Un fresco profumo di primavera

Ho il piacere di ospitare e di iniziare a collaborare con una collega che ho avuto il piacere di conoscere due anni fa a Lucca durante il suo evento Gong Fu Cha sul lago. Si tratta di Letizia del Magro Maestra di cerimonia del tè. In questi due anni abbiamo avuto modo di sentirci e di “vederci” via Skype parlando dei nostri progetti, desideri e scambiandoci anche due sane risate. Ero stata invitata da lei a partecipare al Festival delle Camelie che, purtroppo, è saltato.
Siccome non si può sapere tutto quello che ruota intorno al mondo del tè e quando conosci colleghe che possono integrare le informazioni, allora ben venga a chi crede nella collaborazione tra professioniste.
Concludo invitandovi a seguirla nella sua rubrica “L’arte del tè” ci guiderà nel bellissimo mondo delle cerimonie e dell’oggettistica.
Barbara #ViaggioIntornoAltè #Tèmozioniamoci

Monaco coreano il Venerabile Popchong Sunim

Questo è il mio primo articolo sul blog di Barbara e in un primo articolo sarebbe almeno opportuna una piccola presentazione dell’autore; eppure è così difficile scrivere di se stessi …

Chi sono io?

Sono semplicemente una persona a cui piace setacciare il matcha.
Potrei dire che seguo la Via del Tè, che ho una scuola dove insegno le cerimonie del tè, ma questo è… troppo.
In fondo chi sono io per dire di poter insegnare la Via del Tè?
Non sono nessuno.
Ogni giorno ho il privilegio di potermi alzare pensando che la vita, attraverso il tè, mi insegnerà molto: verrò in contatto con persone di valore, studierò e imparerò dai miei stessi allievi.
Eppure il mio più grande privilegio sarà poter setacciare il matcha che userò in questa giornata.

Setacciare il Matcha

Molti anni fa, quando la mia Maestra mi chiese per la prima volta di setacciare il matcha, pensavo solo che fosse un compito umile e ingrato. Dovevo perdere del tempo solo a togliere grumi a della polvere di tè e una volta setacciata dovevo inserirla con precisione dentro il natsume (il contenitore laccato per trasportare il matcha) e lisciarne tutta la superficie con una piuma, fino a che non venisse rappresentata una dolce collina verdeggiante di impalpabile liscia polvere.
Tutto questo doveva essere eseguito con precisione e velocità stando, in cucina, in ginocchio su gambe già doloranti a causa dell’essere stata in posizione “seiza” per molte ore.
L’unica cosa che mi rinfrancava dallo sforzo era il magico colore verde smeraldo della polvere di tè e il suo odore unico e inebriante: una ventata di fresco profumo di primavera.

Con il passare degli anni setacciare il matcha era diventato una consuetudine, la tecnica era più precisa e veloce, le ginocchia facevano ancora male, ma il profumo del matcha mi faceva “sentire a casa” e mi riportava con la mente esattamente a dove dovevo essere: qui.
Quanti ricordi sono legati all’atto di setacciare il matcha e al suo incredibile profumo! Sono stati passati al setaccio desideri, paure, inadeguatezza, errori e successi…

Oggi esistono ancora i sentimenti di paura, inadeguatezza, desiderio, ma non posso permettermi di esprimerli: gli allievi devono avere di fronte a loro una figura di riferimento salda e stabile su cui sentano di poter fare affidamento nel percorso lungo la Via del Tè.
E allora come gestire questi sentimenti contrastanti?
Ancora non lo so. Forse, come nel wabi-cha (l’antica filosofia giapponese sull’estetica del tè) accettando l’imperfezione come parte della natura umana e proseguendo lungo la Via.
O forse continuando ogni giorno a setacciare con riconoscenza il mio matcha senza dimenticare quello che sono e quello che vorrei essere.

Sì, perché alla fine vorrei essere solo quella ventata di fresco profumo di primavera che “ti fa sentire a casa”.


Letizia
17 novembre 2020

#LArteDelTè

3 risposte a "Un fresco profumo di primavera"

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