La rosa di Parson all’ora del tè

Nel nostro Roseto di Murta le rose cinesi e le rose tè (di cui vi racconterò presto), continuano instancabili la loro fioritura. Tra di esse, una in particolare non si ferma mai. Si tratta della rosa che, secondo gli studiosi, sbarcò in Inghilterra, forse, nel 1789 dopo una lunga traversata a bordo di un tea clipper della Compagnia delle Indie Orientali.

Parson’s Pink China

Chiudiamo gli occhi per un attimo e immaginiamo di trovarci sulle banchine del Tamigi, dove a fine ‘700, approdavano i velieri commerciali. Un brulicare di vita e frenesia che culminava con l’apertura delle stive dalle quali venivano sbarcate le casse contenenti le mirabilia delle terre lontane. Ad aspettare, in mezzo alla folla, anche gli incaricati di prelevare le nuove varietà botaniche in arrivo da tutto il mondo. E, tra di esse la rosa di cui voglio parlare oggi, la più nota tra le cinesi: Parson’s Pink China, più spesso conosciuta come Old Blush China.

Parson’s Pink China

Una pianta immediatamente riconoscibile agli occhi di un esperto, per la dimensione contenuta, il delicato profumo fruttato e per le sfumature dei suoi petali che vanno dal rosa intenso ad una tinta pallida, quasi bianca o argentata come qualcuno ama dire. Del resto, una delle caratteristiche comuni alle rose cinesi è l’intensificarsi del colore dei petali man mano che il fiore matura. Non è raro, dunque, scorgere su uno stesso fiore diverse tonalità di rosa.

Parson’s Pink China

L’arrivo in Inghilterra

Ci sono varie versioni che raccontano del suo arrivo in Inghilterra, ma quella che sembra essere maggiormente accettata dal mondo accademico vede tra i protagonisti Sir Joseph Banks, naturalista e botanico al seguito delle spedizioni del Capitano Cook che fu incaricato da Re Giorgio III di organizzare e dirigere quello che diventerà uno degli orti botanici più belli e importanti al mondo: Kew Gardens.
Fu probabilmente Sir Banks a far arrivare questa varietà di rosa dalla Cina, senza però riuscire a coltivarla e, quindi, a introdurla sul mercato. La nuova rosa arrivata dalla terra dei Mandarini fiorì per la prima volta nel 1793 (anno ufficiale della sua introduzione) nel giardino di  Rickmansworth appartenente a John Parson dal quale la rosa prese il nome.

Parson’s Pink China

Siamo in anni importanti per la storia d’Europa, del mondo e delle rose che, proprio come le idee, viaggiavano velocemente da un paese all’altro. Già nel 1798 la Parson’s Pink China arrivò in Francia nei vivai che rifornivano il meraviglioso giardino di Giuseppina Bonaparte, nel castello della Malmaison. Dalla Francia, questa rosa avventurosa e capostipite di una lunga dinastia, fu portata addirittura nel Sud degli Stati Uniti dove, come vi racconterò in seguito, diede origine ad una meravigliosa classe: le Noisettes. Sempre dalla Francia partì la prima Old Blush per arrivare sull’Isola di Bourbon (Réunion) dove contribuì ad originare le rose che presero il nome dall’Isola e dalla dinastia della casa regnante di Francia: le Bourbon, appunto.

Parson’s Pink China

Le rose e l’ora del tè

Si dice che le rose cinesi abbiano rivoluzionato totalmente il mondo della floricultura, un po’ come fece il tè in quello dell’alimentazione. E davvero fu così, come dimostra la storia di questo singolo esemplare che ci da l’idea della ricchezza e della varietà di rose che furono create dai vivaisti dopo la sua introduzione in occidente.

Per l’ora del tè,  oggi vi propongo un grande classico della cucina tradizionale della mia zona, in particolare di Murta, il borgo che ospita il roseto. La ricetta che ho scelto è quella di una carissima amica e ‘Signora del tè’ Maria Gabriella Calcagno, autrice di diverse proposte che trovate sul libro: L’ora del tè in Liguria, Sagep Editori.

Torta di zucca di Maria Gabriella Calcagno

Vi consiglio di abbinare a questo piatto un particolare, non a tutti piace, ma io lo trovo molto adatto ad accompagnare i piatti salati. Si tratta del Lapsang Souchoung che con il suo sapore affumicato, riesce a bilanciare al dolce della zucca. Per un piatto autunnale, dunque, ci vuole un tè che evochi con forza questa stagione magica, non trovate?

Torta di zucca alla murtese

di Maria Gabriella Calcagno

Ingredienti

per la pasta matta

250 di farina 00
40 g  di olio EVO
15 ml di vino bianco
100 ml di acqua frizzante
1 cucchiaino di sale fino

per il ripieno

600 g di zucca cotta
250 ml di panna liquida fresca
2 cucchiai di farina di mais
100 ml di latte
sale, pepe, olio EVO e noce moscata Q. B.

Procedimento

Per prima cosa verificare che la zucca cotta non sia troppo acquosa. Qualora lo fosse, scaldarla in una padella antiaderente per qualche minuto, mescolando, finché l’acqua non sarà evaporata e la polpa apparirà asciutta. Lasciare raffreddare.

Preparare la pasta matta, o sfoglia all’olio: mettere farina, olio, acqua, vino bianco e sale nel mixer, impastare per due minuti, poi trasferire l’impasto sulla spianatoia e a mano dare la forma della palla. Avvolgerlo nella pellicola trasparente e metterlo a riposare in frigo per mezz’ora.

 Accendere il forno a 200 gradi, ventilato.

Per il ripieno, mettere in una terrina la polpa di zucca e il latte, mescolare bene. Aggiungere la farina di mais, il sale, il pepe e la noce moscata. Mescolare ancora con cura.

Versare nel composto metà della panna liquida e mescolare ancora per ottenere un fluido omogeneo.

Tirare la pasta con il mattarello fino a ottenere una sfoglia sottilissima, aiutandosi anche con le mani.

Ungere abbondantemente una teglia rettangolare 30×40 e ricoprirla con la sfoglia, che dovrà essere semitrasparente. Lasciare sbordare la pasta, che sarà ritagliata in seguito.

Versare il ripieno sulla sfoglia, livellando con attenzione.

Versare la panna rimasta sul ripieno, irrorare con un filo d’olio e condire con sale e pepe.

Rivoltare i lembi della sfoglia sul ripieno in modo da creare una cornice, ritagliando l’eventuale eccesso.

Infornare per circa 25 minuti, usando anche la funzione “calore sotto” negli ultimi 10 minuti di cottura, per avere un fondo ben cotto. 

Spero che questo nostro viaggio alla scoperta delle rose e delle ricette per l’ora del tè in Liguria vi piaccia e che vogliate continuare a seguirmi anche nelle prossime tappe.

Sabrina
25 novembre 2020

Per altre ricette vi consiglio il nostro libro: L’ora del tè in Liguria, Sagep Editori.

Per saperne di più: roseto di Murta

2 pensieri su “La rosa di Parson all’ora del tè

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