Il tè Darjeeling e lo sciopero di 104 giorni

Si sente spesso parlare del tè Darjeeling soprattutto perchè viene definito

lo Champagne del tè e allora ho pensato di parlarne. Il tè è famoso per il suo sapore tipico dato dalle piantagioni che si trovano ad un’altitudine tra i 1.000 e i 2.100 metri s.l.m.

Nel 1833, per la Compagnia delle Indie Orientali, finì il monopolio del tè con la Cina quindi l’Inghilterra fu costretta a cercare una soluzione per rispondere alla forte domanda di tè. Cominciò a trovare luoghi dove poter cominciare a produrre il tè. I primi posti furono l’Assam e, da lì a poco, il Darjeeling.

Darjeeling

Darjeeling mappa

Il Darjeeling è il capoluogo del distretto di Darjeeling nello stato federato del Bengala Occidentale, il quale è uno stato dell’India nord-orientale. Confina con le altre zone di produzione del tè a nord-est con l’Assam e a nord-ovest con il Nepal.
La città è a un’altitudine di 2.037 m s.l.m., sulle alture dei monti Shivalik le prime pendici dell’Himalaya. Ha una quinta stagione, quella dei monsoni che va da giugno a settembre che è caratterizzata da piogge torrenziali che causano smottamenti.
Il Darjeeling, oltre ad essere famoso per le sue piantagioni di tè, lo è anche per la Ferrovia Himalayana, inaugurata nel 1881, e dichiarata Patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO.

Darjeeling train

Turismo

Due ufficiali fondarono un sanatorio destinato all’esercito britannico, nel 1835 il Dr. Arthur Campbell, dell’Indian Medical Service, fu nominato Agente di questo territorio e nel 1839 divenne responsabile del sanatorio.

Grazie al clima temperato ha reso il Darjeeling una stazione turistica montana per gli occidentali per allontanarsi dalle afose estate delle pianure. I primi furono quindi i ricchi britannici e successivamente gli indiani benestanti residenti a Calcutta e i Maharaja.

Prime piantagioni di tè

Darjeeling tea plantation

Nel 1841 il Dr. Campbell cominciò a coltivare il tè nei pressi di Beechwood con i semi che arrivavano dalla Cina grazie al “cacciatore di piante” Robert Fortune, botanico scozzese. Campbell, grazie a R. Fortune, risolse anche il problema di come si produceva il tè e per la manodopera, visto che la popolazione locale non riusciva a lavorare a causa del freddo e dell’umidità, si rivolse ai “vicini” nepalesi.
Dieci anni dopo c’erano 39 piantagioni e nel 1905 erano 79 e la manodopera tutta proveniente dal Nepal.

Raccolto 2017: 104 giorni di sciopero

L’anno scorso c’è stato uno sciopero, durato ben 104 giorni, iniziato il 15 giugno e terminato il 27 settembre che ha causato problemi sia al turismo e sia alla produzione del tè che è crollato da 8.5 milioni di tonnellate, dati del 2016, a soli 2,5 tonnellate di quest’anno. Questo ha causato la sua assenza sia alle aste e sia nelle vendite private, come ha riportato il quotidiamo “Times of India“, con conseguenze anche per noi occidentali. Già l’anno scorso, a causa delle forti pioggie il raccolto era diminuito e questo aveva causato un forte aumento dei prezzi.

La manodopera proveniente dal Nepal, ormai radicata nel territorio da oltre un secolo, non ha digerito la decisione della governatrice del Bengala Occidentale, Manata Banerijee, di rendere la lingua bengalese una materia di studio obbligatoria in tutta la regione, compreso il distretto del Darjeeling dove risiede questa etnia nepalese.

Questa decisione ha subito fatto scatenare proteste anche violente, con morti e feriti negli scontri con le forze dell’ordine. La governatrice, a quel punto, ha fatto dietrofront ma la protesta ha fatto risvegliare il desiderio, che si era assopito negli anni Ottanta, di dar vita a un nuovo stato, il “Gorkhaland“. I Gurkha, i nazionalisti della regione, desiderano un “Grande Nepal” ovvero vorrebbero che questo territorio venisse restituito al Nepal. Nel 1815 la città di Darjeeling fu ceduta da Katmandu alla Compagnia delle Indie orientali ma in questa terra di frontiera si continua ancora a parlare il nepalese.

Il gruppo Gorkha Janmukti Morcha (GJM), composto da oltre un milione di nepalesi, è da decenni capofila per l’indipendenza del Gorkhaland, accusa i bengalesi di aver sfruttato le risorse della regione e imposto ai Gurkha la loro cultura e lingua. Il gruppo promuove la lingua e la letteratura nepalese oltre che nel distretto del Darjeeling anche nella zona del Sikkim. Nel 1992 il nepalese divenne idioma ufficiale in queste zone.

Sicuramente, visto la scarsità del raccolto ne trarranno vantaggio gli altri tè come l’Assam, quelli provenienti dallo Sri Lanka o gli ottimi tè rossi cinesi o taiwanesi.

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Barbara
27 gennaio 2018

5 risposte a "Il tè Darjeeling e lo sciopero di 104 giorni"

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