Un tè con Lorenzo….. Un sorso di problemi

Oggi ho il piacere di ospitare per la prima volta nella rubrica “Uno spazio per te” un ragazzo di Parma, Lorenzo

Viviana sedeva in veranda. Le cicale frinivano monotone da qualche parte nel giardino in cui si aprivano macchie di erba secca. Non pioveva da settimane e l’aria era torrida e soffocante nelle ore più calde. Viviana si mosse sulla sedia per versare l’acqua bollente nella tazza sbeccata. La sedia, o forse la casa intera scricchiolarono.
“Quante cose vecchie” pensò Viviana. Ma una voce nella sua mente le suggerì che nemmeno lei era più tanto giovane.
Non rispose a quella vocina dispettosa. Sapeva di non essere più una ragazzina. O no? Guardò le foglioline di aprirsi piano nel colino e respirò il profumo di posti lontani che non aveva mai visto.

Era finita come sua madre. Aveva fantasticato per anni su dove avrebbe voluto viaggiare, su cosa le sarebbe piaciuto vedere, su chi avrebbe potuto incontrare. Ma tutti quei “voluto”, “piaciuto” e “potuto” erano rimasti in
attesa di un tempo che non sarebbe mai giunto, per un motivo o per l’altro.
“Che antipatico il tempo” si disse ancora Viviana “Ti ricorda che scorre solo quando è certo di esserti sfuggito”.

Sollevò adagio il colino guardando quelle piccole foglioline raccogliersi tutte insieme, strette strette. Le mise da parte, le avrebbe usate una seconda volta. Non le piacevano gli sprechi. E non amava il tè troppo carico. Quello che le dava davvero piacere era il tè “al pensiero”, diceva sua madre. Immerso nell’acqua giusto il tempo di un pensiero, appunto. Non c’aveva mai riflettuto a fondo, ma ora si rendeva conto che era un po’ come bersi i propri pensieri. Il più delle volte i pensieri sono preoccupazioni, o almeno i suoi lo erano, per cui non c’era niente di meglio che scacciarli bevendoseli.

“Alla faccia vostra”, sorrise Viviana prendendo la tazza. Era una vecchia tazza sbeccata. Apparteneva a sua madre, come tutto il resto. Bianca, di porcellana. Era la sua preferita. E ora era la preferita di Viviana.
Il vapore le salì alle gote già rosse per il caldo. La gente in genere non capiva perché si ostinasse a bere il tè caldo anche in piena estate. Tanto per cominciare le piaceva, e già questo avrebbe dovuto tenere a bada i
chiacchieroni. Proprio non volevano capire che quella straordinaria bevanda calda la aiutava a sudare rinfrescandola. Problemi loro, che si bevessero le loro bibite zuccherate e ghiacciate. A lei non sarebbe certo
venuta una congestione. E neanche il diabete.
Viviana appoggiò la tazza alla bocca raggiungendo con le labbra il tè per assicurarsi che non fosse troppo caldo. Va bene che non doveva freddarsi, ma nemmeno ustionarla. Bevve il primo sorso. Fece roteare in bocca per un attimo il tè prima di deglutire. Il liquido scese, caldo, nella sua gola. Le rimase in bocca un sapore che amava.

Non era un’intenditrice, per tutta la vita aveva bevuto la stessa marca. Mai sua madre avrebbe tollerato che si bevesse altro in casa. La comprava sempre dallo stesso droghiere, la stessa scatola di latta rossa con le
foglioline di tè sul coperchio. Ne avevano consumato così tanto negli anni che praticamente quella confezione così confortevole era diventata a tutti gli effetti un’inquilina della casa. In ogni cassetto c’era qualche ninnolo,
qualche ditale, qualche spilla, conservata in quella scatolina. Viviana sorrise tra sé pensando che se avesse mai dovuto fare un trasloco aveva già tutto impacchettato.
Il profumo le rimase in bocca diventando aroma e la sua fronte si imperlò di sudore. Che magia.

Viviana non si era mai mossa dal paese e per tutta la vita le aveva tenuto compagnia una confezione di foglie secche provenienti dall’altra parte del mondo che consumava come facevano da secoli persone dagli usi più
disparati. Se non era viaggiare quello!
Sapeva che esisteva un rituale ben preciso per bere il tè. E lei lo rispettava scrupolosamente. Solo che non era quello conosciuto da tutti, era il suo rituale, quello che le aveva insegnato sua madre. Più una tradizione che un
rituale, a ben guardare.
Di preciso non sapeva cosa distinguesse un rituale da una tradizione, ma tutto sommato si disse che aveva poca importanza la filosofia. Bevve l’ultimo sorso di problemi e si alzò dalla sedia.
Sua nipote stava per uscire da scuola e doveva andarla a prendere. Il giorno prima la piccola le aveva chiesto se poteva bere il tè con lei con la merenda.
Viviana prese con cura la tazza e il colino. Quella tazza aveva davanti a sé ancora molti problemi da accogliere.

Lorenzo
6 giugno 2020

#UnoSpazioPerTè #UnTèCon #ViaggioIntornoAlTè #Tèmozioniamoci

2 risposte a "Un tè con Lorenzo….. Un sorso di problemi"

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