Uganda terra di gorilla e di tè

Un anno fa Omar di Vagamentè mi ha invitato a parlare dei Gorilla che rischiano di scomparire a causa delle piantagioni di tè in Uganda. Eccomi qui a portarvi con me in questo viaggio alla scoperta delle piantagioni di tè in Africa.

La prima piantagione di tè in Uganda

le prime piante di tè vennero piantate intorno al 1900 nel giardino botanico di Entebbe, mentre la prima piantagione di tè ad uso commerciale iniziò intorno al 1920 e da lì a poco vi fu un aumento della domanda di esportazione e i proprietari europei e asiatici invitarono i piccoli produttori a crescere in modo da aumentare la loro capacità produttiva.
Nel 1955 venne creata la compagnia privata “Agricultural Enterprises Limited (AEL), di proprietà di “Uganda Development Cooperation (UDC), per sviluppare le piantagioni.
Nel 1966 venne creato un organo parastatale chiamato “Uganda tea growers cooperation (UTGC)  per spingere le associazioni di produttori di formare Cooperative per acquisire processi aziendali. Vennero creati  le piantagioni a Igara, Mpanga, Mabale e Kayonza.

Inoltre, anche i privati iniziarono a coltivare il tè e la coltivazione divenne la principale fonte di guadagno grazie all’esportazione.

L’Uganda è il terzo maggiore produttore dell’Africa orientale dopo il Kenya e il Malawi e il tè è la terza fonte di guadagno. L’industria del tè, in Uganda, fa lavorare circa 60 mila persone. Il 46% della lavorazione è dato dai produttori privati e il resto dai piccoli produttori.
Come nota informativa il Kenya è il  terzo produttore mondiale, il primo è la Cina e il secondo è l’India. Il tè fa lavorare in Kenya 560.000 persone.

Il Paese è situato subito sopra all’equatore e c’è il sole in abbondanza con piogge abbondanti durante due periodi dell’anno. Le piantagioni si trovano dai 792 ai 1767 metri e il tè si raccoglie tutto l’anno con l’uso delle cesoie. Il 46% del raccolto proviene dalle grandi piantagioni (28) mentre il restante dai piccoli produttori (circa 15.000). Viene prodotto il tè nero CTC (Crush, Tear, Curl che significa schiacciare, strappare e arricciare), ovvero il tè per le bustine.

Il tè come coltura tampone

In Uganda esiste il Parco nazionale di Bwindi che ospita tantissime specie animali tra mammiferi e uccelli, farfalle e 1000 specie di fiori. Tra questi ci sono circa 400 gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) che corrisponde a quasi la metà della popolazione mondiale e che sono considerati in via di estinzione.

Il parco è circondato da appezzamenti agricoli che i gorilla razziano. Per ovviare al problema hanno provato a piantare le piante di tè ai confini del Parco ma questo non ha impedito di porre fine alle incursioni dei gorilla in quanto le piante erbacee, vicino alle piante del tè, attiravano i gorilla che se ne cibano mentre non mangiano le foglie del tè.

Il problema delle incursioni non è dato solo per i danni ai raccolti e, come conseguenza, le perdite finanziarie, ci sono anche i danni fisici nei confronti della popolazione locale ma anche nei confronti dei gorilla stessi in quanto posso contrarre malattie dagli esseri umani o dal bestiame.

Uno studio del 2015 ha dimostrato che se le piante di tè sono piantate come monocoltura queste proteggono dai gorilla. Se vengono messe, come aveva fatto la popolazione locale, anche piante erbacee e piante da frutto, di cui i gorilla sono attratti,  questo farà sì che la barriera cuscinetto non funzioni come non funziona una recinzione con enormi  buchi. Bisogna fare in modo che le colture erbacee non proliferino molto.

La deforestazione di Kafuga 

Come in ogni cosa c’è sempre un rovescio della medaglia. Se da una parte intorno al Parco Nazionale di Bwindi, patrimonio mondiale dell’Unesco,  sono usate le piantagioni di tè per salvaguardare le coltivazioni, l’uomo e i gorilla, dall’altra parte abbiamo anche persone che distruggono la foresta pluviale di Kafuga per l’agricoltura e vengono piantati nuovi alberi di tè per creare la zona cuscinetto. 

Migliaia di persone che vivono vicino ai terreni agricoli adiacenti alla foresta Kafuga dipendono dalla foresta stessa per il cibo, medicine, acqua, legname e acqua pulita.
Questa foresta non ha più gorilla ma ha una vasta gamma di animali tra cui scimpanzé e uccelli rari, oltre naturalmente agli alberi. 
Quindi non è solo a rischio l’ecosistema ma anche l’uomo che vive vicino e i gorilla che abitano nel Parco Nazionale di Bwindi.

Quattro anni fa è stata lanciata una campagna per salvare la foresta di Kafuga. I politi locali e le compagnie del tè stanno incitando sempre di più a disboscare la foresta per poter piantare altre piante di tè. Il Governo sovvenziona la coltivazione del tè in quanto il mercato di esportazione è sempre più prezioso. 

L’UNESCO ha voluto precisare che se si abbatte la foresta di Kafuga si avrebbe un’aumento della popolazione e l’invasione agricola sarebbe una grande minaccia per tutti gli abitanti della foresta: elefanti, antilopi, babbuini, farfalle giganti, scimmie e uccelli. 
L’International Tree Fondation ha dichiarato che il governo ugandese è un firmatario degli obiettivi di sviluppo sostenibile e di fermare la deforestazione, ripristinare le foreste degradate e aumentare sostanzialmente il rimboscamento. Ha, inoltre, aggiunto che questa è una grande opportunità per il Ministro dell’Ambiente per ripristinare la foresta e implementare attività alternative che generano reddito per la popolazione locale attraverso l’agro-forestale.

Barbara,
24 agosto 2020
#ViaggioIntornoAlTè 
#GorillaDiMontagna #Uganda

8 risposte a "Uganda terra di gorilla e di tè"

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      1. Io avrei la faccia appiccicata al finestrino dell’aereo h24 per vederne l’immensità! Per non parlare dei giorni trascorsi tra colori, profumi, suoni, … e del meraviglioso cielo stellato notturno! E chi ha tempo di dormire! “Aspettando l’aereo” … possiamo vedere a casetta i documentari (per non parlare dei libri !!!!😍) anche questi servono a farci viaggiare (e conoscere), quindi “prepariamo la valigia” e … buon viaggio!🥰😘👋👋

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