monaci e studiosi continuarono a coltivare il tè in piccole aree, mantenendo viva la cultura del tè. Solo all’inizio degli anni Sessanta l’interesse per il tè si è risvegliato e i campi di tè sono stati rimpiantati.

I tè coreani

I tè coreani sono prettamente tè verdi ma vengono anche prodotti tè neri e tè oolong. Gli alberi raggiungono i 2-3 metri. Le principali piantagioni sono a Boseong, nella provincia South Jeolla, a Sud della Corea, una zona meno montuosa rispetto a quella di South Geonsgsang dove si trovano le montagne Jiri. Il tè viene prodotto anche nell’isola di Jeju.
Il tè viene raccolto seguendo, come fanno i cinesi, il calendario lunare. Viene poi cotto nel wok per bloccare l’ossidazione. Dopo viene arrotolato e infine asciugato.

I principali tè verdi coreani sono:

  • Woojeon o Ujjeon prodotto con il primissimo raccolto di metà aprile ovvero prima della festa tradizionale Gogu che determina l’inizio della stagione agricola di semina. E’ il miglior tè e il sapore è vegetale, delicato e dolcemente fruttato. Le foglie sono piccole arricciate e ricurve.
  • Joonjak è il tè che viene raccolto a giugno. Anche lui viene cotto in padella e ha le foglie arricciate e ricurve.
  • Jeoncha viene raccolto in estate e viene cotto a vapore, come i tè verdi giapponesi. Le foglie assomigliano a quelle di un tè Sencha giapponese.

Vi ricordate, tempo fa Monica scrisse un articolo su una piantagione coreana.

Cerimonia del tè coreana

Anche in Corea esiste una cerimonia buddista del tè. Vengono utilizzati oggetti semplici, si partecipa in tre e si dà importanza allo stato d’animo individuale delle persone.

La persona che beve
arriva a

gustare il sapore del sole, del vento e delle nuvole

Questo sentimento è tipicamente taoista e Zen: “essere nel Qui ed Ora” di cui vi ho parlato. A differenza dell’alcool che offusca la mente, il tè ci aiuta a rimanere lucidi.
Come il Gong Fu Cha, come si beve il tè in Cina, è semplice e i movimenti devono essere spontanei.

Invito, nel caso in cui non l’avessi già fatto, a leggere il pensiero del monaco coreano Popchong Sunim.

In Corea, come anche in Cina attraverso l’Arte del tè bevendo il tè si fa il Tea Mind, ovvero si medita.
Per bere una tazza di tè bisogna coltivare i sei aspetti dell’armonia: vivere insieme in armonia fisica, essere armoniosi nel parlare e non creare discordia, operare in armonia per raggiungere mete comuni, agire in armonia, conservare uno stile di vita armonioso e restando ricettivi ed aperti alle opinioni altrui, distribuire equamente i profitti ottenuti.

Buona tazza di tè e buon #viaggiointornoaltè #tèmozioniamoci.

Barbara
13 agosto 2023

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* immagini reperite nel web
* informazioni su vari libri

5 pensieri su “Il tè coreano e le piantagioni di tè in Corea del Sud

  1. Sono sempre più affascinata da questa bevanda che ha tantissime sfaccettature, e profumi, e storia, e naturalmente sapori. Davvero merita maggiore attenzione di quanta non gliene sappia riconoscere io, ma prima o poi … 😉

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