L’isola dello Sri Lanka si può considerare a tutti gli effetti l’isola del tè. Quando e perchè questa isola lo divenne? I primi europei ad arrivare sull’isola furono i portoghesi guidati da Francisco de Almeida. La prima colonia che vi si stabilì chiamo l’isola Ceilão.
Nel 1656 la Compagnia Olandese delle Indie Orientali vi subentrò.
Il nome dell’isola cambiò in Ceylon nel 1796 quando venne acquisita dalla Compagnia Inglese delle Indie Orientali diventando nel 1815 colonia britannica.

I primi europei ad arrivare sull’isola erano guidati dal portoghese Francisco de Almeida. La prima colonia che vi si stabilì chiamò l’isola, termine che venno successivamente cambiato in Ceylon quando il Regno Unito assunse il controllo di quelle terre nel 1796.

L’isola di Ceylon era famosa per le sue spezie e principalmente pepe, cannella e noce moscata e fra il 1820 e il 1830, visto anche la forte richiesta del caffè, l’isola divenne per i consumatori europei un’immensa piantagione di caffè.

Ceylon tea

Nel XVIII secolo aumentò notevolmente l’uso del da parte degli inglesi i quali erano costretti a comprarlo dalla Cina. Questo gravava notevolemente sull’economia del paese e quindi, alla fine 1700, cominicarono a cercare i luoghi nelle loro colonie dove poter cominciare a coltivare il tè. All’inizio iniziarono in India e nel 1841 vennero piantate a Ceylon, nella piantagione di caffè di Rothschild, le prime piantine provenienti dalla Cina. Fu il primo di tanti successivi esperimenti da parte di proprietari terrieri.

La svolta finale avvenne nel 1867 quando le piantagioni di caffè vennero colpite da un fungo parassita, l’Hemileia vastatrix, trasmesso da alcune piante giunte proprio dalla Colombia. Questo fungo denominato “ruggine del caffè” distrusse nell’arco di due anni la maggior parte delle colture cingalesi. I proprietari terrieri, la maggior parte provenienti dalla Gran Bretagna, economicamente prostrati, furono così costretti a vendere le loro proprietà al migliore offferente e a prezzi di puro realizzo. Lo spettacolo si trasformò dalle lussureggianti piante di caffè a ettari di terreno brulli e abbandonati a se stessi.

James Taylor Tea planter
James Taylor

La ripresa economica dell’isola è legata ad uno scozzese, James Taylor.
Figlio di un falegname, a soli 16 anni James partì all’estero in cerca di fortuna, giungendo fino in India e stabilendosi definitavamente proprio a Ceylon, dove venne assunto in qualità di vicedirettore della grande piantagione londinese di caffè di Looleocondera.
Nel 1863, il venticinquenne scozzese, di sua iniativa, bonificò i terreni limitrofi a questa prospera fattoria, intrucendo la coltura della Cinchona calisaya, la preziosa pianta da cui si estrare la chinina, attiva contro la malaria, a quei tempi diffusa in diverse zone del mondo.
Un giorno, visitando l’Orto botanico di Kandy (Ceylon), Taylor vide alcuni germogli crescere rigogliosi sulle piante di tè nero indiano Assam e li giudicò adatti per realizzare delle siepi ornamentali. Ottenuti in regalo alcuni semi questi li trapiantò nel suo giardino.
Nel 1865 si recò a visitare Calcutta e colse l’occasione per acquistare alcuni sacchetti di semi di tè Assam e iniziò a coltivare, sperimentalmente, alcuni acri di terreno. Taylor aveva ragione, l’isola di Ceylon, sia per il terreno sia per il clima, era adatta alla coltivazione della Camellia Sinensis.
Due anni dopo le piantagioni di caffè vennero colpite dal fungo e Taylor decise di indebitarsi e comprò la proprietà di Looleocondera.  Fece dissodare i terreni che ospitavano le piantagioni di caffè e seminò i tè indiani Assam e Darjeeling. Assunse esperte maestranze dall’India e cominciò a lavorare artigianalmente le foglie dei primi raccolti che vennero poi vendute sul mercato locale. Nel 1872 Taylor inaugurò al sua manifattura e nel 1873 presentò all’asta di Londra alcune partite di tè che vennero molto apprezzate per la loro qualità.

Negli anni successivi anche il commerciante londinese Thomas Lipton acquistò un certo numero di piantagioni di caffè e seguendo l’esempio di Taylor fu presto in grado di importare il tè cingalese in Europa.

Sri Lanka Nuwara Eliya tea plantation
Piantagione Nuwara Eliya

Nel 1893 il tè nero di Ceylon conquistò anche l’Esposizione Universale di Chicago. Gli americani, dopo il 1765, a causa delle tasse sul tè imposte dalla Gran Bretagna alle sue colonie nel Nuovo Mondo, erano diventati avversi nei confronti del tè.

Altri seguirono l’esempio di Taylor e di Lipton e crearono un consorzio.
Nel 1896 i principali sovrani europei ricevettero ciascuno in regalo cinaquanta scatole di tè cingalese inviate dai produttori locali, accompagnate da un album illustrato dell’isola.

Il successo fu talmente alto che l’importazione di tè verde cinese calò a favore del tè nero proveniente da Ceylon e dall’India.

Sri Lanka Tea MapLe piantagioni di tè si concentrano nella zona sudoccidentale dell’isola ad un’altitudine compresa fra i 500 ei 1.600 metri.

I tè migliori sono quelli che provengono da fattorie poste oltre i 1.200 metri, dove il clima è più fresco, come quelli provenienti da Nuwara Eliya, il sapore è più delicato.
I tè che provengono da una altitudine media (Galle, Kandy, Uva e Dimbula) sono ricchi di aroma e colore. Quelli che provengono da bassa quota, Ratnapura, sono in genere impiegati per realizzare miscele con tè indiani come l’Assam e il Darjeeling.

CEYLON-TEA-SRI-LANKA.pgLe scatole di tè provenienti dallo Sri Lanka hanno un disegno in stile tipicamente orientale un leone stilizzato che garantisce l’origine e la qualità del prodotto.

Nel 1948 Ceylon ottenne lo status di dominio britannico e il 22 maggio 1972 l’isola di Ceylon divenne Repubblica, rimase all’interno del Commonwealth, e ritornò ad usare il suo vecchio nome Sri Lanka che significa “Sri” è un titolo onorifico e “Lanka” significa “Isola venerabile“.

Nel 2011 hanno deciso di cancellare le ultime tracce del periodo coloniale britannico eliminando tutti i nomi degli enti, come ad esempio Banca di Ceylon, e delle istituzioni nazionali che utilizzano ancora il nome Ceylon.

Questa decisione non è stata presa bene da tutti in quanto renderebbe ancora più labile il ricordo degli ultimi 500 anni del paese. Alcuni temono che la scelta possa penalizzare molti marchi noti come quelli del tè e la dicitura di Tè di Ceylon dovrebbe continuare a rimanere.

Per approfondire: Robert Fortune, lo spionaggio industriale del tè e la Guerra dell’oppio e Il commercio del tè con l’Oriente

Buon #ViaggioIntornoAlTè

Buon #ViaggioIntornoAlTè

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Barbara
21 maggio 2017

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