Un tè con Jali – Il tè senegalese

Oggi ho il piacere di ospitare Nada una signora che mi legge e che ha colto l’invito per scrivere nello spazio per te, uno spazio dedicato a voi amici del tè.
Nada è una signora calabrese e lei è la dimostrazione come anche nel nostro amato Sud d’Italia si beve il tè accompagnandolo leggendo innumerevoli libri.
Nada adesso è in pensione e ha fatto un lavoro di responsabilità, insegnante di lettere nella Scuola Media. Mamma di 6 figli e adesso è nonna di 6 nipoti.

Un tè con Jali: il tè senegalese

E’ arrivato con la sua lunga tunica, a grandi righe colorate. Noi, appena alzati, in cucina cercando di svegliarci. Ancora poco inclini alla conversazione. Jali è arrivato portando in una mano la teiera e nell’altra due cartocci: tè e menta.
“Hai detto che volevi bere il tè senegalese. Sono pronto”.
E sì, in effetti quando Maurizio ci ha portato a conoscere Jali, il suo amico musicista senegalese, avevo espresso questo desiderio. Non immaginavo che fosse esaudito in così breve tempo.
“Sedetevi”, ci dice Jali con un gesto ampio e perentorio del braccio che ci trova subito tutti obbedienti, Enzo, Francesca, Maurizio ed io.
Da quel momento Enzo, Francesca ed io non ci alzeremo più dalle nostre sedie. Maurizio no, che già vaga fra la cucina e le altre stanze e ogni tanto fa capolino e dice “Tutto bene? Io l’ho già fatta un sacco di volte l’Ataya con Jali”. Ce lo poteva dire, ci poteva preparare al fatto che la cerimonia del tè senegalese sarebbe durata due ore.
Dimenticate a questo punto ogni regola che avete appreso e ogni gusto di tè che avete conosciuto. Dimenticate tutto quello che avreste dovuto normalmente fare in un inizio di ordinaria quotidiana giornata, dimenticate il tempo e le sue esigenze. Jali con destrezza versa dall’alto il tè in un bicchiere e poi lo riversa in un altro e ripete questo travaso per innumerevoli volte senza mai versarne una goccia.

Senegal Ataya Tea

Nero come la morte“, dice Jalì e Amaro come la morte penso io. Lo beviamo con un certo sforzo.
E’ destinato agli uomini, è il primo tè, quello dei potenti. Ci spiega.

Arriva intanto Maria Elena pronta per andare a lavorare e come al solito affannata fra borse da chiudere, ricerca disperata di chiavi, telefonino, borsellino e quel qualcosa di indispensabile che le viene in mente all’ultimo minuto: il tutto sui suoi tacchi dodici, “ideali” per il cantiere dove è diretta.
“Fermati a prendere un tè”, le dice Jali e lei, l’ingenua, tende la mano e beve eroicamente con un sorriso e poi fa un cenno circolare di saluto ma, “No, non puoi andartene, se hai bevuto quello della morte devi per forza bere gli altri due”, l’ammonisce Jali. “Ma devo andare a lavorare, sono già in ritardo”. (Insiste l’ingenua)

Il secondo è dell’amicizia, invita da aprirsi agli altri, a conversare, a stare insieme. Sarà per lo choc del primo, ma questo ci riconcilia con la vita ed anche con Jali ed ascoltiamo con piacere la storia della sua famiglia, del padre autorità religiosa del suo paese, delle sue due mogli, dei fratelli musicisti , delle sorelle e della loro vita chiusa, e non ci sembra strano niente. Raccontiamo di noi e non gli sembra strano niente.

Il terzo tè è chiaro e dolce, molto dolce. Come l’amore, questo è per tutti, per gli uomini le donne e i bambini , a questo non si può rinunciare.

Anche Maurizio si è seduto e ora beve lentamente pur continuando a leggere il suo libro. Maria Elena è rilassata e sotto il tavolo si è sfilata le scarpe. Enzo ha messo un braccio sulle spalle di Jali, Francesca parla e questa, a questa ora, è una novità. Io penso che è veramente una bella giornata, un buon inizio di giornata e che il resto può aspettare.
Cosa stai leggendo? chiede Jali a Maurizio.
“Sul buon uso della lentezza” di Pierre Sansot. Sentite che dice la quarta di copertina:

“La lentezza si riconosce dalla volontà di non accelerare i tempi, di non lasciarsi mettere fretta, ma anche di aumentare la nostra capacità di accogliere il mondo e di non dimenticarci di noi stessi strada facendo”.

Non mi resta che ringraziare Nada per aver condiviso con noi questo suo momento di vita privata e Jali per averci fatto scoprire il significato del tè senegalese.
Il tè è questo condivisione, apertura, amore verso il prossimo.

Buon #ViaggioIntornoAlTè e #Tèmozioniamoci #UnTèCon
Nada

22 settembre 2019

17 risposte a "Un tè con Jali – Il tè senegalese"

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