Si salpa verso il Sol Levante: levate… i coperchi!

La Kyūsu, come saprete, è forse la teiera più utilizzata dai giapponesi per infondere il tè. Essa si compone essenzialmente di un corpo principale, solitamente dalla forma leggermente appiattita e circolare, un manico posto

a 90° rispetto al beccuccio ed un coperchio, come qualsivoglia teiera.

Negli ultimi anni, nondimeno, è entrata in scena una particolare ed eccentrica kyūsu la quale spicca, se non per bellezza, quantomeno per singolarità nelle vetrine dei rivenditori e nelle collezioni degli appassionati: una teiera… senza coperchio! Si tratterà di un

a moda contemporanea, priva di logica e volta esclusivamente a soddisfare canoni estetici o vi sono ragioni profonde alla base di tale innovazione? Scopriamolo insieme!

Futanashi 3

“Com’è fatto?”

Le cosiddette futanashi kyūsu 蓋無し急須, dall’unione di futa 蓋 (coperchio) e nashi 無し(senza), sono plasmate in maniera simile alle loro controparti tradizionali ma con qualche dettaglio di design, per così dire, lievemente diverso.

Futanashi 1
Una futanashi kyūsu.

Vi accorgerete infatti, maneggiandone un esemplare od anche semplicemente osservandone una foto, di come il beccuccio sia posto a sfioro della bocca superiore. Parimenti, quest’ultima non è di forma tondeggiante ma semicircolare a causa di una rientranza che pare volere proseguire la forma sferica del corpo. Tali accorgimenti, com’è facile intuire, servono per facilitare il travaso dalla teiera alla tazza: non avendo a disposizione il coperchio, infatti, il rischio sarebbe quello di rovesciare il prezioso contenuto nell’attimo in cui cerchiamo di versarlo.

Perché?

Ora giunge la vera domanda: per quale ragione creare una teiera senza coperchio? Sicuramente, le odierne tendenze estetiche minimaliste giocano un ruolo importante nella scelta operata ma non costituiscono l’unica ragione alla base della stessa.

Come vedremo, vi sono diversi motivi per preferire o soltanto provare l’utilizzo della futanashi kyūsu, invenzione relativamente recente e che deve la propria nascita sia a ragioni tecniche sia ad esigenze più pratiche o di mercato.

Tè in viaggio

Oggigiorno, viaggiare è diventata un’attività indispensabile non soltanto sul piano turistico ma anche quotidiano: di fatto, sempre più spesso il luogo di lavoro non si trova vicino alla nostra casa o, molto più semplicemente, è la mansione stessa a richiedere spostamenti frequenti.

I tealovers hanno dovuto adattarsi alla frenetica vita contemporanea, trovando espedienti per portare il tè sempre con loro. Di certo, una kyūsu priva di coperchio risulta un oggetto più resistente e maneggevole, un pezzo unico in grado di fare risparmiare sia spazio in valigia, sia precauzioni per l’imballaggio il quale, in presenza del coperchio, dovrebbe avvenire in maniera più accurata.

Lavaggio

Chiunque abbia mai preparato una tazza di tè sa bene come, subito dopo la sessione, l’intera attrezzatura debba essere lavata il prima possibile. Anche in questo caso, la futanashi presenta un’incredibile facilità di manutenzione mettendoci al riparo dall’evenienza che, durante l’operazione di pulizia, il coperchio possa cadere e rompersi.

Vista

Passando agli aspetti inerenti alla qualità della preparazione del tè, il primo aspetto da sottolineare è indubbiamente lo spettacolo visivo che la teiera in questione è in grado di donare.
Specchiandoci nell’imboccatura, priva di copertura, avremo la possibilità di godere appieno dell’infusione, osservando le foglie nel loro lento dischiudersi, lasciandoci affascinare dalle tinte che, a poco a poco, si profonderanno nell’acqua.

Profumi

L’assenza del coperchio, d’altro canto, non solo permette di visionare e monitorare le foglie nell’arco dell’infusione ma, allo stesso tempo, di percepire meglio gli aromi sprigionati con le loro eventuali evoluzioni nel tempo nonché di inondare la stanza stessa con tali fragranze, concetto che richiama l’utilizzo dell’incenso per aromatizzare la stanza agli albori del wabicha. Takeno Jōō, fondatore del complesso rituale, elaborò le proprie regole anche a partire dal kōdō 香道, la “via dell’incenso”.

Foglie che respirano

Dopo la prima infusione, talvolta si tende a porre il coperchio sulla teiera vuota, in attesa delle tazze successive: nondimeno, tale operazione inficerebbe in parte il risultato finale qualora aspettassimo troppo tempo tra una bevuta e l’altra.

Dopo essere state bagnate, le foglie conoscono infatti un decadimento organolettico piuttosto rapido e, se racchiuse, possono generare maggiore astringenza. Il ricircolo d’aria consentito dalla futanashi, pertanto, consente una migliore conservazione di quest’ultime.

Temperature

Essendo il liquido esposto all’ambiente circostante, la sua temperatura tenderà a diminuire più rapidamente. La dispersione del calore, in generale, è considerato un fattore negativo che potrebbe indebolire il sentore del tè ma, per quanto riguarda la produzione giapponese, si tratta di un punto a favore.

I tè giapponesi, come sapete, prediligono temperature basse diversamente dalle loro controparti provenienti da altri Paesi: più l’acqua sarà fredda, più il caratteristico sentore umami verrà esaltato e l’amarezza diminuita, a patto che i tempi d’infusione siano sufficientemente lunghi.

Kyūsu tradizionale o futanashi?

Quale dei due contendenti scegliere? La verità, come sempre, sta “nel mezzo”… non c’è una vera e propria risposta, tutto dipende da cosa stiamo cercando di ottenere.

Da un lato, come abbiamo visto, una teiera futanashi è ottima in caso di spostamenti e consente di godere appieno di ogni fase della degustazione. D’altro canto, temperature basse e l’assenza del coperchio rendono aromi e sapori meno definiti, più difficili da captare, e generano una bevanda certamente complessa ed umami ma anche con meno corpo e personalità.

Futanashi 2
Una kyūsu tradizionale.

Parimenti, se desideriamo un tè dai sentori più concentrati, maggiormente avvolgente, tradizionale ed “austero”, con quel pizzico di delicata amarezza e soave astringenza che caratterizzano i tè giapponesi, faremmo meglio a seguire la tradizione, optando per l’utilizzo della tradizionale kyūsu.

Voi che tipo di tealover siete? Preferite immergervi nella frenesia e cogliere un effimero istante di bellezza oppure, come insegna Alice nel paese delle meraviglie, “fermare il tempo”, anche solo per un istante, e perdervi nella preparazione di una tazza di tè?

Omar.
1 febbraio 2020
#UnTèAlSolLevante

3 risposte a "Si salpa verso il Sol Levante: levate… i coperchi!"

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  1. Ciao Omar per me credo che la scelta sia più che scontata, oggi tutti costantemente di corsa dove anche il cucinare per certe persone è un peso. Io una persona vecchio stampo piatti fatti in casa dolci fatti in casa, dove cerco la complicità delle mie ragazze. Sedersi a tavola mangiare con calma ciò che si è preparato gustarne i sapori senza farsi distratte, così lo è per il tè, merita tutta la sua attenzione la preparazione l’infusione e il sorseggiarlo con calma perciò per me teiera con coperchio. Calma silenzio e riflessione.

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    1. Eh già, la tradizione ha qualcosa di umano, riesce a connettersi nel profondo alla nostra emotività.

      Peró, Katia, ti invito a dare una chance anche all’innovazione: alle volte, essa puó sorprenderci o, se non altro, allargare la nostra esperienza! 😉

      "Mi piace"

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