Kyobancha 京番茶: il dono dell’inverno

Prefazione

Omar vi ha scritto nel suo primo articolo Come i giapponesi conobbero il tè: tra mito e storia come ci siamo conosciuti. Quando ho ricevuto la sua mail

gli ho subito risposto, come lo feci con l’altra ragazza che mi aveva contattato per essere intervistata per una una tesi per la Bocconi.
Penso che bisogna dare l’opportunità ai giovani e mai considerarli come una perdita di tempo ma una risorsa.

Taijitu Yin e Yang

Sono molto grata che lui mi abbia contattato perché ci completiamo, come lo Yin con lo Yang, ovvero il simbolo del Taijitu, comunemente chiamato TAO. Pino Ferroni, il mio Maestro, ci diceva che all’interno di un’azienda ci vogliono persone che si completino, in base alle competenze di ognuno, e che siano in grado di non entrare nella competizione, di non cadere nei classici meccanismi di rivalità, di gelosia.

Quando gli ho proposto di scrivere nel mio blog non sapevo della sua bellissima capacità di narrare, di entusiasmare, sapevo solo, e mi bastava, che era una persona precisa, qualità che si evinceva nella tesi che mi aveva dato da leggere. Si capiva che per scriverla si era documentato leggendo tantissimo. Da allora ho aperto il mio blog agli amanti del tè, creando la rubrica Uno spazio per te, per permettere a chiunque di scrivere, di avere uno spazio, una possibilità. Perchè, come ho riportato in quest’articolo Pensiero di un monaco coreano sul tè ,

“Per sua natura, il tè non pone problemi, non discrimina e non fa differenze. Semplicemente, è”.

Buona tazza di tè, Barbara

poeta cinese Qu Yuan
Disegno cinese che rappresenta il poeta cinese Qu Yuan

Siamo ormai prossimi a dicembre e già cominciano a fare capolino dalle case le prime luminarie: nell’aria c’è un odore di braci e legna arsa, le vie brulicano di rivenditori di caldarroste e sono animate da addobbi, canzoni tradizionali e, di tanto in tanto, da qualche buffo omino con la barba bianca e il cappello rosso attorno al quale si radunano, attratti dai loro sogni, frotte di bambini scalpitanti.

Spesso l’anno non sembra nemmeno essere iniziato eppure, anche questa volta, è già natale! Nel corso degli anni la natività ha cominciato ad essere celebrata in gran parte del mondo, anche da popoli di fede religiosa differente, e la ragione risiede, a parere mio, nel reale significato della festività: essa non rappresenta tanto la nascita di Cristo tanto quanto un sentimento universale ossia l’amore e la fratellanza.

Riunirsi attorno a un camino, una tavola o quant’altro, ristabilire e rafforzare i propri legami affettivi è una pratica che rafforza la nostra identità e colma il nostro cuore di gioia pertanto, a meno che non siate come il “Grinch” (protagonista del racconto in rima “How the Grinch Stole Christmas!” del Dr. Seuss nonché dell’omonimo e ben più famoso adattamento cinematografico diretto da Ron Howard nel 2000), celebre personaggio immaginario noto per odiare la festa in questione, non potete non amare il natale! E, se anche dovreste ricadere in uno di quei rari casi che fanno eccezione alla regola, sappiate che, in ogni caso, alla fine anche la buffa bestia verde cede alla tentazione e apre il suo cuore ai concittadini…

Perfetto, ora vi starete domandando il perché di un’introduzione simile: non siamo forse qui per parlare di tè? Ecco, il fatto è che il Giappone è un po’ come il Grinch: che ci piaccia o meno, nel Sol Levante il natale, perlomeno come da noi inteso, semplicemente… non esiste! Già, i cittadini giapponesi considerano le date della natività alla stregua di giorni ordinari relegando i festeggiamenti alle sole coppie di innamorati e alle famiglie con bambini le quali colgono l’occasione per concedersi una cena fuori porta: la meta più agognata, che ci crediate o meno, sono i fast-food che servono pollo fritto! Celebre, a tale proposito, il successo in territorio nipponico della catena americana KFC- Kentucky Fried Chicken, ormai divenuta vera e propria parte dei riti celebrativi tradizionali. Aggiungete a tutto quanto il fatto che l’attuale Tennō tanjōbi 天皇誕生日 (compleanno dell’imperatore), considerata vera e propria occasione di festa, cada casualmente in data 23 Dicembre e non sarà difficile capire perché i due giorni successivi passino in secondo piano.

Kyobancha 2

Tralasciando qualche lacrima amara e sorvolando sulla discutibile “kurisumasu-keeki” (christmas cake) a base di sola panna e fragole noi tea-lovers abbiamo, in fondo, di che consolarci: alla fine dei conti anche il Giappone, forse mosso da compassione, un regalo sotto l’albero ce lo lascia e si tratta proprio del Kyobancha!

Kyobancha

Il Kyobancha è un tè regionale prodotto esclusivamente nei pressi di Kyoto e proveniente dalle foglie sopravvissute alla morsa del gelo invernale: nel mese di marzo, solitamente, si procede alla loro rimozione per consentire alle piante di acquisire nuova forza in vista dei raccolti primaverili. In tutto il resto del Giappone le foglie stesse vengono scartate e riutilizzate sotto forma di concime mentre a Kyoto esse vengono trasformate in un tè unico ed inaspettatamente delizioso: vi ricordate come nasce? Ne avevo già parlato in precedenza proprio qui!

 

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L’odore delle foglie secche replica alla perfezione i vapori dei camini accesi, l’aroma pungente del carbone e del pane tostato mentre il sapore rimanda a un piatto frequente dei cenoni festivi accompagnando il tutto con note squisitamente dolci, per nulla astringenti: per tutte queste ragioni definisco il Kyobancha un “tè facile”, in grado di soddisfare i palati più disparati e di entrare nel cuore di ognuno facendo leva su emozioni e ricordi che costituiscono la chiave per aprire il nostro cuore e liberare l’infanzia dalla prigione della memoria!
Anche io, nel mio piccolo, volevo condividere, se non fisicamente almeno virtualmente, un momento insieme a voi: d’altro canto, cos’è il natale se non condivisione? Ho deciso allora di ritagliarmi un momento, prendere alla mano la mia fedele kyusu 急須 (teiera giapponese) e coccolarmi con un buon Kyobancha per potervi regalare anche solo per un momento, senza la pretesa di reputarmi un esperto, gli aromi e le emozioni che esso sprigiona. Siete curiosi? Allora cominciamo con la degustazione!

Nome: Kyobancha.
Tipologia: tè verde.
Provenzienza: Wazuka, Kyoto, Giappone.
Data di raccolta: marzo 2017.
Produttore: Kyoto Obubu Tea Farms.
Metodo d’infusione: orientale, tre infusioni, rispettivamente di 50;65;70 sec., in 100ml di acqua a 85°C utilizzando 2,5g di foglie.
Cultivar: mista.

Kyobancha 2

Le foglie secche si presentano bene aperte, non arrotolate, larghe e con venature ben visibili: la grandezza è notevole nonostante la maggior parte risulti spezzata mentre il colore bruno scuro è indice del processo di torrefazione che si traduce in uno spiccato odore arrostito, di carbone, al quale fa da sfondo una nota persistente salina e di alghe.

Effettuando l’infusione, il Kyobancha sembra quasi accendersi come una fiamma: il liquore ottenuto, di un colore giallo paglierino, sprigiona un forte quanto inaspettato aroma di terra bagnata e muschio quasi volesse ricondurre alla mente le decorazioni erbose del presepio.
La prima infusione, all’assaggio, presenta un sapore piacevolmente dolce e tostato che, sorprendentemente, non ricorda la frutta secca quanto, invece, il gusto delle patate dolci o arrosto: il tutto è accompagnato da un retrogusto legnoso.
Procedendo con la seconda tazza, poi, il sentore di tuberi permane ma passa in secondo piano per lasciare il posto ad un tono meno sapido e definito che rivanga il sapore zuccherino delle mele cotte. Il Kyobancha sembra, infine, volere ricalcare le tappe di un cenone di natale regalando, alla terza infusione, una bevanda dalle spiccate note di miele e caramello, sul finire di frutta cotta, come se si trattasse di un dessert servito per chiudere in bellezza un pasto in compagnia.
Adagiate sul fondo della teiera ormai vuota, le foglie, umide, mantengono la loro iniziale sottigliezza e rigidità: ora hanno assunto una colorazione ancora più scura, tendente al nero con tonalità che somigliano a quelle delle braci, ormai agonizzanti, del camino appena spento dopo avere salutato i convitati e con l’intenzione di infilarsi presto sotto le coperte per sognare, l’indomani, di trovare qualche cosa sotto l’albero.
Vi lascio, dopo questa breve degustazione, con la speranza di avervi fatto sognare ed essere riuscito a trasmettervi almeno un poco di quelle sensazione che, ogni volta, il Kyobancha è in grado di regalarmi. Voi lo avete mai provato? Se sì, saremo felici di condividere le vostre opinioni e, in caso contrario, saprete cosa aggiungere alla vostra letterina per Babbo Natale!

Omar
29 novembre 2018
#UnTèAlSolLevante #StopTèCattivo #ViaggioIntornoAlTè

2 risposte a "Kyobancha 京番茶: il dono dell’inverno"

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