Il ritorno delle rose tè

Viaggio intorno al tè, nella figura di Sabrina, vi porta a scoprire le rose tè e la ricetta dei canestrelli

Se mi dovessero chiedere quali sono le mie rose preferite in questo momento, risponderei senza ombra di dubbio: le rose tè. Devo ammettere di essere un po’ volubile in campo di rose….le mie preferenze variano, a seconda della stagione e delle fioriture in corso e, pur essendo ormai a inizio inverno, le tè continuano instancabili a produrre i loro meravigliosi fiori dal fascino antico, quindi: a loro il primato nel mio cuore in questo momento.

Ne ho solo una nel mio giardino di casa, la bellissima rampicante Lady Hillington prodotta in Inghilterra nel 1910 e sempre molto apprezzata. Oserei dire che è una delle rose più popolari appartenenti a questa classe ormai un po’ persa di vista, ma che merita senz’altro di essere riscoperta per diverse ragioni: prima di tutto sono bellissime e sempre in fiore, inoltre richiedono poca manutenzione a livello di potatura e resistono bene anche alle temperature elevate. Unici difetti, se così vogliamo dire, sono lo spazio che occupano (infatti tendono a diventare cespugli anche molto grandi, quindi richiedono un giardino che le possa accogliere adeguatamente) e la tendenza a soffrire il freddo prolungato. Sono rose che prediligono il caldo, in poche parole, o meglio hanno sempre avuto questa fama, in parte smentita dall’esperienza diretta di alcuni appassionati giardinieri del Nord Europa, tra cui la scrittrice Elizabeth Von Arnim che in un suo scritto dei primi del 1900 dice:

“non c’è libro di giardinaggio che non releghi tutte le rose tè nelle serre, imprigionandole a vita, e privandole per sempre del respiro di Dio…ho fatto affrontare alle mie tè il vento del Nord, ma l’hanno affrontato sotto rami di abete e foglie, e neanche una ha sofferto, e oggi appaiono felici a godersela come qualsiasi altra rosa in Europa, ne sono sicura”.

Basta un po’ di pacciamatura, tutto sommato per avere rose tè felici anche in inverno, dunque lasciamole libere di respirare il ‘respiro di Dio’.. bellissimo, non trovate?

Le rose tè

Park’s yellow tea-scented China, Pierre Joseph Redouté

La storia di questa classe di rose mi riporta al post precedente dedicato a una delle rose cinesi considerata ‘capostipite’ di queste meraviglie insieme alla Park’s Yellow China che non sono ancora riuscita a reperire per il Roseto di Murta anche perché quella che è in commercio pare non essere proprio l’originale che vi mostro rappresentata dal pittore Redouté già citato in precedenza.

Dall’incrocio di queste due rose orientali con alcune varietà già note in Europa prima del loro arrivo ufficiale nascono, intorno al 1820, appunto le rose tè, così chiamate perché alcune di esse hanno un aroma simile a quello della nostra bevanda preferita (Specialmente la loro capostipite Hume’s blush tea-scented China di cui, come dicevo, ho parlato nel precedente articolo al quale vi rimando anche per ricordare che le rose chiamate ‘tea’, quelle con un grosso fiore su uno stelo rigido che acquistiamo recise, non sono quelle di cui stiamo parlando, in realtà).

Mrs Dudley Cross, William Paul and son, 1907

La grande diffusione delle rose tè si ebbe tra il 1830 e i primi anni ’20 del 1900 e furono prodotte soprattutto nel sud della Francia da ibridatori i cui nomi ritornano anche sulle etichette delle rose del nostro giardino: Nabonnand, Ducher, Schwartz. Sono state le regine dei giardini in epoca vittoriana, dunque, l’immagine stessa di quell’epoca contradittoria nella quale il tè è diventato l’emblema delle abitudini alimentari britanniche e non solo: chissà quanti garden tea parties si saranno svolti in un giardino traboccante di rose tè!

Marie Van Houtte, Ducher, 1871

Durante la Prima Guerra Mondiale, la fama di queste meraviglie declinò a causa della crisi economica che nei climi più rigidi rendeva difficile la manutenzione in serra di queste piante e soprattutto alla competizione con altri gruppi di rose che meglio rispondevano ai requisiti del mercato. E’ stato grazie al lavoro di alcuni studiosi appassionati tra cui il rodologo Graham Stuart Thomas e all’ibridatore Peter Beales se le rose tè non sono andate perdute e se oggi si possono ammirare anche nel nostro piccolo giardino che vuole contribuire alla loro conservazione. Anche la varietà delle rose è, infatti, un patrimonio da tutelare!

Marguerite de Fenelon, Gilbert Nabonnand, 1884
Il libro ereditato dal Dott. Rissone

Lo scorso anno, dovendo occuparmi di scrivere per il sito i testi sulla collezione che ospitiamo al Roseto di Murta, ho avviato una ricerca anche su questa classe di rose.  Non esistevano allora testi monografici in italiano su di esse facilmente reperibili e non sapevo da dove iniziare per approfondire il discorso rispetto a quanto scritto sui libri già in mio possesso. Un giorno, mi sono recata nel giardino di una persona speciale che purtroppo non c’è più: il Dottor Giuseppe Maria Rissone, collezionista di rose e grande appassionato di tè, tra l’altro, al quale abbiamo intitolato il nostro roseto. Dovevo prelevare alcune piante che il nipote aveva deciso di donare al nostro progetto. Prima di andare via, Lorenzo, si è ricordato di avermi messo da parte un paio di libri dello zio dedicati alle rose. Beh, crediateci o no, uno di questi era un bellissimo volume in inglese totalmente dedicato alle rose tè. Potete immaginare la mia emozione? Conservo questo volume con grande amore e rispetto perché, lo considero una sorta di eredità da parte una persona a me molto cara.

 Bere una tazza di tè, come insegnano Barbara e gli altri Sommelier è un’esperienza sensoriale, un atto di meditazione e lo è anche essere in presenza di una rosa, a mio avviso. Quando sono a lavorare nel Roseto di Murta in solitudine, spesso mi fermo davanti a uno di grandi cespugli di rose tè che coltiviamo e lo osservo con calma: guardo il fiore perfetto, nella sua interezza, i lunghi boccioli pronti a schiudersi; poi mi soffermo sulle sfumature dei petali abbondanti in ogni fiore che cambiano colore a seconda della stagione: in autunno sono forse più belle che in primavera. Passo poi a osservare i nuovi getti rossi che spuntano dalle ascelle fogliari, preannuncio di nuove imminenti fioriture e  noto il contrasto cromatico tra questi getti e il verde scuro delle belle foglie lucide. Da ultimo, mi avvicino e  solo allora annuso i fiori, lasciandomi inebriare dalla loro fragranza delicata che, a seconda della varietà, ricorda il tè o ha note fruttate, floreali, o più banalmente di rosa.  Fermarsi ad annusare le rose, come ricorda una famosa citazione, è davvero un momento di pura consapevolezza che ci mette in pace con noi stessi e con la realtà che ci circonda.

Rose Nabonnand, G. Nabonnand 1888

Siamo quasi a Natale, e la ricetta che vi lascio oggi è quella di un dolce tipico di Genova: i canestrelli che traggo, ancora una volta dal libro ‘L’ora del tè in Liguria‘ Sagep Editori. L’autrice, Rosella Sisto, è una dolcissima signora, attiva volontaria non solo de L’ora del tè, ma anche del Roseto di Murta al quale dedica parte del tempo non dedicato ai suoi amati nipotini Giorgia (anche lei autrice del libro a soli 12 anni) e Giosuè.

Canestrelli di Rossella Sisto

I canestrelli di Rosella Sisto

300 g di farina
200 g di burro a temperatura ambiente
100 g di zucchero
1 bustina di vanillina
1 tuorlo d’uovo
La buccia grattugiata di un limone biologico.

Procedimento
Sulla madia disporre la farina a fontana, unire zucchero, burro, vanillina, il tuorlo e la buccia di limone.

Lasciar riposare in frigo per almeno mezz’ora, quindi riprendere la pasta e stenderla dello spessore desiderato (Io mezzo centimetro). Tagliare i canestrelli con l’apposito stampo e disporli in una teglia imburrata e infarinata

Infornare per 15 minuti circa a 170°C

Buon Natale, amici del tè! Che sia un periodo sereno per tutti. Ve lo auguro con il cuore!

Sabrina
24 dicembre 2020

www.rosetodimurta.it
fb @dolceoradeltè
ig garlands_of_hearts
ig loradelteinliguria

13 pensieri su “Il ritorno delle rose tè

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