Recensione libro “Il cielo sopra Darjeeling”

Viaggio intorno al tè recensisce un romanzo storico scritto da Nicole C. Vosseler

Dopo aver recensito un libro storico sul tè “Storie del tè” di Linda Reali, uno di ricette “L’ora del tè in Liguria” scritto da Sabrina Masnata de il Roseto di Murta, e un altro che mi fu spedito da recensire “Un tè con Mr Darcy” eccomi a farlo per un libro che mi è stato prestato.

Una mia carissima amica di lunga data, Orsetta, mi ha prestato questo libro dicendomi che era veramente bello ma io non ho l’abitudine di leggere romanzi e, quindi, mi sono presa un po’ di tempo per farlo e, purtroppo, ci ho pure messo anche un bel po’ per finirlo perché lo facevo nei ritagli di tempo.

Il cielo sopra Darjeeling

E’ un romanzo storico scritto dalla scrittrice tedesca Nicole C. Vosseler. La scrittrice è laureata in letteratura e psicologia e scrive romanzi storici. L’autrice si è ben documentata a scriverlo e menziona anche fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti. I due protagonisti della storia, invece, come scrive nella nota conclusiva del libro, sono personaggi di fantasia.

Il libro è molto descrittivo, ricco di particolari sulla natura, la cultura e tradizione indiana come gli arredi e l’abbigliamento.

Il libro inizia con i ricordi della protagonista Helena bambina in Grecia e del suo arrivo in Cornovaglia. Poi dopo vicissitudini familiari parte per l’India a bordo del piroscafo Kalika di proprietà di quello che sarebbe diventato suo marito Ian Neville. Durante questo viaggio il “domestico” Mohan Tajid cominciò ad insegnarle la lingua e la cultura come il Karma e i miti degli Dei indiani. Una volta arrivati a Bombay il viaggio prosegue in treno verso la città di Jaipur. Da qui il viaggio prosegue a cavallo verso il Rajputana per arrivare al palazzo che era del Rajah, il Surya Mahal, e ora di Jan Rajid. Qui i protagonisti si sposeranno per proseguire il loro viaggio verso il Darjeeling.

Il tè diventa protagonista

Qui il protagonista Ian comincia a raccontare del tè a Helena, della leggenda, della sua storia e della sua piantagione. L’autrice descrive in maniera precisa i fatti storici e che il territorio del Darjeeling sia il migliore dato che la zona offre il calore e umidità regolari, dati dall’alternanza del sole e della pioggia. Parla anche della nascita delle piantagioni di tè volute dagli inglesi e di quelle iniziate nell’Assam, grazie ai fratelli Bruce, a seguito della scoperta delle piante di tè selvatiche e della creazione dell’Assam Company nel 1839.

Nel libro viene menzionato che Ian imparò da bambino a conoscere la lavorazione del tè da un cinese che era stato assunto dal padre Winston. Il padre, disertore, era stato mandato in questa piccola piantagione remota dal direttore di un orto botanico, William Jameson. Il botanico è veramente esistito e si occupò realmente, su incarico del governo, di diffondere la coltivazione del tè in diverse vallate dell’Himalaya, tra le quali anche la valle di Kangra. Fu il direttore dell’orto botanico di Saharanpur.

L’autrice inizia a parlare del raccolto del solo germoglio e delle due prime foglie superiori di ciascuna pianticella, two leaves and a bud, e di metterle nella gerla che le donne portano nella spalle.

I lavoratori rispettavano l’attico detto che secondo cui l’anima del tè sta nelle mani delle raccoglitrici, mentre la manifattura ne definisce il cuore e il cervello e veniva fatto dagli uomini.

Darjeeling- Vijaybbn Macwan- Pixabay
Darjeeling- Vijaybbn Macwan- Pixabay

Una volta che le foglie vengono raccolte sono fatte appassire per renderle morbide e lisce. Il procedimento consiste nel distenderle in un sottile strato su un letto di juta, teso su alte griglie, tra cui circola l’aria calda finché le foglie perdono la metà del loro contenuto d’acqua. Successivamente vengono arrotolate senza farle rompere utilizzando pesanti rulli di metallo che ruotano gli uni contro gli altri provvedendo a frantumare le membrane cellulari delle foglie, liberando così le gli oli essenziali in esse contenute e facendo diventare la foglia, a contatto con l’ossigeno, ossidate e, quindi, scure. Una volta che le foglie vengono arrotolate vengono scosse su lunghi setacci e successivamente suddivise in base alla loro grandezza e tra quelle intere e quelle spezzate. Infine messe ad essiccare per una giornata.
E’ questa suddivisione che determina l'”orange pekoe” e il “flowery orange pekoe” oppure il “tippy golden flowery orange pekoe” che è il tè dove la punta di tutte le foglie ha una colorazione bruno dorata, caratteristica assai rara e, quindi, preziosa.

Si entra nella storia dell’India

Ad un certo punto il libro, attraverso la storia di alcuni protagonisti, racconta la storia indiana e della rivolta dei Sepoys avvenute nel 1857, i “moti indiani“. Nel libro viene ben raccontata la vicenda e anche del colonello Willoughby e dei suoi uomini che fecero saltare la polveriera il 12 maggio 1857.

I moti indiani erano iniziati a seguito di voci che dicevano che i bossoli di carta intorno alle cartucce dei nuovi fucili Enfield, un’arma più potente e precisa rispetto al precedente, fossero rivestiti con strutto di manzo, considerato sacro per gli Hindu, o di maiale, considerato impuro dai musulmani, per facilitare le operazioni di carica. L’estremità superiore della cartuccia doveva essere staccata con i denti, la polvere da sparo contenuta versata nella canna e poi il resto della cartuccia compresa la palla infilata con l’apposita bacchetta. Quindi pensarono che fosse un’azione fatta apposta per convertire tutti al cristianesimo. Gli ufficiali britannici provarono a smentirle e dissero che i Sepoy sarebbero stati riforniti con cartucce nuove in cui grasso sarebbe stato di cera d’api o di montone. Questo fece sì che che i Sepoy si convinsero che in precedenza fossero stati distribuite le cartucce con grasso di suino o di bovino e scoppiarono dappertutto proteste o piccoli ammutinamenti.

Queste rivolte crearono non poche ferite per tutti: popolo, Sepoy e inglesi. Ferite difficili da riemarginare.

Conclusioni

L’autrice riesce a far emozionare con le sue descrizioni paesaggistiche e raccontando la vita dei protagonisti. Riesce a farci fare un viaggio intorno al tè.

PS: articolo dedicato a Orsetta che mi è stata vicina in tantissimi momenti della mia giovinezza e che ha saputo vedere i miei cambiamenti. La mia seconda mamma.

#ViaggioIntornoAlTè #Tèmozioniamoci

Barbara
22 gennaio 2023

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youtube – Viaggio intorno al tè – Barbara Vola

2 pensieri su “Recensione libro “Il cielo sopra Darjeeling”

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