Tè futuristico?

Quando il tè incontrò il V60

Un “Mi piace” ad un mio vecchio articolo sul blog di Barbara… è così che io e Michele ci siamo conosciuti. Spulciando sul suo profilo ho notato che dirigeva un blog di poesie, in particolare haiku, e mi sono subito messo a leggerne qualcuna. Dovete sapere, infatti, che anche io mi diletto nell’arte del “poetare” (talvolta con discreti risultati) e non ho potuto resistere alla curiosità!

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La via del Tè attraversa il tempo: in cammino con Soshitsu Sen XV

Chadō 茶道 è uno dei tanti nomi che può assumere il cha no yu (per maggiori informazioni potete leggere il mio precedente articolo) e si potrebbe letteralmente tradurre come “la via del tè”: nondimeno, il termine non si riferisce soltanto alla preparazione del matcha ma, al contrario, comprende anche le procedure più informali quale, ad esempio, il più comune Senchadō 煎茶 (l’arte di servire il tè per infusione, solitamente un Sencha).

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Un tè… “regale”!

Viaggio intorno al tè nella figura di Omar ti porta a scoprire il Royal Milk Tea e il popolo degli Ainu

Bubble tea, Matcha latte, chai tea, cheese tea, Bò cha (il tè Tibetano con burro e latte di Yak) o, per i più tradizionalisti, il classico tè britannico, con una “dash of milk” (letteralmente “spruzzata di latte”). Insomma, complici sia la riscoperta di antiche tradizioni locali sia la moda dettata dal momento, in questi anni il connubio tè-latte sta rapidamente spopolando con la creazione di un vero e proprio business accompagnato da foto e pubblicità che invadono i social.

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“Basta un poco di zucchero”… ma non bisogna esagerare!

Coraggio, chi di noi, di tanto in tanto, non intona nella vita di tutti i giorni quella canzoncina che faceva capolino nel lungometraggio Mary Poppins diretto da Robert Stevenson ed uscito nelle sale nel 1964? Julie Andrews, interprete della tata di famiglia protagonista dell’intera vicenda, con il suo vestito elegante, il cappello a tesa larga ben fisso sulla testa e l’immancabile ombrellino alla mano, si è imposta come una delle icone degli anni ’60 ed è rimasta impressa nella memoria di numerose generazioni fino a giungere ai giorni d’oggi ed uno dei suoi motti era proprio “Basta un poco di zucchero”.

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Le infinite vie del tè

Dalle mie parti c’è un modo di dire che recita più o meno così: “del maiale non si butta via niente”. Ecco, per un giapponese, con il tè funziona pressappoco allo stesso modo:  d’altro canto, quest’ultimo è un alimento fondamentale della tradizione nipponica tanto quanto il suino lo è stato in passato per noi. Aggiungiamo al tutto che il 2019 è, secondo il calendario cinese, proprio l’anno del maiale (cinghiale per i giapponesi) e direi che è il caso di rendere onore al detto previo citato.

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Kaiseki: l’”an-tea-pasto”

Si sono da poco concluse le festività natalizie e, tra pranzi, cenoni e rimpatriate di nuove e vecchie amicizie, chi di noi ora non sente il bisogno di un po’ di leggerezza a tavola? Magari abbiamo aggiunto qualche centimetro al nostro girovita ed ora vorremmo eliminarlo… ebbene, per noi tea-lovers si prospetta l’opportunità di “unire l’utile al dilettevole” e, in questo caso, l’ispirazione viene proprio dal Giappone!

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