Come i giapponesi conobbero il tè: tra mito e storia

La leggenda giapponese più accreditata circa le origini del tè si potrebbe definire come una versione cruenta di quella

indiana: secondo la tradizione, infatti, Bodhidharma (celebre monaco buddhista mitologico) fece voto di meditare sette anni senza sosta ma finì per assopirsi prima di compiere il suo intento. Come punizione per la mancanza di autodisciplina l’uomo si strappò le palpebre gettandole a terra: tempo dopo, ripassando nello stesso luogo durante un pellegrinaggio, egli scoprì che da esse erano nate delle piante le quali, se masticate, donavano energia.

Tralasciando il fascino allegorico legato alla nostra amata Camellia Sinensis cerchiamo di capire come questa pianta tanto comune quanto speciale sia giunta e si sia radicata nella cultura del “Sol levante”.
La tradizione popolare narra che sia stato un monaco di nome Gyōki a piantare i primi semi della pianta del tè ma dalle fonti storiche ufficiali risulta che l’introduzione della bevanda avvenne durante il periodo Nara (710-794 d.C.), precisamente nel 727 d.C. quando all’imperatore Shōmu venne offerta da parte di un’ambasceria cinese.

I monaci giapponesi, durante il periodo Heian (794-1185 d.C.) erano soliti compiere viaggi di formazione in Cina: tornando in patria riportavano spesso i semi di Camellia Sinensis favorendo così l’introduzione di quest’ultima. Tuttavia, il tè rimaneva per il momento appannaggio dei soli aristocratici o dei religiosi stessi che ne usufruivano per i loro scopi sfruttandone le proprietà energizzanti al fine di rimanere svegli durante le ore meditative.
L’utilizzo del tè anche da parte dei ceti popolari meno abbienti ebbe inizio soltanto nel XII sec. d.C., nel tardo periodo Heian, grazie all’opera del monaco Eisai che inaugurò una nuova fase commerciale con la Cina e redasse il Kissa Yōjōki, primo trattato giapponese sulla bevanda in questione.
In definitiva possiamo affermare che il tè, in Giappone, ha avuto fin da subito una stretta connotazione spirituale a partire dalle ragioni storiche che hanno portato al suo inserimento nella vita quotidiana della popolazione.

Oggi abbiamo un’immagine stereotipata e ben definita di cosa significhi bere il tè per un giapponese: ci immaginiamo un lungo rituale composto da movimenti lenti e precisi, eseguito da graziose signore addobbate con eleganti vestiti tradizionali al termine del quale ci verrà servita una tazza schiumosa di Matcha dal grande valore simbolico. In realtà, in Giappone il Cha no yu (letteralmente “acqua calda per il tè”), ossia il rituale previo descritto, non rappresenta affatto il modo più diffuso di consumare il tè nella regione nipponica: vi stupirà scoprire come agli albori l’atmosfera ad esso legata fosse giocosa e stravagante, ma questa è un’altra storia. Ne parleremo in un altro articolo, se vi interessa! Il tè, in Giappone, nasconde mille segreti!

Utagawa Hiroshige (1773-1829)

Mi presento brevemente perché è la prima volta che la mia parola compare su questo blog. Sono Omar Meglioli, un giovane studente universitario che frequenta l’ultimo anno di corso in Antropologia, Religioni, Civiltà Orientali presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna: qui ho avuto la possibilità di apprendere le basi della lingua giapponese e di appassionarmi, di conseguenza, alla filosofia orientale e, soprattutto, al mondo del tè.
Ho conosciuto Barbara Vola quasi per caso: dopo avere iniziato a scrivere la mia tesi (ovviamente a tema “tè”) in vista della laurea ho cominciato a prendere contatti con esperti del settore, negozianti, tea sommelier e quant’altro al fine di approfondire le mie conoscenze in merito e ho trovato in questo blog non solo spunti di riflessione ma soprattutto, se posso permettermi, un’amica la quale non solo mi sta aiutando nella mia formazione ma si è imposta come punto di riferimento per il mio personale interesse guidandomi alla scoperta del tè.
Con il permesso di Barbara dunque, la quale mi offre il privilegio di divulgare quel poco che conosco di questo affascinante universo, è stato deciso di provare ad aprire una rubrica dedicata al Giappone: spero che sia di vostro interesse e di potere condividere e apprendere quanto più possibile!

Buon #ViaggioIntornoAlTe #UnTeAlSolLevante

Omar Meglioli
2 settembre 2018

6 risposte a "Come i giapponesi conobbero il tè: tra mito e storia"

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  1. Ne so molto poco sul tema, pur amando il tè! Il Giappone è un paese che mi incuriosisce molto per il fascino che esercita, per il fatto di essere così lontano da quello che posso immaginarmi…cui seguirò con molto interesse questa rubrica!
    Buona domenica 🙂

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  2. Grazie Omar, hai un modo coinvolgente di scrivere. Grazie per la tua conoscenza che la stai condividendo con tutti noi.
    A Barbara noi le vogliamo tutti bene, ha tanto amore e passione nel suo cuore e sicuramente ti potrà sostenere nel tuo percorso

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