Un tè con… Lorenzo: Una fredda giornata

Ho il piacere di ospitare ancora Lorenzo e questa volta con un racconto completamente diverso.
Buona lettura

UNA FREDDA GIORNATA

La stanza era insolitamente buia e silenziosa fino a quando il silenzio non venne interrotto da una voce familiare: “Rose! La colazione!”.

Nel letto Rose si mosse sotto le spesse coperte disegnate con grandi fiori rosa e gialli. Una mano spuntò da sotto la trapunta e raggiunse la sveglia sul comodino girandola per controllare l’ora. Le 7:25.

Il braccio bianco ricadde per qualche istante tra le coperte, poi la ragazza sbadigliando rumorosamente si stiracchiò scoprendosi e mettendosi a sedere sul letto. I capelli lunghi, castani con  fili d’argento scompigliati.

Si strinse nella camicia da notte di pile bianca con una fantasia a gattini colorati. Si passò una mano sul viso accarezzando con gentilezza le piccole rughe che sembravano raddoppiare insieme ai problemi economici.

Prese la giacca da camera blu rimasta abbandonata ai piedi del letto passandosela sulle spalle. Una nuova giornata stava iniziando. Faticosa come le precedenti.

Piccole nuvolette di vapore uscirono dalla sua bocca socchiusa per scomparire nell’aria fredda della stanza.

Rimase seduta per qualche istante, poi si voltò ancora verso la sveglia per controllare l’ora. Le 7:29.

Con uno sforzo si avvicinò alla grande finestra scostando le pesanti tende scure. Una luce improvvisa inondò la stanza e Rose rimase imbambolata a guardare fuori.

La sveglia segnò le 7:30 e la voce di un deejay irruppe nella stanza: “…non si vedeva una nevicata del genere da cinquant’anni, amici. Pare che tutte le strade siano bloccate da Alexandria a New York e che anche in città la situazione sia piuttosto difficile. Il Governatore in persona vi raccomanda, se vi trovate in una delle zone colpite dalla perturbazione, di rimanerevene in casa al caldo. Ovviamente per chi ha ancora il riscaldamento dato che le centraline elettriche stanno scoppiando una dopo l’altra come fuochi d’artificio il 4 luglio. Ma per i fortunati che possono ancora ascoltarci, la prossima è una canzone che vi scalderà il cuore, These are the special times e lei è l’usignolo del Quebec, Céline Dion. Se avete un fidanzato, un genitore, un famigliare o un gatto questo è il momento di farsi un po’ di coccole prima di affrontare questa luuunga giornata di dicembre”.


Le note della canzone iniziarono a riempire la stanza mentre Rose rimase a guardare dalla finestra. Tutto il giardino era sommerso da un mare di neve che continuava a scendere insistente. Qua e là, sotto lo spesso strato bianco, affioravano piccoli cespugli che sembravano sul punto di affogare in quel mare uniforme, mentre i rami degli alberi erano piegati fin quasi a toccare terra. La lunga strada che portava al paese era scomparsa, soffocata in quel bianco abbacinante. Si sentì sola.

“Rose! La colazione!” intervenne ancora la voce di una ragazza. Rose si allontanò dalla finestra, uscendo dalla stanza. Scese le scale oltrepassando una serie di ritratti di famiglia appesi alla parete con la tappezzeria a righe rosa e bianche. I genitori le sorrisero dalle cornici.

Attraversò l’ingresso in cui, accanto alla porta, era appeso un pesante impermeabile giallo sotto il quale si allargava una piccola pozza di acqua e fango.

“Pensavo non ti svegliassi più” la voce di sua sorella la raggiunse sulla soglia della cucina. La stanza era grande, luminosa, i mobili segnati dal tempo in legno chiaro. Sua sorella stava tirando fuori qualcosa dal forno. Quando si girò teneva, aiutandosi con un canovaccio rosso, una piccola torta ricoperta di mele fumanti. “Buon compleanno sorellona” disse sorridendo.

Rose rimase per qualche istante a osservare la torta senza dire niente. Poi guardò la sorella in viso: “Ma a che ora ti sei alzata?” chiese.

“Poco prima delle sei. Ma non fare quella faccia, sono così imbottita di caffè che potrei ridare elettricità a metà dello Stato”.

“Alex non dovevi…” cominciò Rose “…dovevi rimanertene a letto con questo tempo”.

“È il trentacinquesimo compleanno della mia sorellona, bisognava festeggiare. E poi non ti ho comprato niente, speravo di riuscire a prendere qualcosa stamattina mentre uscivo, ma tutto sommato credo che non uscirò” disse appoggiando la teglia sul tavolo e indicando la finestra con un cenno della testa.

“Non credo che uscirà nessuno oggi” commentò Rose “E grazie per avermi ricordato che sto diventando una vecchia zitella” borbottò sedendosi.

“Papà diceva sempre che non sarebbe importato a nessuno se non ci fossimo mai sposate, con i nostri cervelli avremmo avuto comunque successo” disse Alex cercando di togliere la torta dalla teglia.

“Papà era un po’ di parte, però” rispose Rose sorridendo “E il tempo passa e io divento ogni giorno più vecchia”.

“Capita a tutti, sai sorellona? Credo che si chiami “ciclo della vita”, ma dovrei controllare”.

“Mi sento già a metà, del mio ciclo della vita” disse Rose incrociando le braccia sul tavolo e nascondendovi il volto. Sussultò appena quando il bollitore prese a fischiare sbuffando vapore nella cucina.

Nel frattempo Alex aveva apparecchiato la tavola per la sorella. “Forza relitto umano, vedi se una fetta di torta e un buon te riescono a riportanti indietro di qualche giro del tuo ciclo. Se è venuta come dico io dovrebbe resuscitare i morti” così dicendo Alex tagliò una fetta generosa di torta, la adagiò con cura su di un piattino bianco con un sottile bordo blu e la offrì alla sorella.

Rose sollevò la testa e guardò la torta con attenzione “Ha un bell’aspetto” borbottò “E un buon profumo” disse annusando. Poi si sistemò sulla sedia e prese la forchetta.

Stava per infilare la posata nel dolce quando Alex le intimò di non muoversi.

“Ferma dove sei! Ho fatto accurate ricerche e questa torta non può essere mangiata senza questo tè!”

La ragazza versò l’acqua bollente nella tazza di porcellana blu. Subito salirono lunghi nastri di vapore profumato.

“Per lei signorina un delizioso tè nero indiano”.

Rose prese la tazza respirando quella sensazione di tepore che per un attimo le alleggerì il cuore.

Assaggiò la torta. La pasta frolla era morbida al contatto con i rebbi della forchetta, e uno strato di marmellata bruna la separava dalla copertura di mele tagliate a fettine sottili e adagiate con la massima cura sopra al dolce. Piccoli vapori salirono e si dissolsero velocemente fondendosi con l’aroma del tè.

“Attenta a non scottarti” disse Alex.

Rose fece una smorfia “Grazie mamma, ma non sono più una bambina… nel caso non lo avessimo già sottolineato abbastanza” e così dicendo si infilò in bocca la torta. Passarono alcuni istanti e Rose sgranò gli occhi iniziando a soffiare e a gesticolare con le mani.

“E dici di non essere una bambina” scherzò Alex.


“La parte di lingua che non si è ustionata dice che la torta è molto buona” disse qualche istante dopo Rose tagliando il secondo pezzo della sua porzione “Mele, vaniglia e… C’è qualcosa che non individuo” disse osservando la fetta di dolce.

“È una versione nuova rispetto a quella che faceva la mamma, ho aggiunto un trito di mandorle e un pizzico di zenzero” rispose Alex.

“Ah giusto giusto, lo zenzero si sente… buona” ribadì Rose.

“Devi assaggiarla con il tè, ho dovuto faticare non poco per trovare questo abbinamento”.

Rose prese la tazza di tè e fece scivolare il liquido tra le labbra. Un’esplosione di profumi si diffuse nella sua bocca per risalire, piano, fino al naso e scomparire lasciando il desiderio di averne ancora.

“É incredibile!” commentò con gli occhi sgranati.

“Lo so. Sarà il tuo regalo di compleanno”.

Rose guardò la sorella. Nella luce abbagliante che proveniva da fuori il viso di Alex sembrava più vecchio dei suoi venticinque anni.

“Alex, non avresti dovuto”.

“E invece sì, fai tanto per me. Mamma e papà sarebbero orgogliosi di te, ti adoravano, lo sai. Eri la loro preferita”.

“Non dire così così” rispose Rose abbassando lo sguardo.

“Tranquilla, lo so e mi sta bene. Io sono quella che ha la testa dura. Tu la brava sorella maggiore. Va bene così”.

Rose prese la mano della sorella “Volevano molto bene anche a te”.

“Certo. Non ho alcun dubbio. Ma tu sei quella che cerca di mandare avanti la baracca. Questo posto sarebbe caduto a pezzi se non fosse stato per te. Ti meriti una torta e un tè speciale”.

Rose annuì in silenzio.

“Da dove hai detto che arriva questo tè?”.

“Dal… aspetta devo leggerlo… Darjeeling. Credo sia una regione dell’India, o qualcosa di simile. Ti informo che è considerato un tè molto pregiato.” disse Alex rigirandosi la confezione verde acceso tra le mani “Aroma intenso e floreale. Il Darjeeling è considerato lo Champagne dei tè neri… non so se mi spiego.” concluse.

“É davvero ottimo”.

“Finisci la torta piuttosto”.

Rose fece un altro boccone. “Ma tu non la mangi?” chiese.

Alex scattò dalla sedia “Sei impazzita?” chiese passandosi le mani sui fianchi “Lì dentro c’è la mia dose settimanale di zuccheri. Non vorrai che tra qualche anno assomigli alla mia vecchia e grassa sorella” rispose con una faccia sdegnata.

Rose rise “No, hai ragione, basta un solo relitto in famiglia, tu salvati da questo tragico destino” disse continuando la colazione.

“Fortuna che dormo in soffitta, almeno il freddo mi mantiene giovane” ribatté Alex sistemando il resto del dolce in un porta torta.

Rose alzò lo sguardo dal suo piatto guardando ancora la sorella con dispiacere “Perché non sei scesa?” chiese.

“L’ho fatto, alle sei, in effetti. Ti dirò la verità, ti ho fatto la torta solo per avere una scusa per accendere il forno.” Disse Alex ridendo.

Rose si alzò. Andò accanto alla sorella portandole il piatto ormai vuoto della colazione in modo che lo potesse aggiungere agli altri che aveva iniziato a lavare. “Dai Alex, perché non vieni a dormire con me, fa freddo nella tua stanza, ci sarà un metro di neve sul tetto.”

“Mamma e papà hanno lasciato a te la stanza più grande. Io sopporterò con stoicismo” rispose Alex fingendosi altezzosa “Ma sopporterei meglio se il camino fosse acceso” continuò guardando la sorella con aria beffarda.

Rose sorrise “Immagino che la legna sia finita e che qualcuno dovrebbe andare nel capanno, attraversando una bufera di neve per prendere qualche ceppo, no?”.

Anche Alex rise “Ah, se solo ci fosse qualcuno così gentile da compiere questo gesto per una povera ragazza infreddolita che si è alzata all’alba per preparare una buonissima torta e abbinarla allo “champagne dei tè”…”.


“Sapevo che c’era la fregatura” borbottò Rose avviandosi alla porta. Raggiunse l’ingresso e indossò la giacca gialla e gocciolante sopra la vestaglia. Aprì la porta ed uscì sotto al portico dov’erano abbandonati due stivali verdi di gomma. Li indossò a piedi nudi. Poi alzò il cappuccio e si avviò verso il capanno sotto la fitta nevicata. La neve a terra era molta e la ragazza faticò a non farla entrare negli stivali. Raggiunse il capanno in pochi minuti. Si appoggiò alla porta con il respiro affannato. Chiuse gli occhi per un momento e una smorfia le passò sul volto. Gli anni stavano passando davvero. Avrebbe dovuto tenersi in forma seriamente.

Aprì la porta di legno scuro e umido. Il capanno era pieno di legna, così non ebbe quasi bisogno di entrare. Afferrò al volo qualche pezzo di legno sistemandoselo in braccio come poté. La legna era sempre stata così pesante?

Aveva il fiato corto e barcollava leggermente tra i centimetri di neve a terra e i chili di legna in braccio. Aprì e chiuse gli occhi una decina di volte. Doveva decisamente mettersi in forma.

Cercò di chiudere la porta con un gomito per non appoggiare la legna. Strinse i denti in un’espressione di dolore quando una fitta le attraversò il petto.

Si allontanò dal capanno continuando a sbattere gli occhi. Incespicò ad ogni passo nella neve che sembrava sempre più alta. Faticava a rimanere in piedi. Sembrava non raggiungere mai la sicurezza del portico. Il percorso che prima aveva fatto in pochi minuti ora le risultava molto più lungo. Guardò verso il nido sicuro che era la casa.


Sua sorella l’osservava dalla finestra. Aveva in mano una tazza di tè. Rose cercò aiuto con lo sguardo prima che le sue braccia scendessero piano e la legna si rovesciasse nella neve quasi senza rumore.

La ragazza compì ancora qualche passo verso la casa. Gli occhi si mossero come impazziti. Il respiro era diventato un rantolo. Rose guardò la casa nella quale era cresciuta e subito dopo cadde immobile nella neve.

Alex alla finestra finì il suo tè.

“Dio che freddo” disse rabbrividendo “sarà meglio che accenda il camino”.

Lorenzo
luglio 2020

#UnTèCon #tèLaRacconto

* Nota di Barbara: foto della mia amica Nathalie direttamente dal Quebec

2 risposte a "Un tè con… Lorenzo: Una fredda giornata"

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