“Basta un poco di zucchero”… ma non bisogna esagerare!

Coraggio, chi di noi, di tanto in tanto, non intona nella vita di tutti i giorni quella canzoncina che faceva capolino nel lungometraggio Mary Poppins diretto da Robert Stevenson ed uscito nelle sale nel 1964? Julie Andrews, interprete della tata di famiglia protagonista dell’intera vicenda, con il suo vestito elegante, il cappello a tesa larga ben fisso sulla testa e l’immancabile ombrellino alla mano, si è imposta come una delle icone degli anni ’60 ed è rimasta impressa nella memoria di numerose generazioni fino a giungere ai giorni d’oggi ed uno dei suoi motti era proprio “Basta un poco di zucchero”.

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Le infinite vie del tè

Dalle mie parti c’è un modo di dire che recita più o meno così: “del maiale non si butta via niente”. Ecco, per un giapponese, con il tè funziona pressappoco allo stesso modo:  d’altro canto, quest’ultimo è un alimento fondamentale della tradizione nipponica tanto quanto il suino lo è stato in passato per noi. Aggiungiamo al tutto che il 2019 è, secondo il calendario cinese, proprio l’anno del maiale (cinghiale per i giapponesi) e direi che è il caso di rendere onore al detto previo citato.

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Kaiseki: l’”an-tea-pasto”

Si sono da poco concluse le festività natalizie e, tra pranzi, cenoni e rimpatriate di nuove e vecchie amicizie, chi di noi ora non sente il bisogno di un po’ di leggerezza a tavola? Magari abbiamo aggiunto qualche centimetro al nostro girovita ed ora vorremmo eliminarlo… ebbene, per noi tea-lovers si prospetta l’opportunità di “unire l’utile al dilettevole” e, in questo caso, l’ispirazione viene proprio dal Giappone!

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Shizu: la “ciliegina sulla torta”

Come vi avevo già svelato in un precedente articolo, tra le numerose cultivar che possiamo ritrovare fra i tè giapponesi la mia favorita è, almeno per ora, Shizu. Nondimeno, avendovene soltanto accennato l’esistenza ho ritenuto doveroso prendere qualche appunto sulla sua degustazione così da potervela fare conoscere meglio: sappiate però che, in virtù delle emozioni che mi suscita, questa non sarà tanto una semplice descrizione quanto una vera e propria dichiarazione d’amore. Detto ciò, pertanto, comincio ad intonare la mia serenata!

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Jūnin toiro (dieci persone, dieci colori): il mondo è bello perché e vario

I proverbi e i detti giapponesi esercitano da sempre un certo fascino e hanno la caratteristica di condensare in poche parole un profondo significato: tra questi ve n’è uno, piuttosto famoso a dire il vero, che recita jūnin toiro 十人十色 (dieci persone, dieci colori). Il significato è chiaro: nel mondo ciascuno è unico e irripetibile e per tale ragione può contribuire a colorare il mondo con il pennello della diversità.

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Kyobancha 京番茶: il dono dell’inverno

Omar, per Viaggio intorno al tè, ci porta a conoscere il tè Kyobancha

Prefazione

Omar vi ha scritto nel suo primo articolo Come i giapponesi conobbero il tè: tra mito e storia come ci siamo conosciuti. Quando ho ricevuto la sua mail

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